Le industrie creative valgono il 6.8% del PIL mondiale, ecco perché il Lazio ci punta

orange economy

L’economia “Arancione”: è questo l’ultimo nome che si dà alle industrie creative e culturali. Ed è, se si vuole, uno dei riconoscimenti più espliciti di questo settore dell’economia.  Non solo perché a darlo è una grande istituzione del nostro tempo come la Banca Mondiale, ma perché affiancare un colore ad un settore vuol dire avvicinarlo al grande pubblico. Pensiamo solo a quanto fatto per l’ambiente dal termine Green Economy.

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E’ un riconoscimento che arriva al momento giusto. Le stime dicono che le industrie creative del Pianeta valgono il 6.8% del PIL mondiale, generano una ricchezza superiore a quella della Germania, equivalgono a due volte e mezzo il complesso delle spese militari. In Europa il settore produce il 6.8% del PIL con 14 milioni di lavoratori. Ed anche nel nostro Paese, come segnalano le stime della Fondazione Symbola da anni impegnata a studiare il settore,la creativitàvale il 5.8% della ricchezza ed il 6% dell’occupazione.

Nel mondo, insomma, in pochi anni creatività e cultura sono passate dalla periferia al centro della riflessione economica. Altro che quella vulgata, tutta nostrana e provinciale, secondo cui “con la cultura non si mangia”.

Ed il riflesso è che, in tutto il mondo, designers, pubblicitari, artisti, uomini e donne di software, della moda e dei videogames (e molto altro) si ritengono, oramai,  una “classe creativa”, mostrando tutto il loro peso e la loro influenza.

Un peso che si traduce, in termini di interesse pubblico, in crescita economica e occupazionale di un territorio e in un suo migliore posizionamento strategico.  Non è un caso, sul punto, che quando la competizione tra regioni e città si gioca sulla capacità di attrarre talenti e risorse, un giro su Internet faccia capire che le più dinamiche del Pianeta hanno tutte programmi per sostenere la creatività.

E’ questa, e non altra, l’ottica con cui, proseguendo l’esperienza di RomaProvinciaCreativa, la Regione Lazio investe in questo settore: inserendolo nella sua Strategia di Sviluppo, riservandole risorse europee, definendo un programma ad hoc Lazio Creativo e prevedendo un Fondo regionale dedicato al tema.

Non potrebbe essere altrimenti. Troppo spesso dimentichiamo, infatti, che il Lazio è già leader delle industre creative e culturali italiane. Delle 443 mila imprese culturali e creative italiane quasi 31 mila sono sul nostro territorio e si genera qui il 14.6% del valore nazionale. La nostra Regione ha una posizione di assoluta preminenza nazionale nell’audiovisivo ed è forte, spesso molto forte, in comparti qualificanti come design, moda, tecnologie applicate ai beni culturali. E’ di rilievo la crescita in un comparto dinamico come i videogiochi. E se la maggior parte di queste imprese è a Roma sarebbe sbagliato pensarlo come un fenomeno esclusivamente metropolitano: in ognuna delle province ci sono personalità di rilievo e una vivacità imprenditoriale spesso inaspettata.

È  con queste lenti, e non altre, che vanno guardate le 53 iniziative che domani saranno premiate grazie al Fondo regionale per la Creatività approvato dal Consiglio Regionale con la Legge di Stabilità. Sono imprese su cui la Regione ha deciso di puntare perché  danno attuazione, in maniera molto concreta, a quella creatività che vuole essere al cuore di un nuovo modello di sviluppo. Sono imprese che parlano di tecnologie applicate ai beni culturali per la fruizione di siti artistici come le startup Oniride e Feed for, di videogames come Bad Tales Studios che a Pomezia implementa effetti speciali nei giochi; di  design come Tumahi che a Grottaferrata metterà in produzione lampade ecologiche; di progettazione di droni come la Interactive Design di Bomarzo che ha realizzato un sistema di autoproduzione open-source con stampanti 3D.  E molto altro: dalla moda alla paesaggistica.

Se si ha la curiosità di andare a vedere queste realtà  e conoscere questi ragazzi si intravedono chiari i contorni di una Regione nuova: basata sul talento, aperta al mondo, capace di collaborare e parlare con linguaggi diversi, pronta a far fruttare i talenti di cui è stata dotata. Una Regione moderna.

C’è molto più che 53 nuovi imprenditori sostenuti dal settore pubblico, quindi.  C’è, piuttosto, una scelta strategica per il Lazio del futuro.

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