I dati sulla condizione giovanile in Italia pubblicati ieri dalla Commissione europea – quasi un giovane su 5 non lavora, non studia e non cerca un impiego – impongono una riflessione seria e urgente sulle politiche giovanili e su come rafforzarle sul nostro territorio, partendo da un’esperienza che è già importante. La Regione Lazio in questi anni ha infatti lanciato diverse iniziative in questa direzione e il loro successo dimostra non solo una visione moderna delle politiche per i giovani, ma quanto bisogno ci sia di un’azione in questo settore. Penso, in primo luogo, ai 17.086 giovani che hanno sottoscritto un contratto di lavoro grazie a Garanzia Giovani. E poi al Fondo per la Creatività che ha già permesso la nascita di più di 80 nuove imprese nei settori delle industrie creative; alla reinvenzione di spazi come l’Officina Pasolini; e alla rete dei FabLab che è stata avviata. E, ancora, ai libri di Lazio Creativo che raccontano una ‘scena’ regionale piena di talenti under 35; al programma Torno Subito, 24 milioni di euro nel solo 2017, che ha già permesso ad oltre 4 mila ragazzi di formarsi in esperienze altamente qualificate all’estero; sino ai 60 milioni di euro di fondi europei stanziati per far nascere e crescere start up innovative. E si potrebbe continuare. Sono iniziative strategiche nel lavoro della Giunta Zingaretti di questi anni e che compongono un quadro molto definito. Sono convinto sia un punto essenziale e qualificante dell’azione di governo di questi anni. Mai come oggi le politiche giovanili sono un fil rouge che attraversa tutta la società: sono politiche che in questa fase parlano ai figli, ai padri, alla competitività complessiva di un territorio. Sono, più ancora, politiche attorno alle quali si ricostruisce il senso di una comunità innovativa e dinamica, requisito per ricominciare a crescere.