RegioneLazioValutando i conti della Regione Lazio, le Agenzie di Rating ponevano in rilievo, tra il maggio e giugno di quest’anno, una evidente ‘rottura’ rispetto al passato. Si parlava, infatti, di un’amministrazione impegnata con tenacia sul risanamento dei conti e ad assicurare il pareggio del bilancio in Sanità; che stava razionalizzando la sua organizzazione e affrontando, in collaborazione con lo Stato, i ritardi nei pagamenti ai fornitori. Questi aspetti – che condussero ad un giudizio positivo degli osservatori internazionali – trovano la loro conferma nel DEFR approvato oggi dall’aula consiliare. Un atto che arriva in un momento positivo per la nostra Regione. Il 27 Novembre la Corte dei Conti ne ha parificato il Bilancio due giorni dopo l’ISTAT ha registrato una crescita dell’economia dell’1,4% nel 2014. La più alta in Italia,

Organismi indipendenti internazionali, magistratura contabile e Istituto nazionale di Statistica concordano, dunque, sull’avvenuto cambio di passo.

Ed è anche per questo che il DEFR 2016 approvato va letto con una certa attenzione. Semplicemente perché precisa la fisionomia di questo cambiamento: che poggia su tre perni.

Il primo è assicurare la tenuta finanziaria. Non è una novità per nessuno il fatto che il Lazio fosse sull’orlo della crisi finanziaria. Quasi in stato di insolvenza, scriveva la Corte dei Conti solo pochi anni fa. Sono state tagliate spese, disciplinati gli acquisti, definiti accordi con le amministrazioni centrali, portato avanti dismissioni del patrimonio, accelerato la spesa di risorse che rischiavano di andare perse. E, in tutto questo, grazie ai mutui accesi con il Ministero dell’Economia, la Regione ha cominciato a pagare i creditori: pubblici e privati. Per 8.7 miliardi. Si è risposto così a una richiesta propria di questi anni: quella di uno “Stato austero”, che risparmia, che non spreca, che rispetta gli impegni.

Il secondo è riformare l’amministrazione. Come? Razionalizzando le società partecipate e gli enti per ridurre i costi e migliorare i risultati; programmando in maniera finalmente integrata i propri interventi, per usare al meglio tutte le risorse disponibili; arrivando all’appuntamento con le risorse europee 2014-2020 nei tempi giusti, quelli europei, appunto. Si è, risposto, anche in questo caso ad una richiesta: quella di uno “Stato Semplice”. Organigrammi comprensibili, procedimenti snelli, un quadro di responsabilità definito.

La terza è la visione strategica. Questa Regione ha, oggi, una idea di ciò che vuole essere. Probabilmente non ancora pienamente esplicita come nelle realtà più avanzate, sicuramente non ancora pienamente metabolizzata da tutti gli attori dell’economia e della società. Sufficientemente chiara, però, a chi presti la dovuta attenzione. Per convincersene basta scorrere le poste finanziarie delle 45 azioni individuate come prioritarie. Emerge un’amministrazione che punta sulla banda larga, sulle startup innovative, sulle industrie creative, sulla reindustrializzazione e l’apertura di nuovi mercati: una “Regione Innovatrice”, insomma, che ha capito che l’aria del tempo vuole un’amministrazione che metta in condizione l’impresa laziale di essere competitiva. In un’ottica globale. E, sullo stesso piano, si profila una Regione che ambisce a competere con i sistemi di welfare più avanzati: ribaltando il paradigma delle politiche del lavoro e potenziando quelle attive a discapito di quelle passive; introducendo nuovi strumenti, da Garanzia Giovani al Contratto di ricollocazione; costruendo opportunità per i propri cittadini, a partire dai più giovani, con programmi come Torno Subito.

Risanamento finanziario. Riforma amministrativa. Una visione basata su innovazione, opportunità e inclusione. Sono questi i tre assi che il DEFR 2016 esplicita con chiarezza.

Non basta, ovviamente. Il problema della pubblica amministrazione italiana è tutto nell’attuazione, come ricordano i troppi ‘Libri dei Sogni’ rimasti nei cassetti. Il Lazio non fa eccezione. Tutt’altro. Il difficile, insomma, arriva adesso. E, non illudiamoci, ci vorrà tempo. La strada, però, è intrapresa. Lo dicono i cambiamenti impostati, i primi passi fatti, i punti di svolta attraversati. E sono valutazioni come quelle delle Agenzie di Rating, risultati come quelli comunicati dall’ISTAT, giudizi come quello della Corte dei Conti a dirci che è quella giusta.