Quale è il senso di marcia della proposta di Bilancio della Regione Lazio per il 2017 che entra in questi giorni nella sua fase di discussione? Aiuta a trovare una prima risposta la relazione di accompagnamento, quando individua tre pilastri strategici: a) la qualità nella gestione delle finanze regionali; b) la garanzia dei diritti essenziali della persona; c) il progresso economico e sociale delle famiglie e delle imprese. Sono queste, a ben guardare, le luci di pista che hanno guidato l’attività sin qui condotta dall’amministrazione regionale ed è questo lo sfondo su cui vanno intelaiate le disposizioni contenute nel Bilancio 2017.

Veniamo alla prima di queste linee: la qualità delle finanze. Inutile sottolinearne la centralità considerate le difficoltà finanziarie in cui in Lazio si trovava sino a pochi anni fa e che portarono la Corte dei Conti a ventilare una possibile situazione di insolvenza. Ne è passata, da allora, di acqua sotto i ponti. Il cambio di passo che avevano cominciato ad annunciare i giudizi sempre più lusinghieri delle agenzie di rating ha trovato il proprio punto d’arrivo nella recente parifica senza rettifiche della Corte dei Conti sul rendiconto per l’anno 2015. Ed è un risultato frutto di tante scelte. Prima di tutto quella di spingere su un processo di razionalizzazione delle dinamiche di spesa, che ha toccato prima di tutto la sanità in cui il disavanzo è costantemente sceso, sino ai 160 mln previsti per il 2016 (erano più di 600 nel 2013). Vi sono state, poi, la riorganizzazione dell’apparato amministrativo nel suo complesso, ed in particolare quella delle società dello sviluppo economico attorno a Lazio Innova che da sola vale 7 milioni di Euro l’anno. E, ancora, una incessante aggressione agli sprechi e una lotta senza quartiere sul versante delle entrate, con un aumento del 63% del riscosso negli scorsi due anni: nel 2013 la Regione incassava meno di 200 milioni, nel 2016 sono stati 320. Se non bisogna abbassare la guardia, se le condizioni finanziarie della Regione sono sempre quelle di un convalescente, è chiaro che il ‘paziente’ Lazio ha, oggi, una cura giusta.

Ma era da subito evidente che questa migliore gestione finanziaria non potesse tradursi in pura e semplice austerity e che all’attenzione ai conti dovesse corrispondere il mantenimento della qualità dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione. E che, tanto più in tempi di diseguaglianze, le due cose andassero tenute insieme. A testimoniarlo basta, anche qui, un dato relativo alla sanità. Pur spendendo meno, il Sistema Sanitario Reginale ha aumentato la qualità delle cure offerte superando nel 2014 le soglie minime dei Livelli essenziali di Assistenza e continuando a migliorare la sua performance nel 2015. Alla stessa stregua, vanno ricondotte al potenziamento della qualità dei servizi i rilevanti investimenti in un settore strategico come quello dei trasporti, sempre più essenziale per cittadini che abitano una Regione oramai policentrica.

C’è, poi, la terza direzione di marcia, quella più propriamente dello sviluppo. Ed anche qui la strada imboccata è non solo chiara ma pienamente in linea con quel che si diceva in campagna elettorale, e, quindi, il passaggio ad una Regione che mettesse finalmente in rete le potenzialità del proprio territorio: in termini di ricerca, di capacità tecnologica trasferibile alle imprese, di creatività. Questo, infatti, il segno di molte delle politiche avviate in questi anni: pensiamo a quelle di Reindustrializzazione, quelle per la banda larga e per un investimento infrastrutturale sempre più legato alle esigenze produttive, quelle dei programmi StartupLazio! e LazioCreativo che puntano a costruire ecosistemi per nuovi modelli di sviluppo.

In questo itinerario – al di là ed oltre il lavoro di tutti i giorni fatto da una squadra amministrativa di grande qualità – possono scorgersi alcuni passaggi cruciali.

