‘LazioCreativo, atto secondo’

Il Rapporto Io Sono Cultura 2018, come ogni anno, si incarica di dirci che la creatività è una cosa seria: vale 92 miliardi e muove il 16% dell’economia italiana, ha lavoratori di elevata qualità, grandi ritorni turistici, influenza in termini di soft power del Made in Italy. Sì perché le industrie creative in tutto il mondo sono un vero e proprio settore industriale. Basti pensare che la Gran Bretagna le ha inserite tra le 5 aree strategiche del post Brexit e che il governo di Londra ha dedicato al tema, solo negli ultimi dodici mesi, un rapporto indipendente e un documento di strategia industriale: che indica obiettivi chiari e strumenti per raggiungerli. Non c’è solo questo, però; è altrettanto significativo che tra le tracce dei temi della maturità – significativamente quella dedicata all’ambito socioeconomico – ve ne fosse una dedicata alla creatività come strumento di crescita. Un segnale di quando profondo sia, oramai, il rapporto con una parola sino a poco tempo fa considerata elusiva e un po’ vuota. Qualcosa sta cambiando, insomma.

Tutto questo ha un significato particolare per la nostra regione. Semplicemente perché il valore della creatività laziale è secondo in Italia solo a quello della Lombardia: 8,8% del valore prodotto in regione, 204mila occupati. 44mila imprese. Numeri dietro i quali si nascondono eccellenze nelle scuole di moda che sfornano talenti che si affermano nel mondo, da Frida Giannini in giù; la gran parte del cinema italiano, che fa di Roma una Città creativa Unesco per la Settima Arte; una scena editoriale che è oramai il centro italiano dell’editoria indipendente con il 16,7% dei titoli pubblicati e Più Libri più liberi e Libri Come, due tra le più importanti e partecipate manifestazioni italiane. E, ancora, professionalità nelle tecnologie applicate ai beni culturali che stanno cambiando l’esperienza museale: da Paco Lanciano alle nuove leve di SkyLab e di Oniride. E si potrebbe continuare.

Il Lazio, insomma, è una terra creativa, anche se spesso lo sa troppo poco. Ma anche qui qualcosa si muove. Sempre più disegnatori di moda e grafici, operatori dell’audiovisivo e delle tecnologie applicate ai beni culturali, registi ed editori, la amplissima gamma dei mestieri della creatività è riconosciuta per quello che è: una classe, con valori e abitudini simili. La classe creativa, appunto.

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Sono tutti passaggi che porteranno la Regione a un impegno ancora maggiore per il settore, continuando e rafforzando una linea di azione chiara che parte da RomaProvinciaCreativa e arriva a LazioCreativo. Dieci anni in cui l’amministrazione Zingaretti ha continuato a ‘stare’ sul punto. Con programmi per aiutare le startup creative; con interventi su settori specifici: dal cinema, in cui siamo la seconda Regione europea per finanziamenti, alle industrie creative digitali, che abbiamo scelto come settore della specializzazione produttiva, con libri e comunicazione web, per far conoscere chi sono i protagonisti di questo settore e  aiutarli a fare rete E, ancora, lavorando alla formazione dei mestieri creativi con la Scuola Volonté o l’Officina Pasolini.

I dati e l’air du temps ci dicono che è una linea di lavoro su cui continuare. E la scelta della Giunta Zingaretti di affidare una delega esplicita a LazioCreativo è in questo senso indicativa. Cosa fare? Rafforzare gli strumenti già in essere, dotarsi di una strategia che definisca obiettivi e strumenti; lavorare per una formazione che porti valori creativi nelle nuove generazioni: a partire dalle scuole, sino alle Università; implementare un’azione che rivitalizzi i luoghi delle nostre città con la creatività, grazie a coworking, incubatori, spazi culturali vitali.

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E, ancora, investire con decisione su quella che considero la vera sfida aperta per ogni politico che voglia lasciare un segno in questo settore: quella di far entrare la creatività ‘dentro’ l’amministrazione. Cosa significa? Ecco qui. Immaginate un servizio sanitario in cui i videogames aiutino a migliorare l’efficacia delle cure, aiutando i pazienti a seguire meglio le indicazioni dei medici o ad accelerare le riabilitazioni motorie. O musei che con la realtà immersa propongono esperienze sempre più vive e teatri che, grazie alle tecnologie digitali, siano capaci di aumentare le proprie audience. E, ancora, perché, come avviene sempre più spesso nelle migliori amministrazioni, le amministrazioni pubbliche non usano in maniera sempre più professionale gli strumenti del design e della comunicazione per servizi sempre più ‘a misura’ di cittadino? È questo il prossimo passo. Le condizioni ci sono tutte. I numeri di Symbola e Unioncamere ci dicono che il Lazio è una grande terra creativa, le tante esperienze che nascono spontaneamente nei nostri incubatori ci dicono che le tecnologie sono già qui, a portata di mano. Manca quindi un passaggio cruciale: facilitare la ‘contaminazione’ tra la cultura burocratica e dell’innovazione, aiutare i talenti e le idee che popolano incubatori come Luiss Enlabs, PI Campus o quelli della rete degli Spazio Attivo promossi dalla Regione ad avviare un dialogo con i grandi operatori che sono qui sul nostro territorio: dai mondi della Sanità e dell’Istruzione, sino ai musei e alle istituzioni culturali.

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È qui una delle missioni chiave della politica in una città e una regione che, oggi, oltre a essere il centro dell’amministrazione è anche un bacino che – con più di 900 startup, importanti attori dell’informatica, centri universitari e di ricerca specializzati – è all’avanguardia nell’innovazione. Con l’ambizione di diventare un’esperienza leader in questa contaminazione che può dare frutti e può definire la nostra economia a livello nazionale e non solo.

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