Lazio Innova: un punto d’arrivo che è un punto di partenza

Una deliberazione di Giunta apparentemente anonima la n. 537 del 15 settembre, che permette a Lazio Innova – l’agenzia di sviluppo della Regione Lazio – di incorporare BIC Lazio. Nel suo linguaggio scarno una semplice fusione tra soggetti pubblici, un atto di ordinaria burocrazia. Niente di più lontano dal vero. Come spesso accade, appena dietro questa deliberazione c’è tanta storia. La fusione di BIC in Lazio Innova è, infatti, il punto terminale di una lunga vicenda. Quella dell’accorpamento in un unico soggetto – Lazio Innova, appunto, società erede di Sviluppo Lazio – delle società regionali create negli anni per occupare diversi ambiti dell’intervento pubblico nell’economia regionale. C’era chi si occupava di sostenere l’innovazione (Filas); chi di riassicurare prestiti (Banca Impresa Lazio); chi finanziava consorzi fidi (era il caso di UnionFidi), chi si occupava delle attività di formazione legate alla sanità (Asclepion), chi, infine, del sostegno all’impresa nella fase iniziale (BIC, appunto).

Il risultato era una piccola – o grande – galassia di operatori, ognuno responsabile dell’attuazione di un pezzo di politica economica regionale. Una galassia senza una vera e propria guida, né un vero e proprio governo unitario e con un dialogo limitato, se non inesistente, tra i suoi diversi sistemi. Con il risultato di un assetto feudale, che portava con sé una serie di disfunzioni: in termini di governance, di duplicazione di costi, di sovrapposizione delle missioni.

Non c’erano solo i giornalisti più attenti a denunciarlo, quelli che a partire dalla seconda metà del primo decennio del secolo parlavano di “carrozzone”, di struttura “mangiasoldi”, di “nebulosa di partecipazioni”. Era la stessa politica ad avere da tempo nel mirino la questione. Ab origine, potrebbe dirsi, se già nel 1999, la legge n. 6, istitutiva di Sviluppo Lazio prevedeva, all’art. 24, un suo ruolo di coordinamento tra i vari soggetti regionali e, addirittura, la liquidazione di FILAS e l’attribuzione dei suoi fondi all’agenzia regionale di sviluppo. Non se ne fece nulla ma la questione, insieme ad altre, riemergeva nel 2007, quando la Commissione Di Tanno fu chiamata dall’allora governatore Marrazzo ad intervenire sul punto. Senza, però, risultati sufficienti se la proposta di legge presentata nel 2012 dall’allora capogruppo UDC Francesco Carducci era motivata dalla necessità di “rivedere globalmente l’assetto societario (…) al fine di eliminare la sovrapposizione delle funzioni ed incrementare l’efficacia delle attività svolte”.

Da lunga pezza, insomma, l’attenzione politica verso la razionalizzazione di questa galassia di società partecipate è alta. Solo che sino a oggi gli interventi non avevano risolto i problemi e trasformato quel sistema in quello che avrebbe dovuto essere: uno strumento efficace per aiutare l’economia del Lazio a modernizzarsi. Ed è forse proprio a causa di questa sua struttura feudale – basata, come ogni struttura di questo tipo che si rispetti, su reti di protezione – l’assetto multiforme aveva resistito saldo a volontà, velleità e tentativi di cambiamento. Tutto questo sino ad oggi. Anzi, sino al 28 giugno 2013 quando con la legge n. 4 il Consiglio Regionale indicava alla Giunta di presentare una proposta di legge per “ridurre e razionalizzare l’organizzazione delle partecipazioni societarie detenute”. Parte da qui, infatti, l’itinerario di riorganizzazione che è arrivato a compimento con la deliberazione appena approvata e che ha la sua prima stazione il 13 Dicembre 2013 quando il Consiglio Regionale approva la legge n. 10, Disposizioni in materia di riordino delle Società regionali operanti nel settore dello sviluppo economico e imprenditoriale.

Un itinerario che ha toccato tutte le società della Regione a vocazione imprenditoriale e che ha, già oggi, implicazioni molto concrete: sfoltimento degli organi di governo delle società da 43 a 6 persone; diminuzione dei dirigenti da 16 a 8; riduzione delle sedi da 6 a 3. Il tutto per un valore complessivo di 6 milioni di Euro risparmiati ogni anno. Ma non è tanto, né solo questione di risparmi. Quel che importa è che – in linea con gli obiettivi di “funzionalità, efficacia ed efficienza” stabiliti dal legislatore – si sono poste le basi per il miglioramento dell’operatività di Lazio Innova. Ci sono, finalmente, una organizzazione unitaria, una governance comprensibile, delle missioni chiare. Il Lazio ha, insomma, un’agenzia di sviluppo ‘normale’, allineata alle best practices a livello nazionale.

È un risultato che arriva al momento giusto. E non solo perché anticipa, di fatto, il legislatore nazionale che nella legge di stabilità 2015 e nella legge Madia ha indicato la strada della soppressione – anche mediante operazioni di fusione o di internalizzazione delle funzioni – per le partecipazioni pubbliche in società che svolgono attività simili a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali. C’è, infatti, di più.

Abbiamo di fronte a noi il momento clou della spesa dei Fondi strutturali 2014-2020. Va dato corpo – definendo bandi e curandone la tempestiva attuazione – ad una programmazione europea impostata e approvata per la prima volta in linea con le migliori esperienze nazionali. Un passaggio che ha un risvolto anche sul piano qualitativo. La Regione ha messo in piedi politiche – da quelle per l’internazionalizzazione alle startup, da quelle per favorire l’accesso al credito alla reindustrializzazione – che devono fare un salto in avanti se vogliono veramente incidere sul posizionamento competitivo laziale. Più ancora, quando le amministrazioni pubbliche vivono in un tempo di project financing, di venture capital, di ingegneria finanziaria – tutti termini dietro cui si nascondono forme di collaborazione pubblico-privato – avere una società di sviluppo efficiente e competente serve a dare alla pubblica amministrazione l’expertise necessario a trasformare queste belle parole anglosassoni in cose reali.

C’è, finalmente, la macchina, insomma, e c’è una direzione chiara – fatta di Europa e di innovazione – lungo cui guidarla. È questa la sfida che attende Lazio Innova e l’amministrazione nei prossimi mesi. Un istante prima di buttarcisi a capofitto va dato atto, però, di questo punto d’arrivo atteso da anni. Sergio Rizzo, concludendo, nel novembre 2013, un suo articolo sulla Voragine Lazio, commentava così i propositi di razionalizzazione della Giunta Zingaretti: “l’operazione sarà lunga e faticosa, fra pressioni politiche e carte bollate. C’è solo da sperare che il fisico regga. Auguri.”. Notizie come questa fanno dire che, al momento almeno, il fisico regge.

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