Liberalizzare per una Roma più competitiva

Oggi ho scritto sul Corriere della Sera le mie ragioni per sostenere il referendum Atac. Ecco il testo completo.

 

Non può sfuggire l’anomalia di un referendum come quello promosso dai radicali sull’ATAC. Esso chiede semplicemente di ribadire la necessità che nel 2019, scaduto il contratto di servizio, ci si debba affidare ad una gara per selezionare il gestore del servizio di trasporto pubblico locale a Roma. Una sorta di referendum ‘precauzionale’ potrebbe dirsi, per evitare la tentazione di ritardi e deroghe rispetto ad un obbligo saldamente ancorato nei principi dell’ordinamento europeo. Un referendum alla ‘nun famo scherzi’, insomma.

Tanto più che in tutta questa storia c’è poco da scherzare. E non solo per le condizioni di ATAC sotto il profilo dei conti, dei servizi e delle inefficienze. C’è poco da scherzare perché su ATAC – il problema più importante di Roma, come ha scritto Walter Tocci su queste colonne – si gioca una partita essenziale per la città e per il suo buongoverno. Prendere sul serio questo referendum e questa gara significa, quindi, porre le basi di un cambio di atteggiamento molto profondo della politica nei confronti della città e dei romani.

Il nodo non è, ovviamente, la gara in sé, ma i suoi ‘contenuti’, a partire dalle tutele e le prospettive che si vogliono dare ai lavoratori. Sarà questa la sede in cui si dovrà scegliere il livello di servizio che si vuole offrire ai romani; quanto ci si propone di investire su mezzi e infrastrutture; che tipo di integrazione avere con altri mezzi di trasporto sostenibile e con la rete regionale; in che modo far giocare all’operatore di trasporto pubblico locale tutto il suo potenziale d’impresa leader della città e della regione metropolitana. Questo e molto altro.

Il secondo punto cardine sarà la capacità e la ‘tenuta’ dell’amministrazione. La questione della ‘cattura’ dei regolatori è aperta da decenni, qui e non solo qui. E bandire una gara vuole dire lavorare in parallelo per un’amministrazione autorevole, esperta, capace di interloquire con gli operatori da pari a pari e altrettanto capace di sanzionarli in presenza di violazioni agli obblighi di servizio.

Ecco, dunque, che il valore di una gara in un settore cruciale come quello del trasporto pubblico locale va oltre il trasformare e migliorare il servizio. È un’occasione irripetibile per impostare una politica di regolazione moderna ed indipendente e segnalare così agli operatori economici che Roma è una credibile destinazione di investimenti.

Sono due piani che la politica deve interpretare al meglio, sfruttando ogni spazio per far partecipare a questo percorso le tante capacità ed eccellenze di queste città. A cominciare da quell’Autorità garante della concorrenza che da anni si batte, proprio da Roma, per introdurre i valori della concorrenza nel nostro Paese.

 

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