I passaggi ‘riformisti’ di Lazio Innova

In un mondo in cui i territori sono in competizione tra loro per ‘attrarre economie’, le società di sviluppo regionali sono – o, meglio, possono essere – attori importanti. Quando funzionano aiutano le imprese di un determinato territorio a crescere e rafforzarsi; ‘segnalano’ la sua capacità di attrarre investimenti; collaborano al disegno di politiche industriali innovative e moderne.

Ci sono, dunque, significati ‘interni’ ed ‘esterni’ alla dimensione regionale. Ed ecco perché è importante cogliere i punti di svolta più importanti nel processo di trasformazione dell’Agenzia di sviluppo della Regione Lazio, appena giunto a conclusione.

Prima di tutto c’è stato un cambio di nome. La società Sviluppo Lazio – istituita con la legge n. 6/99 – è diventata, infatti, “Lazio Innova”. Un primo segnale, emblematico se si vuole, che parla della profondità del cambiamento su un punto non marginale della vicenda regionale.

Il secondo elemento è l’azione che si è avuta sul piano dei costi. Da questo punto di vista il ‘dimagrimento’ impresso negli anni più recenti è chiaro, con un’azione di razionalizzazione molto significativa: le spese amministrative sono scese di oltre il 40%; si è dimezzato il numero dei dirigenti, si sono riunite le sedi con conseguenti risparmi sugli affitti. Un insieme di misure che ha portato ad un risparmio di oltre 10 mln annui, tra i dati del 2012 e quelli del 2016.

C’è, poi, la parte sicuramente più importante di questo processo: la razionalizzazione delle società. Nello scorso triennio, a valle della legge regionale n. 10 del 2013, Lazio Innova ha incorporato le società regionali esistenti sino al 2012. Società frutto delle diverse scelte politiche di questi anni e che ‘coprivano’ ambiti che andavano dal sostegno all’imprenditoria, all’innovazione, all’accesso al credito. Una vera galassia, che è stata sfoltita e che oggi consegna un quadro completamente diverso. Il pulviscolo che si nascondeva dietro acronimi come Bil, Bic, Filas o ragioni sociali come Unionfidi, Asclepion non c’è più. Oggi c’è solo Lazio Innova. E questo significa meno consigli di amministrazione (passati da 5 a 1); significa meno ‘poltrone’ (passate da 43 a 6), significa, soprattutto, una organizzazione più efficiente e il superamento di un assetto ‘stellare’, lontano da qualunque modello organizzativo abbia a cuore efficienza, trasparenza, responsabilità.

Se dunque i passaggi della riorganizzazione sono chiari, la questione che si pone, in tutto questo, è:  “per fare cosa”?.

Il piano annuale delle attività 2017 presentato da LazioInnova sul punto individua 3 priorità:

  1. a) l’assistenza tecnica alla Regione, che significa essenzialmente sostegno nell’utilizzo dei Fondi europei, più di 3 miliardi di Euro tra il 2014 ed il 2020, e quindi il supporto nella gestione degli avvisi pubblici;
  2. b) i servizi finanziari, che copre tutta l’azione di assistenza finanziaria alle imprese, ed in particolare il programma FareLazio, che riunisce sia misure per l’accesso al credito, sia strumenti di capitale di rischio;
  3. c) i servizi reali, che si sostanziano in attività di supporto che vanno dall’internazionalizzazione, all’innovazione all’incubazione, al sostegno tecnico alle imprese.

Tre missioni chiare che da oggi sono perseguite con un’organizzazione altrettanto chiara: che, da un lato, elimina duplicazioni e sovrapposizioni e, dall’altro, apre al mercato la gestione di specifiche attività (quelle, ad esempio, relative all’accesso al credito e al venture capital).

In tutta questa trasformazione c’è un punto che merita altrettanta attenzione: quello del rapporto con il Consiglio Regionale. Chiaro che, sino ad oggi, il legame tra la politica e la struttura tecnocratica era affidato anche alla presenza nei consigli di amministrazione. Questo assetto non funziona più ed il Consiglio Regionale dovrà in maniera forse più stringente rispetto al passato affidarsi agli atti di indirizzo, agli strumenti di informazione, alle procedure di controllo.

Il completamento dell’iter di LazioInnova, insomma, non è solo una trasformazione aziendale. Ha una duplice configurazione politica. Vuole dire avere finalmente un organismo capace di essere effettivo strumento di innovazione dell’economia regionale e, d’altra parte, è un passo per ottimizzare il rapporto tra legislativo ed esecutivo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...