Tour delle imprese #4 Tappa a Viterbo: tra creatività e proiezione internazionale

Questo venerdì – è il 27 aprile – la mia direzione è verso Nord, nella Tuscia, in un viaggio organizzato con due amici: Enrico Panunzi, il consigliere regionale PD di questo territorio, e Luigia Melaragni, la direttrice della Cna di Viterbo, una donna forte ed entusiasta che parla dei problemi dell’impresa con passione e competenza. Sono loro che mi hanno aiutato a scovare le imprese di questo giro.

  1. Cielo

Cielo 2

La prima è la Cielo di Fabrica di Roma, un’azienda di punta di uno dei settori più interessanti del panorama produttivo laziale: quello della ceramica e dell’arredo bagno. Un settore che è una delle eccellenze della nostra economia, uno dei pochi distretti degni di questo nome, un grande contributo al nostro export. E, soprattutto, un’esperienza che è per molti versi paradigmatica di quello che potrebbe essere la nostra economia grazie al mix tra una produzione fortemente legata al territorio e il lavoro di creativi e designer. È grazie a questo mix, infatti, che questo distretto è uscito dalla crisi e ha ricominciato a crescere, come ci dice la ricerca di Banca Intesa sui distretti che è stata pubblicata recentemente.

E Cielo è un perfetto esempio delle potenzialità di questo mix come testimoniato dalle frasi che campeggiano sui muri all’ingresso dell’azienda e che parlano di un contatto con i designer che ha “impollinato la mente” di chi produce. “Sono stato io a scegliere questa frase”, ci dice Alessio Coramusi, l’amministratore delegato di Cielo che oggi ha un azionariato che vede la partecipazione anche di un fondo di investimenti italiano, “perché è questo quello che è successo”. Coramusi ci racconta dei riconoscimenti che hanno avuto i suoi prodotti, della collocazione sulla fascia di gamma alta, che è stata scelta per resistere alla concorrenza, della qualità di un lavoro che riesce a tenere in equilibrio valori artigiani e produzione industriale. E, in ultimo, ma si vede che è una delle cose che gli piace di più, del rapporto con designer che vengono letteralmente da tutto il mondo.

Cielo

Non è tutto rose e fiori, però. Coramusi ci parla di un rapporto complesso con la burocrazia: alla sua azienda non arriva la fibra, ed è un grave handicap competitivo; inoltre spesso si fa fatica a trovare personale qualificato e sarebbe necessario un ciclo di formazione dedicato alle tematiche proprie di questo settore; i tempi di risposta dell’amministrazione pubblica, poi, sono generalmente troppo lunghi e quindi poco rispettosi dei tempi in cui deve agire l’impresa. È un cahier de doléances che è quasi un programma di governo, penso mentre lo saluto sull’uscio di questo stabilimento che ha delle linee di produzione suggestive, con operai che si muovono come artigiani, ceramisti, pittori. E che, lo si capisce, sono contenti di lavorare in un’impresa che fa prodotti che, come ci dice ancora Coramusi, vanno nelle case dei ricchi di tutto il mondo.

  1. Museo della Ceramica della Tuscia

Mostra Forma e Colore Cna Viterbo 2

Dopo una pausa a Viterbo – dove con Enrico Panunzi abbiamo ascoltato produttori e sindacati su un tema molto importante per il distretto, quello della contraffazione – ci fermiamo, sempre in città, al Museo della Ceramica della Tuscia per visitare “Forme e Colori”, una mostra concorso organizzata dalla Cna di Viterbo e Civitavecchia. Riunisce i lavori di molti artigiani e artisti della zona. E, debbo dire, sono molto colpito dalla qualità dei prodotti che vedo. Ci sono borse, lampade, piatti, coppi, sedie, vasi, orologi, separé, forme decorative ancestrali, tutti oggetti lavorati artisticamente in modo incredibile.

Mostra Forma e Colore Cna Viterbo

Il tutto è organizzato da un gruppo di donne entusiaste e molto contente di questa mia improvvisata in mezzo agli oggetti che raccolgono e alle storie che mi raccontano. Mi fa un certo effetto questa sensazione di riconoscenza che il mio ruolo in qualche modo genera. Ed effettivamente è così: se l’assessore di una Regione visita una mostra, significa che la Regione nella sua interezza la valuta meritevole. E non è poco. Ciò detto, la verità – ed è una cosa che mi fa effetto – è che sento riconoscenza per quello che vedo, per l’attenzione e la professionalità che sento essere dietro ognuna di queste creazioni. E che, immediatamente mi riportano all’esigenza e all’impegno di fare bene il mio lavoro: con disciplina e onore, appunto. Come scrive la Costituzione.

  1. Scuderi

Scuderi

Subito dopo la mostra ci rimettiamo in marcia. Direzione Vetralla, dove andiamo a visitare una sartoria industriale: la Scuderi, dove siamo accolti proprio dalla famiglia Scuderi, la madre Gabriela, una donna elegante e di grande personalità, e il figlio Stefano, che da anni porta avanti con tenacia questa creatura del padre; un uomo che – lo si capisce dalle foto – doveva essere un vulcano di idee e di forza per realizzarle. Ed anche se è mancato oramai da quasi 40 anni la sua eredità è ben viva.

