Condividere lo scooter, nasce a Roma la app Scooterino

Questa intervista di Tiziana Affortunato è stata pubblicato sul sito immaginase.it col titolo “Le due ruote del futuro: l’app Scooterino”.

Non siamo nella Silicon Valley, ma qui nulla la fa rimpiangere. Nel cortile invaso dal sole di una splendida giornata primaverile troneggia la statua che fissa nel marmo un gruppo di bimbi intenti ad arrampicarsi su un albero. Un colonnato in travertino delinea la perfezione di questo cerchio a cielo aperto dove trionfano i riferimenti a una classicità che non è scimmiottamento di una cultura altra, ma è firma dell’anima stessa di questo luogo. Al secondo piano dell’ala mazzoniana della Stazione Termini a Roma, così definita dal nome dell’architetto Angiolo Mazzoni che negli anni Trenta del secolo scorso studiava possibili soluzioni per integrare passato e futuro nella costruzione di quella che doveva diventare una “imponente porta del templio”, ha sede oggi l’incubatore e acceleratore d’impresa LUISS Enlabs, vero e proprio punto di incontro per chi fa innovazione in campo tecnologico in Italia, nato da una joint venture tra l’incubatore Enlabs e l’Università LUISS “Guido Carli”, col sostegno di Wind. Nel trionfo di archi marmorei e di grandi vetrate dove la luce trova la sua naturale estensione, si distende uno spazio di 2000 metri quadri in cui operano non solo le oltre trenta start-up selezionate e finanziate dal programma di accelerazione, ma anche nuove realtà imprenditoriali che scelgono di utilizzare l’ampio open space del luogo per lavorare in coworking, facilitando così lo scambio fecondo di saperi e di conoscenza. Tra i coworkers non passa inosservato il team Scooterino: questi giovani con le loro magliette col logo della loro app, tutte arancioni come l’allegria contagiosa, sono come una spremuta di vitalità. Come quella concentrata negli occhi dell’ideatore e co-founder dell’impresa, il ventiduenne italo-americano Oliver Page. Lo intervisto nel cortile a cerchio con la statua al centro che è un inno all’infanzia, alla sua disarmante curiosità che punta sempre in alto, e la nostre parole sono accompagnate dal ritmo secco e preciso di una partita di ping pong che due startupper svolgono a poca distanza da noi, lì tra le colonne: e penso quanto sia magnifico questo luogo dove l’aspetto ludico, lungi dall’essere bandito, è soffio vitale alla creatività più innovativa.

