Tour delle imprese #2 Verso Sud, Latina e Pontinia

Il mio viaggio nell’impresa laziale, alla sua seconda tappa, il 5 aprile, mi porta a sud, verso la provincia di Latina, a visitare imprese di tre campi totalmente diversi: dai software gestionali di Decisyon, alle vaschette in alluminio di Icont, ai prodotti del pomodoro della Desco.

  1. Decisyon

Decisyon 2

Prima fermata a Latina, in città, dove ha la sede (quella italiana) Decisyon, un operator del software che è un piccolo “caso” nel nostro panorama imprenditoriale. In un ufficio in un grande edificio appena fuori dal centro mi accolgono in due, due personalità, lo si vede, complementari: Franco Petrucci, l’inventore dell’azienda, il “founder principale” se vogliamo, e che oggi è come il ministro degli Interni della Decisyon, e Cosimo Palmisano, uno dei cofondatori, che oggi ha il ruolo del frontman.

Entriamo subito nel merito e mi parlano di questa loro creatura attiva nel software B to B che ha cominciato la sua attività qui e che in pochi anni è diventata una realtà globale. Ci è riuscita sfruttando, prima di tutto, la qualità dei programmatori italiani – bravissimi e che ancora hanno costi accessibili – e poi una delle caratteristiche di questo territorio: la presenza delle filiali delle grandi multinazionali, attive soprattutto nei settori chimico, farmaceutico e food & beverage. Praticamente tutte usano i loro stabilimenti di qui come laboratori per sviluppare innovazioni da portare in giro per il mondo e la Decisyon, lavorando con gli impianti locali, si è costruita una reputazione partendo da un singolo stabilimento produttivo per poi esportare la stessa tecnologia su scala globale, dall’India al Sudafrica, sino alla Colombia.

È stata questa di fatto la porta di ingresso verso il grande mercato americano. I prodotti della Decisyon si sono fatti conoscere, la società è cresciuta e in pochi anni à riuscita ad attrarre 42 milioni di euro da un fondo di investimento statunitense. Con il risultato che oggi Decisyon è un animale a due teste: una qui, a Latina, e la seconda in Connecticut, a Stamford. Ed è proprio la voce di uno dei grandi investitori americani – Erik Jansen, oggi nel board dell’agenzia di sviluppo del Connecticut – a dirci della reputazione di cui gode Decisyon negli Stati Uniti e del perché tante risorse siano state attratte dalle idee che partono da questo ufficio.

Decisyon 3

E quando Petrucci comincia a parlare e a descrivere il proprio progetto per trasformare questo territorio si capisce il perché. I due fondatori della Decisyon, oltre a essere degli instancabili lavoratori in moto costante attraverso l’Atlantico, hanno anche una visione molto chiara di una delle opzioni di sviluppo. Hanno chiara in testa l’idea che la nostra regione può divenire un centro delle nuove tecnologie di primaria grandezza a livello mondiale. Il capitale umano è di grande livello. L’attrattività ancora grande. Le Università di qualità. Il tessuto imprenditoriale a elevata tecnologia una realtà importante. Sulla base della loro esperienza sanno che se ci sono questi ingredienti è possibile portare ad investire qui chiunque sia in cerca di opportunità.

Ed è questo il loro “grande progetto” per il futuro. Costruire un centro che sia il perno di un ecosistema del software nella nostra regione. Un progetto ambizioso, sicuramente, ma la calma e la fermezza con cui Petrucci passa in rassegna le slide fa capire che le idee sono chiare. Prima di salutare faccio un giro tra gli uffici e sento che molto spesso la lingua che si parla è l’inglese. Sembra di stare in California mi dico, quando mi presentano Alex Aminian, il presidente e Ceo di Decisyon, proprio quel giorno arrivato dagli Stati Uniti. Un uomo di una cinquantina d’anni, con un sorriso aperto che, salutandomi, mi spiega la sua vita: tre settimane a San Francisco e una qui a Latina. Lo saluto, faccio le fotografie di rito all’uscita con i due fondatori e mi rimmergo dentro Latina con l’idea di essermi concesso un piccolo break in Silicon Valley. Proprio qui. A due passi dalla vita normale. Good Luck.

  1. Icont

Icont 3

Dalla California al Friuli, si potrebbe dire. La fermata successiva del mio viaggio è un’azienda di Pontinia, dove nei terreni del Consorzio Roma-Latina vado a visitare la Mechanotools. L’ho scovata quasi per caso, leggendo il giornale. Mi sono imbattuto nella notizia che la prima società italiana per volumi di crescita in una classifica del Financial Times era una società a me sconosciuta: la Mechanotools S.r.l., appunto, che produce e commercializza prodotti a marchio Icont. Da lì una serie di tentativi di appuntamento che non erano andati a buon fine. Sì perché ogni volta c’era una fiera, una chiusura del ciclo produttivo, una consegna importante che lo impedivano. Me lo dicevano così, con una certa nettezza, senza particolari fronzoli. E quando sono arrivato ho capito perché: nettezza e assenza di fronzoli sono proprio le caratteristiche di Nelso Mazzer, fondatore della ditta. Figlio di emigrati friulani – ecco perché il Friuli – Nelso (non Nelson, ad un certo punto infatti la “n” finale è finita in chissà quale tritacarne burocratico, mi spiega) è, prima di tutto, un mago della meccanica. Un ragazzino con un dono, me lo dice così, senza falsa modestia, che sin da piccolo – in quell’Italia degli anni Sessanta – viene messo a lavorare. E deve essere veramente bravo se in pochi anni non solo mette su una sua azienda di costruzione macchinari ma questa azienda comincia ad andare bene. A un certo punto decide di diversificarsi (“diversificare” è un suo mantra) e cosi decide di iniziare a lavorare anche l’alluminio. Fonda così, insieme ad altri soci, la società Europack che in pochi anni si afferma sul mercato italiano ed estero. A seguito della dolorosa perdita di uno dei soci, cedette una parte di azioni al gruppo Comital, diventata poi Cuki. Sì, il marchio che ognuno di noi conosce bene proprio per le vaschette e la carta d’alluminio. Per varie vicissitudini, Mazzer decide di uscire definitivamente dalla Cuki e ricominciare un nuovo capitolo della sua vita. Ed è lì che comincia la fase attuale della sua nuova avventura: la Mechanotools S.r.l., appunto, nella quale coinvolge anche i suoi figli.

