E’ nato a Roma il sistema open source per la creazione di app usato nel mondo

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BaasBox è una startup romana che ha creato un sistema open source per la creazione di app dedicato agli sviluppatori. Un fiore all’occhiello per il nostro territorio, una grande idea che sta raccogliendo il successo che merita e in cui anche la Regione Lazio ha creduto. Il mercato delle app è in grande ascesa e Federico Pacilli, insieme al suo socio Claudio Tesoriero, ha pensato tre anni fa di sviluppare un motore per la creazione di app (tecnicamente si chiama backend) che fosse libero e disponibile online per tutti gli sviluppatori e declinabile per esigenze diverse. “Noi diamo il motore per creare una app chiavi in mano, senza dover elaborare una base di lavoro che è uguale per tantissime funzioni”, spiega Federico.

Ora sono arrivati a 45mila sviluppatori mobile che l’hanno scaricata e utilizzata in tutto il mondo, soprattutto americani e indiani. Il provider più famoso per questo tipo di servizi è americano, si chiama parse.com, acquistato un anno fa da Facebook 85 milioni di dollari, tanto per capire di che tipo di prodotti stiamo parlando. Ma BaasBox ha una vocazione open source ed è cominciato tutto con la sola volontà di creare e mettere a disposizione della rete qualcosa che altri come loro potessero usare liberamente, poi sono arrivati i premi e l’intuizione di farne una vera startup. Da Roma questi ragazzi sono stati selezionati anche dal programma di accelerazione della Silicon Valley Y Combinator, il più celebre e ambito al mondo.

“A San Francisco siamo stati per due settimane e siamo arrivati alle selezioni finali, e, anche se poi non siamo entrati, abbiamo il vanto di essere stati i primi italiani selezionati da questo grande programma. Lo stesso che ha accelerato grandi startup come Airb&b. Nel novembre 2012 abbiamo invece vinto il Cloud seed contest della Seeweb di Frosinone, azienda che si occupa di infrastrutture digitali. Con quei 15mila euro abbiamo cominciato l’avventura imprenditoriale che ci ha poi portati a far parte dell’acceleratore Luiss Enlabs dopo che il direttore ci ha contattati mostrando interesse per il nostro lavoro”.

Come vi ha aiutati entrare nell’acceleratore di impresa?

A  luglio 2013 abbiamo costituito la società e LVenture Group ci ha messo 30mila euro a fronte di una quota di partecipazione e in 5 mesi e mezzo di accelerazione abbiamo costruito un business attorno alla nostra idea e l’abbiamo presentata ad una platea di investitori durante il nostro primo investor day. In quell’occasione abbiamo raccolto investimenti per 200mila euro.

E poi avete partecipato a un bando della Regione Lazio che vi ha dato altre possibilità…

Sì nel frattempo abbiamo partecipato al bando regionale Spinoff e abbiamo alla fine vinto circa 90mila euro. Indubbiamente molto utili per proseguire e rilanciare la nostra attività. Anche se non sono mancate le criticità in questa fase.

Che criticità avete rilevato nel bando?

Sicuramente i tempi di erogazione della somma, cioè quindici mesi dopo aver comunicato che avevamo vinto. Ci hanno comunicato la vincita a Dicembre 2013 e abbiamo ricevuto il denaro a marzo 2015. Quindi abbiamo dovuto rendicontare in pochissimo tempo le spese sostenute per poter accedere al finanziamento che avviene a consuntivo e cioè dovendo dimostrare quanto e come si sono spesi quei soldi. Ma per avere dei soldi da spendere prima abbiamo dovuto chiedere finanziamenti bancari che ci hanno portato a commissioni ed interessi anche 6-7%…

Quindi voi suggerireste di cambiare le modalità di erogazione dei fondi dei bandi per le startup?

Sì, per le imprese che si fondano sulle idee progettuali, che hanno bisogno di un capitale, spesso anche piccolo, di partenza, sarebbe fondamentale che il denaro arrivasse subito. Potrebbe essere un anticipo al momento e poi il resto a consuntivo. Ma non si può aiutare una startup senza permetterle di affrontare subito alcune spese e non si può chiederle di esporsi troppo con le banche che poi alla fine tramite gli interessi si prendono parte delle somme che si avranno dall’istituzione.

Il sistema che avete creato è open source, quindi scaricabile da internet gratuitamente, ma avete anche servizi a pagamento per esigenze particolari? Quali app diventate famose sono state fatte col vostro sistema?

Sì, ovviamente noi diamo la possibilità di creare backend per qualsiasi tipologia di app e abbiamo vari casi di studio in diversi settori. Con BaasBox è stata per esempio creata l’Agenda Legale, una app molto usata dagli avvocati  perché sincronizza gli impegni personali con i calendari dei tribunali. Il nostro sistema è stata usato per Driver Connex che aiuta gli automobilisti ad abbattere i consumi della propria auto.  Oppure è stato usato anche le nuove applicazioni del Gambero Rosso. E ultimamente anche per l’app di un’importante squadra della Serie A di calcio, un’app che presto sarà disponibile per tutti gli appassionati.

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