“Ho vissuto due anni a San Francisco e lì ho respirato aria di futuro” dice Oliver con un’aria che non concede chance alcuna ai rimpianti: “Il business funziona là dove aiuta a risolvere problemi comuni a tanta gente”. Pochi anni ma idee chiarissime, Oliver mette a fuoco la sua start-up durante una vacanza a Roma, mentre, fermo alla fermata di un autobus ovviamente in ritardo, osserva il gran numero di scooter che sfrecciano, quasi tutti col solo conducente a bordo, alcuni dei quali molto probabilmente diretti verso la sua stessa direzione. Pensando a un modo per mettere in contatto conducente e passeggero, Oliver sviluppa un business plan che, presentato alla BIC Lazio, incontra il parere positivo della società regionale finalizzata alla promozione e allo sviluppo di start-up innovative tramite la propria rete di incubatori localizzati sul territorio. Partecipando al Programma di Trasferimento Tecnologico (TTP) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), finalizzato a facilitare l’utilizzo di tecnologie e sistemi spaziali per applicazioni, l’idea di Oliver vince un fondo di 50.000 euro, distribuito dalla BIC Lazio tramite il proprio incubatore ITech Roma, nato nel 2006 nell’area del tecnopolo Tiburtino per la creazione e lo sviluppo di imprese ad alto profilo tecnologico. A questo punto l’idea non è più solo tale, e nel giro di pochi mesi Oliver opta per una soluzione straordinaria: “Ho deciso di lasciare la Silicon Valley per lavorare in Italia. Sembrerà strano, ma io vedo tantissime opportunità in Italia e in Europa”. Mentre era ancora a San Francisco, un imprenditore italiano gli parla con entusiasmo della LUISS Enlabs e lo invita a contattare Augusto Coppola, il direttore del programma di accelerazione capitolino.
Il resto è presente, il resto è già futuro: a fine marzo il giovanissimo team con le magliette arancioni avvia un’impresa digitale che punta al cuore della mobilità, vero e proprio tallone d’Achille di una città come Roma, con due milioni e mezzo di abitanti e circa un’automobile a persona, come ricorda Oliver con tono serio. In sole due settimane, il sito Scooterino raggiunge quota duemila iscritti: “è divertente, trovo utenti ovunque, in metro, sugli autobus, tanta gente è scontenta dei mezzi di trasporto esistenti”, e qui il fondatore dell’impresa ritrova l’entusiasmo abituale. La sua è una strategia oculata di avvio del prodotto: in attesa del lancio della app per sistemi IOS e Android – “è pronta, ma stiamo ancora conducendo test in house”, mi spiega –si procede tramite il sito all’acquisizione di utenti, ai quali è richiesto di inserire il cap e la zona di residenza, in maniera tale da poter tracciare un quadro equilibrato di offerta e di richiesta, e per proporsi in maniera mirata là dove quest’ultima risulta essere maggiore. Chi si iscrive come scooterista è invitato per un colloquio dal team ed è tenuto a rispettare regole di comportamento, così come l’utente: quest’ultimo, indicati i propri luoghi di partenza e di arrivo, ha due minuti di tempo per accettare il passaggio da uno scooterista di cui nel frattempo può controllare tutte le informazioni date dalla community. A passaggio avvenuto il passeggero effettua, tramite paypal e quindi sempre attraverso smartphone, il pagamento – “da uno a quattro euro, poco più di un biglietto dell’autobus” – ed entrambi lasciano una valutazione, da una a cinque stelle, e un eventuale commento visibile al team. Una sorta di dizionario etico semplice quanto imprescindibile, perché “ogni scooterista e ogni utente ci rappresenta”, sottolinea Oliver, e dietro l’app ci sono persone, e non algoritmi. L’app Scooterino si inserisce indubbiamente nel movimento di sharing economy che, secondo l’autorevole rivista Time, in questo 2015 conoscerà la definitiva consacrazione quale espressione di una vocazione generalizzata alla condivisione piuttosto che alla proprietà e al possesso esclusivo. Fenomeni largamente noti di ride sharing o di car sharing, come ad esempio Blablacar per le grandi distanze e Uber, il servizio di trasporto privato che non ha mancato di suscitare polemiche in Italia soprattutto da parte dei tassisti, hanno una user experience simile a quella di Scooterino ma un diverso modello di business: “i nostri scooteristi non sono a scopo di lucro, il rimborso copre le spese dello scooter” spiega Oliver. I benefici sono molteplici: si riduce il traffico, quindi l’inquinamento, collegando al contempo una comunità di persone decisa a condividere un sistema di vita più ecofriendly in città. Oliver ha la tenacia di chi crede profondamente in un progetto e sa che questo si realizza solo non smettendo di crederci: “puntiamo a creare un servizio così efficiente da diventare quotidiano, per diminuire l’uso delle automobili in città”. Partendo da Roma, banco di prova eccezionale per questa rivoluzione della mobilità, il sistema punta ad espandersi in altre metropoli: “abbiamo già ricevuto richieste da varie parti del mondo. Il futuro è globale”. Nello sguardo giovane ma consapevole di Oliver c’è la sintesi di un pensiero che non guarda più stancamente al passato o alla crisi, ma “al momento giusto che è qui e ora, in questo ecosistema in evoluzione dato dalla diffusione capillare di dispositivi tecnologici a disposizione di tutti”. Perfetto esempio della ‘generazione startup’, Oliver sa che l’impresa di oggi non è un modello statico: “è un organismo che cresce, che evolve in vari modi”. E’ qualcosa di vivo, che punta all’umanità seguendone il respiro e curandone le necessità.

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