È questa la ditta che mi porta a visitare con l’orgoglio di chi ha sempre lavorato e che la sente veramente roba sua: una cosa pensata e realizzata interamente da lui e dal gruppo di uomini che lavorano con lui da sempre. E basta vedere quest’uomo aggirarsi in fabbrica per vedere di che tempra sia fatto, come scherza con gli operai, come accetta le risposte spiritose delle operaie. È un vero patron del Nord radicato qui a Pontinia. Ma con lo sguardo fisso sul mondo. Mi parla della sua ultima commessa con un cliente giapponese, di un’altra importante collaborazione con la Corea del Sud, mi porta a guardare i suoi prodotti invitandomi a toccare la qualità dell’alluminio.

Icont 4

Ed effettivamente i prodotti marchiati Icont sono belli e innovativi e anche a me che non sono un esperto, quell’alluminio sembra solido. Mi guarda negli occhi Mazzer e mi dice: “Manzella, lei mi ispira fiducia, mi venga a trovare, le parlerò di quello che secondo me si può fare per rilanciare l’economia”. Prometto di tornare presto. E lo farò. Nelso è uno di quei tipi che ti rimangono impressi e che subito capisci hanno qualcosa da dire. Senza fronzoli, dritto al sodo.

  1. Desco

Desco 3

Due chilometri e mezzo e mi immergo in un’altra realtà del territorio, la Desco. Cambiamo scenario, andiamo sull’agroalimentare, ma la personalità dell’imprenditore ha anche qui un timbro molto speciale. E a pensarci è stata proprio la personalità di Marco Serafini ad avermi spinto qui. L’ho incrociato poche settimane prima in un’iniziativa organizzata da un’associazione di categoria e mi ha subito colpito la personalità e la schiettezza con la quale ha parlato al presidente Zingaretti dei problemi che stava incontrando con la burocrazia.

Anche per questo ho voluto incontrarlo, le persone che dicono la loro in maniera sintetica e asciutta mi sono sempre piaciute. Mi riceve in un ufficio in cui tutto riporta al pomodoro. Sì perché Desco è un’azienda che lavora il pomodoro. L’enorme stabilimento all’interno del quale Serafini mi guida, in cui – come mi spiega – il controllo dell’igiene e della sicurezza è cruciale e dove l’attenzione ai profili energetici e ambientali è massima, non è quello dove è nata l’azienda. Una fotografia in bianco e nero nella sala riunioni parla del primo stabilimento della Desco, aperto nel 1963 a Terracina, a pochi chilometri di qui, dove tutto è iniziato con la produzione di conserve alimentari di vario tipo, dal pomodoro ai fagioli, ai peperoni, alla frutta e alle confetture. Nel corso degli anni, però l’azienda si è concentrata e specializzata solo sui semilavorati a base di pomodoro, per larga parte prodotto nel territorio perché, mi dicono, ha, per gusto e colore, caratteristiche organolettiche superiori alla media. E gli impianti sono quanto di tecnologicamente più avanzato per poter preservare l’ottima qualità del pomodoro lavorato attraverso il procedimento, mi spiegano, di “riempimento asettico”.

Desco

E dal 2008 la produzione si è spostata nell’impianto attuale di Pontinia, dove il pomodoro viene trasformato nelle forme più diverse, facendone prodotti che con vari marchi finiscono nelle case di tutto il mondo, in forme di condimento delle pizze surgelate prodotte in Germania o come semplici polpe e passate per clienti italiani. In moltissimi, insomma, mangiamo pomodori che escono da questo impianto ma non lo sappiamo: in Italia e, soprattutto, fuori dai nostri confini. Pomodori coltivati nella nostra regione, da agricoltori strettamente integrati nel processo produttivo e nel pieno rispetto delle regole di coltivazione e tracciabilità.

Un orientamento verso l’estero, verso il mondo che, anche in questa seconda tappa pontina continua ad inseguirmi. Serafini è stato, infatti, il presidente mondiale dell’associazione delle imprese di trasformazione di pomodoro. Un’associazione che riunisce tutti i produttori come lui e che li raccoglie ogni due anni in un posto diverso del mondo per discutere di nuovi processi, di materiali, di nuove tecnologie. Un momento che Serafini pensa essere estremamente utile: “Vede Manzella – mi dice – molte delle cose che nascono qui sono pensate anche grazie al confronto con i miei colleghi di tutto il mondo, siamo una comunità che si scambia esperienze”.

 

Uno sguardo verso il mondo; ecco che cosa caratterizza queste tre esperienze così diverse e che non si conoscono (me ne sono accertato): dagli investitori Usa in Decisyon, alle vaschette in alluminio che arrivano fino in Corea, all’associazione mondiale dei trasformatori di pomodoro. Una bella metafora di quello che è e, ancor di più, può essere l’economia della nostra regione.

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