Il coraggio di far riavvicinare i cittadini all’avventura europea

E. Letta, Contro venti e maree: idee sull’Europa e l’Italia, Il Mulino, Bologna, 2017, p. 156

Questa lunga intervista a Enrico Letta curata da Sébastien Maillard è utile per diverse cose. Serve, prima di tutto, a conoscere meglio la ‘passione’ europeista di Letta e capirne radici che affondano negli anni dell’adolescenza vissuti a Strasburgo ‘al seguito’ della famiglia e nel primo impegno politico nella gioventù democristiana, da subito proiettato verso le tematiche europee. Un’esperienza che permise a Letta, allora giovanissimo, di confrontarsi con Titani dell’europeismo come Helmut Kohl e Jacques Delors. È utile anche per ascoltare la voce di un politico “temporaneamente” prestato ad un’istituzione accademica di livello globale come la Scuola Affari Internazionali di SciencesPo mentre guarda l’Italia, analizzandone problemi e tic. E vedere, così, come il nostro Paese appare osservato dall’alto, sotto uno sguardo che ‘in parallelo’ osserva quello che nello stesso momento sta accadendo letteralmente in tutto il mondo. E, ancora, Contro venti e maree, ci permette di ascoltare le idee che Letta sta maturando sulla costruzione europea immersa in quella che lui stesso definisce “una crisi esistenziale”. Una situazione figlia dell’intrecciarsi di diverse crisi – da quella economica a quella dei migranti, dal terrorismo al Brexit – e che, per la prima volta, rende l’Unione consapevole della propria “mortalità”.

Di fronte a quello che si configura come un vero e proprio assedio, secondo Letta bisogna riprendere il discorso europeo, avere il coraggio di calarlo finalmente nell’arena politica in cui è stato gettato impreparato dall’Euro e, poi, sorreggerlo con principi forti e policies capaci di far riavvicinare i cittadini all’avventura europea, allontanandoli dalle sirene del populismo. Bisogna, insomma, affrontare questo tornante della vicenda europea, con ambizione consapevolezza, e alcune idee chiare. L’ambizione è quella di contare di nuovo nel mondo, di rafforzare il proprio profilo internazionale europeo, di diventare, come scrive lo stesso Letta, finalmente “adulti” La consapevolezza è quella di essere l’esempio più interessante ed evoluto di Unione di Stati a livello globale ed essere al contempo sorretta da un mix di valori – che vanno dalla concorrenza, all’attenzione al dato sociale, alla tutela dei diritti – che appare ogni giorno più essenziale per la tenuta delle società moderne. E, poi, ci alcune proposte che sostengono questa visione. Quella, ad esempio, di costruire un’Europa capace di accompagnare le transizioni economiche e così facendo rassicurare classi medie spaventate dalle prospettive della robotizzazione, della fine del lavoro, dalle delocalizzazioni. Il tutto a partire dalle scuole – dove si propone di rendere l’Erasmus un programma aperto anche agli studenti delle scuole superiori per avvicinare da subito all’Europa i nostri ragazzi – e le polotiche per il lavoro – in cui si delinea un meccanismo di indennità di disoccupazione legato a politiche attive. Ci sono poi le proposte che sorreggono l’ambizione di realizzare un’Europa che difenda con maggior determinazione i principi di un commercio internazionale corretto e che investa con decisione sui suoi territori più arretrati per rilanciarli con un “Progetto Dioniso”, in cui convogliare risorse ed expertise essenziali alle trasformazioni in spazi di competitività. C’è, in tutto questo, uno spazio cruciale per le istituzioni. Prima di tutto aumentando i raccordi tra livelli. Va aumentata la partecipazione dei parlamentari nazionali al processo decisionale comunitario mentre i parlamentari europei dovranno essere eletti su collegi europei. Il Parlamento europeo va dotato di potere di iniziativa, mentre bisogna cambiare il nome della Commissione e “Debruxellizzare” la vita dell’Unione. Tutto questo mentre sul piano più propriamente economico le proposte vanno nel senso di prevedere un Ministro delle Finanze della zona Euro, consolidare il Fondo per i salvataggi degli Stati, dare all’Unione un bilancio vero e rendere permanente il Piano Juncker con la creazione di un Fondo GrandEuropa.

Un’intervista in cui traspaiono passione europeista e proposte concrete, dunque. E che lascia trapelare continuamente – oltre all’attenzione per lo svolgersi della vicenda italiana – una impostazione politica che al leaderismo e ai referendum preferisce il gioco di squadra e i meccanismi della democrazia. Uno scritto, quello di Letta, che chiama, ognuno al proprio livello istituzionale e nelle proprie responsabilità, a lavorare per sradicare false verità e convincere i cittadini, con un discorso di verità, che l’Europa è veramente l’unica strada possibile di fronte a noi.

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