La Scuderi è una realtà tutta da scoprire. Già solo per il fatto che spesso dietro grandi marchi della moda si nascondono vestiti che escono proprio da qui. Voglio dire che, sia per i capi confezionati con il marchio Scuderi che per altri marchi prestigiosi, esposti nei negozi più belli del mondo, la manodopera che li confeziona è qui. E non da oggi. È da più di cinquant’anni, infatti, che con questo lavoro la Scuderi è una realtà importante dell’industria di quest’area della regione. Un’azienda che dà lavoro a 120 operai direttamente e ad altre 80 persone che lavorano per l’indotto: una manodopera che ogni giorno sforna circa 160 abiti e che lavora in un grandissimo ordine in questo edificio che sembra un perfetto alveare. Dove ogni cosa è al suo posto anche se all’interno di un meccanismo perpetuo. Intimidito dall’eleganza dei vestiti a un certo punto mi avvicino alla signora Gabriela e le chiedo se passo l’esame. Mi rassicura.

Scuderi 2

Ma poco dopo il sarto mi guarda il vestito con occhio clinico e dice, sorridendo ma secco, che l’asola “sembra fatta da una gallina” ed è solo l’occhiata della signora Scuderi che ferma il profluvio di apprezzamenti che stavano per arrivare. Ci salutiamo ma, prima di andar via, la signora Gabriela tira fuori un vecchio album fotografico. È dedicato a un episodio di 50 anni fa, il 6 maggio 1968 e racconta la visita dell’allora ministro dell’Industria Giulio Andreotti in occasione dell’inaugurazione dello stabilimento.

Andreotti sembra alto e ha lo sguardo sereno di chi sa come maneggiare il potere mentre accanto a lui, visibilmente orgogliosi, stanno i dignitari della zona: sindaci e consiglieri comunali. In tutto questo una bellissima coppia: lui, un uomo piccolo e scattante, e lei, una donna elegante e con uno sguardo dolce e attento. Sono tutti e due nel pieno della vita. La signora Gabriela – che oggi ha accolto me – conserva lo stesso sguardo. E quando le parlo della nostra prossima visita da Benedetta Bruzziches si apre in un sorriso e dice “è brava Benedetta, fa delle cose bellissime”.

  1. Benedetta Bruzziches

Bruzziches 2

Ed è proprio perché condivido quello che dice la signora Scuderi che voglio andare finalmente da Benedetta. Sì, finalmente, perché è tanto tempo che voglio inerpicarmi sino a Caprarola e andare a trovare questa stilista, che conosco sin dagli anni di Roma Provincia Creativa. Mi venne segnalata in quell’occasione dicendomi che era un vero talento. Da allora Benedetta è diventata una persona che seguo, anche perché seguirla non è difficile: basta farsi trasportare dalla sua voce, dal suo talento, dalla sua energia contagiosa. Per me che ogni tanto viro alla malinconia, Benedetta è un toccasana, mi mette subito di buon umore. E da quando sono diventato assessore mi sono ripromesso di andarla a trovare. Ed eccomi qui, a Caprarola, per scoprire il suo rifugio.

È nella casa di famiglia, immersi in un’atmosfera bucolica, che ogni giorno sono prodotte le sue creazioni. È un atelier folle, in cui ci sono borse di tutti i tipi, per la creazione delle quali Benedetta coinvolge la famiglia – a partire dal fratello Agostino – e tutte le persone che le stanno attorno. A partire dalle signore di Caprarola, chiamate a cucire e perfezionare queste borse. È soprattutto da questo posto che arrivano le ispirazioni, che credo siano delle saette improvvise se Agostino guardandoci dice: “speriamo bene, qui abbiamo la presentazione della collezione tra due mesi e al momento l’ispirazione non è ancora arrivata”. Benedetta lo guarda e ride: si capisce che l’ispirazione arriverà! Nel frattempo entro poche settimane saranno a New York per presentare i loro prodotti al mercato americano mentre mi raccontano dei successi di fiere e di altri mercati esteri.

Bruzziches

Uscendo fuori, davanti a questa casa immersa tra gli alberi, Benedetta vuole presentarmi i fratelli che hanno scelto la strada dell’agricoltura. Ma non ci sono, stanno lavorando nei campi. Un bel mix questa famiglia: due agricoltori con i piedi piantati sul territorio e due creativi oramai di casa a Parigi e New York; due creativi che, come molti della loro categoria, vanno aiutati: “vedi Gian Paolo, io non posso leggere i bandi della Regione e al contempo concentrarmi sulla mia collezione. Siamo mondi troppo diversi. A me servirebbe qualcuno che i bandi me li spiegasse e mi aiutasse a farli”, dice, diretta, Benedetta.

Aiutare le imprese a fare sistema, una amministrazione più attenta ai bisogni dell’impresa e con tempi rapidi di risposta, promozione del dialogo tra azienda e creativi, un sostegno più attento alle imprese creative, che hanno più difficoltà di altre con il linguaggio amministrativo. Queste alcune delle piste di lavoro emerse oggi.

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