La proposta in Commissione Cultura del Campidoglio di limitare la possibilità di mettere i campi base delle produzioni cinematografiche nel centro di Roma spero rimarrà nello spazio delle boutades. Ricordo a chi l’ha messa in campo che si tratta di un settore che rappresenta lavoro, occupazione, immagine internazionale e che le città del mondo sono in concorrenza per essere un set; che Roma è Città Creativa Unesco per il Cinema; che siamo la Regione leader a livello nazionale per il cinema e l’audiovisivo; che grazie ad una Film Commission ed una politica regionale finalmente competenti stiamo riguadagnano faticosamente posizioni in termini di capacità di attrazione di produzioni.

Se c’è una cosa che dobbiamo fare è lavorare per rendere sempre più forte questa vocazione. E quindi prevedere strumenti per rafforzare le nostre maestranze; per aiutare i talenti a crescere come stiamo facendo con LazioCreativo o con la Scuola d’Arte cinematografica Gian Maria Volontè; per sostenere i cinema ad affrontare le trasformazioni tecnologiche; per dare regole che assicurino il migliore equilibrio tra le diverse esigenze della città. Questa la linea verso cui dobbiamo andare. Certo non misure come quelle proposte.

Veramente non si capisce quale sia il virus che porta il Campidoglio a mettere nel mirino le industrie creative – ieri era la Moda con l’ipotesi di uscire da Alta Roma, oggi questa notizia legata al Cinema. Spero non sia l’idea, tutta sbagliata, che si tratti di industrie ‘elitarie’. Basta solo alzare lo sguardo per vedere che in tutte le grandi città del mondo queste industrie significano lavoro e occupazione e, soprattutto, che cultura e creatività sono i nostri punti di forza e che è su questo che dobbiamo puntare per ricominciare a crescere.