Il primo è, cosa abbastanza rara, l’ancoraggio certo al metodo della programmazione. Ci si è dati, lo si è detto, un programma in campagna elettorale.  All’avvio dell’esperienza di governo lo si è tradotto in 45 azioni strategiche. E non solo è attorno ad essi che si sono costruiti gli atti di programmazione, ma l’impianto programmatorio rimane lo stesso quando siamo oltre la metà del quarto anno di governo. C’è, insomma, una ben precisa spina vertebrale nell’azione politico amministrativa di questi anni: che ha tenuto, nonostante le inevitabili tensioni e torsioni della vita politico-amministrativa.

Il secondo è stato sfruttare al massimo le possibilità aperte dalla collaborazione con il governo centrale. Trovano qui la propria base i passaggi di ‘rottura’ rispetto all’assetto esistente: a partire dall’accensione del mutuo per il pagamento dei fornitori, che ha permesso di immettere, tra il 2013 e il 2015, 9.8 miliardi di liquidità nel sistema e dare spinta all’economia regionale; al Patto per il Lazio, che ha messo a sistema le risorse per gli investimenti, fossero nazionali, regionali e europee; sino alle iniziative avviate con la Cassa Depositi e Prestiti, con cui si sta rimodulando il peso del debito, tagliando la componente interessi, diminuendo il peso dei derivati. Una collaborazione importante, oltre che per il peso finanziario, anche per i risvolti psicologici del suo superare una sorta di isolamento (o cordone sanitario, a seconda delle prospettive) che avvolgeva la Regione.

Il terzo elemento è un rapporto nuovo con l’Europa. Anche qui sono chiari i segni di una qualità nuova dell’interlocuzione con Bruxelles. Non ci sono, insomma, solo le risorse ottenute – quasi 2.6 miliardi – ed il fatto di essere (finalmente) nella pattuglia di testa delle regioni italiane per velocità di approvazione dei programmi da parte della Commissione. C’è anche l’effettività dell’organizzazione definita per programmare, gestire, controllare la spesa. Ed i risultati si vedono: si sono attivati bandi per circa 30% delle disponibilità complessive e ci sarà, nei prossimi mesi, un’ulteriore accelerazione. Dopo l’avvio con Torno Subito le risorse europee si stanno già spendendo, contribuendo così a far ripartire la nostra economia: opportunità dall’Europa per il Lazio.

Se sono queste le linee che hanno contrassegnato l’attività dell’amministrazione è facile collocare le disposizioni della proposta di bilancio 2017 all’esame del Consiglio in questo solco. Penso alla riduzione della aliquota regionale IRPEF, già annunciata dal Presidente Zingaretti nel 2014, che porterà nelle tasche dei cittadini laziali 110 milioni di Euro a partire dal 2018. Penso, sul piano della ristrutturazione finanziaria, al coinvolgimento dei comuni nella attività di riscossione ed alla clausola che prevede che le amministrazioni locali trattengano il 50% di quanto ottenuto così da incentivarli e riconoscere loro risorse in tempi difficili per la finanza pubblica. Penso, ancora, al riordino delle partecipazioni ed alle dismissioni previste, che dovrebbero migliorare l’efficacia dell’azione e permettere oltre 70 milioni di euro tra maggiori risparmi e ricavi. Tutti segnali di una linea di continuità chiara, che si innesta sul triangolo qualità finanziaria-servizi pubblici-investimenti e che contribuisce a rafforzarli. E si potrebbe continuare.

Va tutto bene? Certamente no. La situazione della Regione è, lo avevamo detto, ancora da monitorare attentamente. Il fardello del debito pesa, le inefficienze amministrative – come è inevitabile – spesso ancora rimangono. Ma lo sapevamo. Se c’è una cosa che è stata sempre evidente ed esplicita nel ‘discorso pubblico’ di questa Giunta è il senso delle dimensioni della sfida di risanamento e moralizzazione cui era confrontata. Se è stata quindi sempre estranea allo stile del governo regionale un’inutile fanfara miracolistica c’è, però, il progressivo emergere di un orgoglio per il lavoro fatto in questi tre anni. Ed anche questo è parte dello sfondo alla discussione del bilancio 2017. Giustamente.

 

Questa la versione pubblicata su “Il Giornale della Provincia” del 21 dicembre 2016.