Una storia risorgimentale

Un piccolo libro che rimane, quello di Francesca Lococciolo. Tutto ambientato nel Mezzogiorno e, per di più, in un tornante fondamentale della sua storia. Biagio Lococciolo di Oria, in Puglia è, infatti, poco più di un ragazzo alla metà dell’Ottocento e si trova immerso nei fatti che, proprio in quegli anni, toccano il Meridione d’Italia. Arruolatosi nell’esercito borbonico e terminato il periodo di addestramento a Napoli viene inviato prima a Palermo a sedare i moti del 1848, per poi tornare nuovamente in Campania ad affrontare quelli scoppiati pochi mesi più tardi e, poi, a Gaeta. È in prima linea nel reprimere le sommosse liberali di quegli anni, si arruola nell’esercito di Franceschiello ma dentro di lui si intravede il tarlo del cambiamento. Lo si sente, lo si capisce in un conflitto che percorre le pagine del libro e che vede, da un lato, il rispetto alla tradizione e, dall’altro, l’attenzione a quel che di nuovo nasce e cresce attorno a lui.

Le sue convinzioni si sgretolano poco a poco in una crescita che, come tutte quelle che avvengono nei momenti di crisi, è a balzi: legata ad incontri, riflessioni, avventure, episodi. Ed è così che vediamo Biagio trasformarsi nel corso del libro, smarrire il suo ordine interno e le sue certezze. Lo stesso itinerario che, in un parallelo che non può sfuggire, percorre il Regno Borbonico che negli stessi anni smarrisce anche lui ordine interno e certezze. Dopo Gaeta la vita di Biagio cambia, si addolcisce, prende altri ritmi. Finirà, dopo molte traversie, per arruolarsi nell’esercito italiano e per chiudere la sua carriera a Firenze, pienamente consapevole delle dinamiche politiche del Nuovo Regno (il ‘pareggio di bilancio’, le arretratezze del Sud, il ‘trasformismo’), felicemente sposato con il suo primo amore e padre di una famiglia felice.

Questa storia semplice – che abbiamo solo tratteggiato e che è invece ben più ricca – è bella perché è immersa, appunto, nell’incontro con la storia con la S maiuscola. Ci imbattiamo subito con i briganti che nel viaggio da Oria a Napoli convincono Damiano, l’amico di tutta la vita di Biagio, a lasciare la legalità. Ci immergiamo prima a Napoli e poi a Palermo, e poi nuovamente a Napoli e, finalmente, a Gaeta. È in questi luoghi tutti in controluce che Biagio incontra intellettuali e soldati, preti e famiglie, vite allo sbando o, invece, sorrette da grandi idealità. Qui che incontra le sue ombre, lascia da parte l’ingenuità del borgo da cui viene, incontra i misteri dell’amore, cede alle lusinghe e ai miraggi della marginalità.  Qui che capisce che il confine tra bene e male è meno chiaro di quello che pensava, che perde le sue illusioni pur riuscendo a mantenere i suoi principi.

È un vero e proprio viaggio compiuto quello del libro: che comincia con Biagio appena uscito dall’adolescenza e ce lo restituisce alla fine dell’esistenza, un po’ più curvo nel fisico e nell’animo, ma con una gravitas nitida, che traspare. Il frutto di una vita piena, quella di chi ha attraversato la propria esistenza guidato da un codice di comportamento cui non si è mai sottratto. Piccole deroghe, certo, ogni tanto la curiosità dell’affacciarsi al diverso e al rischio, ma con una sorta di autoprotezione a preservarsi. E, soprattutto, una regola del silenzio, che è tutt’altro che omertà ma una scelta consapevole: da cui il titolo La verità muta.

Una fortuna che Francesca Lococciolo abbia ritrovato questo diario del suo trisavolo, abbia dedicato a decifrarlo molte delle sue irritrovabili ore, si sia impegnata a scriverci su. Non avremmo altrimenti avuto questa testimonianza di una vita lontana che parla di come vivere pienamente la propria esistenza e dell’essenzialità del coraggio di cambiare. Cose buone per tutti i tempi, insomma.

F. Lococciolo, La verità muta, Robin Edizioni, Torino, 2016, p. 200.

 

Il libro sarà presentato lunedì 14 novembre alle ore 17:30 presso la Libreria Mondadori di Via Piave 18 a Roma. Interverrò insieme all’autrice, Francesca Locacciolo, e Cinzia Tani.  L’attrice Rosanna Banfi reciterà alcuni brani.

 

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