Il mio incontro ad Anagni col professore più innovativo d’Italia

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“Le nuove tecnologie sono un utilissimo complemento alle risorse tradizionali usate nella scuola e sono uno stimolo alla motivazione, all’impegno e all’apprendimento degli studenti” spiega il prof. Paolo Cutini mentre mi accompagna a visitare i laboratori di informatica e scienze del Liceo linguistico Regina Margherita di Anagni, in provincia di Frosinone. Mi fa vedere tutto quello che manca, i computer che hanno oltre 10 anni, le penne rotte delle lavagne interattive che ormai sono usate solo come basi per proiettare video perché non ci sono i soldi per ripararle. Ma soprattutto mostra quello che ha: un progetto di didattica innovativa che gli ha fatto vincere il premio come miglior docente italiano dell’anno. Un premio dell’Associazione Nazionale Presidi che gli ha dato visibilità e gli ha permesso un viaggio studio in Inghilterra proprio qualche giorno fa. Dalla mia visita ad Anagni per conoscerlo è nata un’interessante conversazione.

Come è cominciata la sua avventura di docente digitale?

Il progetto del sito di Cyberteacher  nasce nel 2002, quando ho voluto mettere in pratica le conoscenze relative al web e all’HTML acquisite sia da autodidatta, sia a seguito della partecipazione a seminari, conferenze e corsi di formazione. Qualche tempo prima avevo scoperto Hot Potatoes, un programma noto soprattutto tra i docenti di lingue, che consente di creare esercizi in formato HTML, la cui collocazione naturale è il web. Di lì, l’idea di creare un sito sul quale pubblicarli per poterli usare con gli studenti. Il passo successivo è consistito nel mettere a disposizione una sezione del sito per creare un contenitore di esercizi creati da docenti che non disponevano di un proprio sito. Si è così creata, negli anni, una comunità online di oltre 20 docenti che ha consentito di raccogliere più di 700 esercizi interattivi di 10 materie diverse.

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Che obiettivo aveva?

Le finalità che mi ero proposto di conseguire con tale progetto sono: mettere a disposizione di docenti e studenti di scuola superiore risorse e materiali didattici, creando nel contempo un ambiente condiviso di collaborazione; sperimentare soluzioni didattiche innovative; riconoscere impegno e merito degli studenti per stimolarne motivazione all’apprendimento e partecipazione attiva al processo formativo.

E ci è riuscito?

Direi di sì. Materiali, attività, risorse e progetti continuano costantemente ad aggiungersi gli uni agli altri, in un processo creativo che parte dal docente, ma che ha lo scopo primario di coinvolgere gli studenti, non solo nella fruizione delle risorse disponibili, ma, laddove possibile, anche nella loro partecipazione diretta al processo creativo, attraverso la realizzazione di video, esercizi interattivi, documenti condivisi, ecc. E’ così che, nel corso degli anni, al sito si sono aggiunti altri strumenti quali un wiki, un blog, un canale di YouTube e, recentemente, un account di Facebook.

Ha fatto tutto senza soldi? I ragazzi hanno dovuto comprare qualcosa?

Ho investito risorse personali, soprattutto in termini di tempo e forza di volontà. Sono piattaforme che non costano quasi nulla. Tutto reperibile in rete a costo zero e possono essere usate tramite la semplice creazione di un account. Oltre alla loro utilità da un punto di vista didattico, esse consentono anche di semplificare altre attività che costituiscono parte integrante della vita scolastica, da quelle organizzative (spettacoli teatrali in lingua, vacanze-studio, compiti in classe, comunicazioni su attività connesse con la didattica), a quelle informative (moduli di richiesta di informazioni) o, ancora, di verifica dei risultati scolastici ottenuti. C’è anzi un grosso risparmio per tutti.

In cosa consiste questo risparmio? Meno carta?

Risparmio in termini economici sia per la scuola, sia per le famiglie degli studenti. Alcuni esempi: 90% in meno di carta e fotocopie grazie all’uso dei moduli di Google Drive, per mezzo dei quali gli studenti svolgono i compiti in classe con i dispositivi mobili, anziché con carta e penna; risparmio delle spese di trasferimento (ed eventuale permesso lavorativo) dei genitori per il colloqui informativi col docente, grazie all’uso di Skype; risparmio sulle spese per alcuni libri di testo e diari scolastici, sostituiti, per quanto possibile, da app didattiche per dispositivi mobili.

Come rispondono i ragazzi alle sollecitazioni tecnologiche?

