I rischi della scuola 2.0 nel libro di Scotto di Luzio

Senza Educazione

Sicuramente un libro controcorrente quello di Scotto di Luzio. Senza Educazione. I rischi della scuola 2.0, Il Mulino, 2015, p. 136

Uno scritto a tesi, che prende di petto la politica di digitalizzazione dell’istruzione seguita dal Governo partendo da un assunto: che quando funzionano le scuole è, essenzialmente, perché ci sono professori in gamba e che la tecnologia, se non è ben utilizzata, può essere dannosa e fonte di diseguaglianze.

Sullo sfondo, ma neanche troppo, vi è l’idea che ci sia in ballo un colossale raggiro; che le grandi imprese tecnologiche, insomma, abbiano creato una domanda per i loro prodotti diffondendo il mito della “buona istruzione”. E questo senza che sia mai stata testata l’effettività della scelta tecnologica e con il pericolo di creare una “dipendenza” economica in quelle scuole che si avviano su una strada – quella dei Tablet e delle LIM – che è senza ritorno. È questa tensione tra le ragioni dell’impresa e dell’istruzione – avvolta nella retorica dell’economia della conoscenza – quella che Scotto di Luzio vuole far emergere. Non solo. C’è un altro punto che lo studioso dell’Università di Bergamo pone in rilievo, ed è la mistica della qualificazione intellettuale legata all’uso della tecnologia ed il suo incamminarsi verso un “modello educativo a bassa intensità intellettuale”, direttamente funzionale al modello economico. Un punto d’arrivo molto distante, quindi, da quella che secondo l’autore è la vera finalità dell’istruzione: “dotare l’individuo di un linguaggio culturale che gli permetta di stare in maniera competente nella sfera pubblica”.

Un bel libro, insomma, di quelli che fanno riflettere su scelte in qualche modo acquisite dalla società offrendo un punto di vista che, per quanto radicale e alternativo, è presentato con persuasività. E che fa capire come si tratti di questioni con una base storica se già negli anni Venti si discuteva di una promessa tecnologica nella Scuola e se Edison poteva dire, nel 1913, che “Books will soon be obsolete in schools”.

Problemi di lungo periodo, dunque: sui quali discutere. Specialmente in tempi di investimenti e specialmente quando, parafrasando il titolo del rapporto sulla scuola statunitense del 1983, siamo “a nation at risk”.

 

Questa segnalazione è in corso di pubblicazione sulla Rivista Giuridica del Mezzogiorno. Si ringrazia l’editore per aver acconsentito alla pubblicazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...