Leader scaccia partito. L’analisi di Mauro Calise

M. Calise, La democrazia del Leader, Laterza, Roma-Bari, 2016, p. 158

Il libro del politologo Mauro Calise è una lettura obbligata per chi voglia capire, con sguardo lungo, cosa sta accadendo nella politica italiana. Le pagine scritte dal professore dell’Università Federico II ci guidano, infatti, nelle trasformazioni attraversate negli ultimi anni, quelli che hanno portato all’emergere di un sistema nuovo – la democrazia del leader, appunto. Un assetto che scardina quello preesistente, lo rottama, dovrebbe dirsi, anche se in maniera silenziosa.

Come in un carrillon, infatti, l’affermarsi della figura del leader – si chiami Berlusconi, Monti, Renzi – si riflette inevitabilmente sugli altri pezzi dell’ingranaggio: condizionandoli, cambiandone senso e ritmo di marcia. Guardare alla figura del leader e agli spazi politici ed istituzionali che si sono spalancati e ne hanno permesso l’affermarsi è quindi un escamotage per esaminare, come sfilassero su una passerella, l’insieme dei pezzi istituzionali interessati da questa congiuntura: i partiti, il Parlamento, il Governo, la magistratura, i media.

Sono sicuramente i primi a mostrare le maggiori difficoltà. I partiti, come ci appare ogni giorno, faticano a reinventarsi nel ‘tempo nuovo’ che viviamo: un tempo fatto di “direttismo”, di relazioni dirette tra leader e ‘popolo’, e che vede sfumare i cleavages ideologici e sociali sui quali è stata costruita l’identità partitica. C’è anche questo, oltre agli interessi e alla circostanze, alla base di transumanze ed avventure individuali di cui la stampa quotidianamente ci riporta e che rimescolano in continuazione gli assetti usciti dalle elezioni. D’altra parte le aule parlamentari sono sempre meno capaci di rappresentare una vera voce della politica: ratificano decisioni prese altrove, stentano nel dare un proprio impulso allo svolgersi del gioco politico. La centralità del Parlamento è un vago ricordo; un fossile di un altro tempo. E se è ovvio che in questo contesto sia l’esecutivo a vivere il suo momento di maggiore auge non è una fase senza pericoli. Se è ad esso affidata la realizzazione dell’agenda del leader – perseguita con l’esagerato strumentario che si è sviluppato negli anni più recenti – è un cammino fatto ‘a strappi’, in cui si rincorrono logiche diverse. E’ qui che si radunano – ed è qui che debbono trovare la propria sintesi – i grumi propri dell’avventura politica del leader: la visione strategica e l’effettiva attuazione amministrativa, la gestione del partito ed i profili, sempre più essenziali, di comunicazione. Tramontata la centralità del partito è, cioè, nella gestione dell’esecutivo che il leader cerca la soluzione al cubo di Rubik cui affida il proprio destino: politico e personale. A contrapporsi a tutto questo sono magistratura e media, che giocano – spesso insieme – un ruolo di sempre maggiore centralità. Con i giudici nuovamente in posizione antagonista del potere e spesso alleati di media che, mai come oggi, sono fattore ‘procedurale’ imprescindibile: per consentire l’ascesa del leader e favorirne la decadenza.

Sono queste le lenti che Calise offre al lettore per capire le dinamiche politiche di questi anni: siano l’affermarsi di tendenze populiste, lo scompaginamento di logiche che hanno governato per anni il funzionamento del sistema istituzionale, oppure la semplificazione del linguaggio con le connesse banalizzazione dei problemi e spettacolarizzazione delle soluzioni. Dinamiche che non si riferiscono al solo livello nazionale. In un assetto policentrico, il riflesso territoriale delle trasformazioni maturate sul piano statale è immediato. E’ anzi qui uno dei cortocircuiti più evidenti del nuovo sistema: con i cittadini che chiedono a governatori e sindaci acrobazie analoghe a quelle richieste al leader nazionale mentre questi non hanno per affrontarle né apparati mediatici né leve finanziarie e normative comparabili. Ed è così che accanto e insieme al leader vi sono tutta una serie di leader dimezzati, che debbono il più possibile nascondere questa condizione ai cittadini e ad un personale politico che, nel tramonto dei partiti, risponde esclusivamente alla logica del proprio personalissimo elettorato.

E’ tenendo chiaro a mente questo quadro che appaiono gli errori di prospettiva fatti dalla politica negli anni scorsi: lo ‘scassamento istituzionale’, il lascito più temibile della esperienza berlusconiana, gli ostacoli frapposti alla stagione dei sindaci, l’incertezza del cammino delle riforme istituzionali. Così, d’altra parte, osservare questa tela di fondo ci permette di focalizzare i rischi che in controluce si intravedono nell’affermarsi della democrazia del leader. Che sono, inevitabilmente, quelli dell’ingresso nella diabolica spirale dell’aspettativa, dell’avvitarsi continuo in un inseguimento tra promesse e scarsità di risorse per realizzarle. Questi i pericoli che quotidianamente sono di fronte al nostro sistema e di cui, aiutati dalle analisi di Calise, vediamo con maggior chiarezza contorni e ragioni. Conoscerli aiuta ad affrontarli e per questo quello dello studioso napoletano è un volume utile, oltre che molto interessante. [GPM]

La recensione è in corso di pubblicazione presso la Rivista Giuridica del Mezzogiorno. Si ringrazia per il permesso alla pubblicazione anticipata online

 

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