Mettono a frutto la loro creatività e si trasformano da fruitori talvolta passivi a protagonisti attivi del processo formativo, attraverso l’uso di modalità stimolanti, divertenti e più vicine alle loro inclinazioni.

Come rispondono i genitori? Usano anche loro questi strumenti?

I genitori più inclini all’uso delle tecnologie dimostrano interesse e approvazione per questo nuovo approccio didattico e, in alcuni casi (purtroppo ancora rari), usano Skype per i colloqui con me, anziché spostarsi da casa o dal luogo di lavoro per venire a scuola.

Per quanto riguarda l’uso di Facebook invece, come le è utile per il rapporto coi ragazzi? Diventa più diretto? Entra in un mondo loro…

L’uso di Facebook ha una duplice valenza: a livello più superficiale, consente di attivare un canale di comunicazione capillare e veloce, attraverso il quale è possibile trasmettere materiali (ad es., file, link, video, immagini), comunicazioni, sondaggi. Gli studenti, inoltre, possono richiedere anche da casa al docente informazioni e chiarimenti sull’attività svolta a scuola, attivando così un ulteriore canale di interazione tra i protagonisti del processo educativo. Ad un livello invece, se vuole, più profondo, i social network consentono un approccio quasi intimo: i ragazzi usano Facebook non solo per scopi “ludici” e di intrattenimento (pubblicazione di post contenenti video, foto, link, ecc.), ma anche per esprimere i loro stati d’animo, la loro allegria, la loro ansia e, a volte, la loro disperazione. Questa pressoché totale mancanza di “filtri” nella manifestazione di sentimenti ed emozioni coinvolge anche coloro caratterialmente più riservati, che a scuola non lasciano trasparire nulla dai loro atteggiamenti esteriori. Tutto ciò non è necessariamente deleterio e può avere un risvolto positivo, poiché può aiutare noi adulti (famiglie e insegnanti) a indagare, scoprire e comprendere eventuali problemi e, quindi, ad intervenire per cercare di risolverli.

C’è stato un miglioramento nel rendimento dei ragazzi secondo lei col suo nuovo approccio?

Oltre ai risultati di natura didattica ed economica già citati, nel corso di questi tredici anni ho avuto modo di riscontrare una progressiva diminuzione del numero di voti gravemente insufficienti alla fine dell’anno scolastico. Naturalmente, anche gli studenti con un buon rendimento scolastico hanno beneficiato delle nuove modalità di approccio didattico, il che ha portato, in genere, a un miglioramento del livello generale delle classi.

Il grafico mostra il numero di insufficienze gravi nel tempo

Il premio dell’Associazione dei Presidi consisteva in un viaggio studio a Londra, cosa ha visto e che idea si è fatto?

Ho avuto modo di vivere un’esperienza estremamente interessante. Nei cinque giorni dello stage formativo che costituiva il premio per la categoria Docente dell’anno nell’ambito dell’iniziativa ANP per l’innovazione, ho avuto modo di visitare tre scuole (una pubblica e due private), in una delle quali ho trascorso tre giorni, assistendo alle lezioni e prendendo parte alle attività didattiche quotidiane. Ho appreso molto sul sistema educativo britannico, assai diverso dal nostro non solo per ciò che riguarda la sua organizzazione, ma anche per l’approccio didattico che i docenti hanno con i loro studenti, a mio modo di vedere basato su un giusto equilibrio tra teoria e pratica, il che rende gli studenti assai più partecipi dell’attività didattica. Sono enormi, inoltre, le differenze anche per ciò che concerne le disponibilità economiche di cui la scuola, sia pubblica sia privata, dispone, il che consente a docenti e studenti di fruire anche di risorse tecnologiche cospicue e all’avanguardia. L’esperienza maturata nel Regno Unito si tradurrà in una relazione conclusiva che presenterò all’ANP, non appena avrò avuto modo di rielaborare la gran mole di appunti, materiali e fotografie che ho raccolto in questi giorni.

Cosa possono fare secondo lei le istituzioni per dare risonanza al vostro impegno in un momento in cui le risorse economiche sono esigue?

Io credo che ascoltarci, raccontare le cose buone che vengono fatte e nessuno dice, può essere un buon punto di partenza. Andare a vedere cosa succede nelle scuole e farsi un’idea di cosa si può fare per aiutare. Sono sempre le persone che fanno la differenza, vanno motivate.

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A presto prof Cutini, e grazie per il lavoro svolto

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