Tour delle imprese #1 Tra Guidonia e Civitavecchia

Il 26 marzo ho iniziato un viaggio nel Lazio produttivo, un ‘Giro’ tra le imprese del nostro territorio: dalle grandi imprese multinazionali a quelle locali; dalle realtà artigiane frutto di una sapienza secolare a quelle innovative; dalle startup più promettenti al commercio, alle grandi infrastrutture dell’economia.

Un viaggio a tappe dal quale trarre, prima di tutto, idee, proposte suggerimenti per fare meglio il mio lavoro di assessore: intercettare i bisogni, capire le situazioni dal di dentro, definire meglio strumenti di intervento. Ma c’è anche una ragione di più. È un viaggio che faccio per far conoscere meglio queste realtà, per far conoscere il Lazio produttivo, le sue donne e i suoi uomini. Una grande forza della nostra regione, troppo spesso sconosciuta ai più. Questo il resoconto della mia prima giornata.

  1. Il Car

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Chiunque arrivi a Roma venendo dall’Aquila non può non averlo visto alla sua destra. Un grandissimo edificio con un profilo avveniristico. È il Car di Guidonia, dove Car sta per Centro Agroalimentare Roma. Ho deciso di cominciare qui il mio ‘Giro’.

E le ragioni per farlo sono molte.

Il Car è un’infrastruttura dell’economia della nostra regione, l’erede dei vecchi Mercati Generali di Ostiense. Ogni giorno arrivano e partono da qui prodotti agricoli e del pesce per i nostri mercati. Non solo. È anche un luogo di impresa e del lavoro. Basta sentire il rumore nella grande arcata del mercato e la vitalità di grossisti e produttori che si incontrano e organizzano consegne e trasporti per capirlo.

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Massimo Pallottini, il direttore generale, mi accoglie nel suo ufficio mentre sta chiudendo un accordo con i grossisti del pesce per un ammodernamento delle celle frigorifere. È lui che mi accompagna attraverso questa grandissima infrastruttura grande come 196 campi da calcio, ancora in espansione (a breve raggiungerà i 350.000 mq). Lavorano qui 450 operatori dell’agroalimentare, che danno lavoro a più di 3.000 persone. Pallottini mi parla dei progetti di ampliamento e mi presenta a diversi operatori. Un giro che termina con la visita al centro “Gros”: uno spazio che nasce dalla collaborazione tra diversi operatori di piccoli supermercati romani e che permette di tenere bassi i prezzi di distribuzione. Passa anche da qui la competitività di questi operatori e la loro capacità di stare al passo con realtà di dimensioni molto maggiori.

  1. Codice-A-Barre

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Dopo Guidonia è la volta di Civitavecchia, dove passo anzitutto in un vecchio deposito agricolo ristrutturato, dove sono ricevuto da Alessio Gismondi. Alessio è un artigiano in senso stretto, di quelli che ogni giorno affrontano con tecniche antiche la modernità. Falegname di terza generazione, ha deciso di percorrere la strada del design, inventando mobili che spesso mixano antichi materiali e nuove tecnologie. Secondo me le sue creature più belle sono quelle dedicate alle malattie della pelle, veri capolavori della trattazione della superficie del legno, nati da un confronto con dermatologi. Un’esperienza che dice di quello che è un suo secondo tratto caratteristico, oltre all’arte della falegnameria: il sapersi confrontare con altri mestieri e altre esperienze. Ed è così che se ci si parla si capisce che il suo mondo è al tempo stesso radicato a Civitavecchia e aperto a quello che accade nel mondo. Appassionato di David Bowie, presenza fissa al Fuorisalone di Milano, sempre attento alle cose che accadono attorno a lui, Alessio è in costante movimento tra la tradizione del suo lavoro e il nuovo: siano tecnologie, tendenze, processi. E così, ad esempio, davanti alle ante della sua ultima creazione ci spiega che sono ottenute con un processo di carbonizzazione che ha origini distanti decine di migliaia di chilometri dal mare di Civitavecchia. Tecniche che si fondano sullo specifico modo di trattare la superfice del legno solido usato in Giappone per preservarlo dagli agenti atmosferici e dai batteri (la tecnica si chiama “Shou Sugi Ban”, “il fuoco preserva danneggiando”).

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In questo moto perpetuo Alessio trova però il tempo e la passione di occuparsi anche della vita associativa: e come vicepresidente della Cna di Viterbo e Civitavecchia ci parla del fare impresa a Civitavecchia in questi anni. Immagina un’amministrazione che aiuti l’artigianato, lo sostenga, e che focalizzi l’attenzione su una formazione intelligente e attenta alle caratteristiche dell’economia territoriale. Ci racconta della sua difficolta nel trovare giovani volenterosi di imparare quei mestieri che garantiscono, oggi più che mai, possibilità di trovare spazi nel panorama professionale della produzione. E mentre salutiamo lui e i colleghi della bottega ci sembra effettivamente di stare in una scuola: tutti insieme li guardiamo staccare da pigne ormai secche, i tasselli che vogliono utilizzare per rifinire la superficie di una consolle in lavorazione: un modo che oltre a conferire alla consolle un aspetto visivo unico, trasmette al mobile il profumo tipico delle pigne, quello che, appunto, ci accompagna mentre lasciamo il laboratorio. Buon lavoro!

  1. Ercolani Bros.

Ercolani Bros.

Pochi metri e arriviamo all’ultima destinazione di questa giornata: gli Ercolani Bros., due fratelli che qui a Civitavecchia si muovono tra architettura, grafica ed editoria, Ci accolgono nel loro studio pieno di libri e di manifesti pensati qui dentro. Hanno cominciato come grafici, specializzati in pubblicità ma si sono subito fatti prendere anche dalla passione per l’editoria (specializzata in architettura, sottolineano) e in particolare sono, assieme a Emmanuele J. Pilia, i soci fondatori di D Editore, proprio in questi giorni al Salone del Libro di Torino. Sono degli apripista nella realtà civitavecchiese, ma con uno stile tranquillo che a me piace molto. Sono stati nei libri ‘Roma Provincia Creativa’ e ‘Lazio Creativo’, segno che sul territorio sono considerati punti di riferimento. Come per Alessia, anche lei grafica, che entra da loro per avere un consiglio e un’assistenza. Civitavecchia è una realtà molto bella in cui lavorare, dicono, e quello che la politica potrebbe fare sarebbe creare una rete di collegamento di realtà come la loro con il grande mercato di Roma. Sottolineano che per i creativi è essenziale la visibilità ed essenziali sono i contatti con chi può creare lavoro. Un bell’incoraggiamento per la politica. Soprattutto perché arriva “da in mezzo ai libri”. Ed è un bel segno.

Ercolani Bros. 2

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