La visita di oggi è verso Anagni, all’area industriale, per andare a trovare due realtà diversissime, eppure con degli elementi in comune. La Bonollo, che produce grappe, e la Special Product’s line, attiva nei farmaci generici, sono infatti essenzialmente ‘terzisti’, producono per altri. E con grande successo.

BONOLLO

Arrivo alla Bonollo, vengo accolto dalla signora Maria Carla e dal padre Giuseppe con grande gentilezza, e subito faccio la prima gaffe. “Quindi questo è il vostro stabilimento laziale, anche se siete del Vicentino”. Gli sguardi mi dicono subito che la partenza non è quella giusta: “No, Assessore, quelli sono i nostri cugini. Noi siamo un’altra cosa, siamo qui ad Anagni da 60 anni”. “Ecco, bravo”, mi dico, mentre i Bonollo mi raccontano la loro storia. Dal Modenese sono venuti qui ad Anagni nel 1958, attratti dalla Cassa per il Mezzogiorno e dal suggerimento di un prete delle loro parti che gli segnalò la Ciociaria come un terra in cui investire. E da allora di strada ne hanno fatta.

Lo stabilimento in cui mi accolgono è infatti oggi una delle più grandi distillerie italiane ed europee. Le Distillerie Bonollo producono distillati – principalmente grappe e brandy – che troviamo nei nostri supermarket sotto i nomi più diversi: di livello nazionale e internazionale; ed una linea loro, che porta il nome della famiglia.

Non solo produzione, però. C’è anche l’invecchiamento del prodotto, in uno stabilimento ad hoc ad un paio di chilometri da quello principale, in cui in botti si invecchiano i prodotti per raggiungere la loro piena maturazione. Il tutto avviene sotto i più rigidi controlli dell’Agenzia delle Dogane – come mostrano i sigilli su ogni macchinario – e che ha addirittura un ufficio all’interno dell’azienda.

40 milioni circa di fatturato, 150 lavoratori, il gruppo Bonollo ha resistito ad un fenomeno di impoverimento delle distillerie: “Vede, Manzella, quando abbiamo cominciato erano 9 le distillerie industriali nel Lazio, oggi siamo l’unica sopravvissuta e siamo l’avanguardia. Se escludiamo la Sicilia siamo l’ultima distilleria venendo da Nord o la prima venendo da Sud”, così mi dice il Cavaliere con l’aria di chi ha vissuto tanti cambiamenti.

Ma non c’è solo grappa. Con un certo orgoglio mi viene mostrata la produzione di acido tartarico, che finisce essenzialmente nell’industria alimentare: “L’Italia è tra le più grandi produttrici di acido tartarico naturale, abbiamo pochi concorrenti. Qualcuno in Spagna, e poco altro”.

Una produzione che risponde al 10% circa dell’acido tartarico naturale richiesto dal fabbisogno mondiale, e incide per circa il 30% del fatturato e che connota, insieme alla produzione di energia elettrica dalle vinacce, uno stabilimento che può considerarsi ‘circolare’. Sì perché le vinacce mescolate alle biomasse vengono bruciate per produrre energia nell’attiguo stabilimento della Bonollo Energia. “Abbiamo fatto da anni una scelta di economia circolare”, mi conferma la signora Maria Carla. “E ci sta dando grandi soddisfazioni”.

 

Ma ci sono anche le spine. La Bonollo vuole una amministrazione più snella, più facilità nell’ottenere le autorizzazioni, l’individuazione di un nuovo equilibrio tra esigenze ambientali e di sviluppo in quest’area “in cui spesso è impossibile investire”. E, poi, le strade. La Bonollo non è la prima e non sarà l’ultima che segnala le strade di Anagni come una delle priorità sulle quali intervenire. E mi sento di dare ragione: dobbiamo trovare il modo di dare priorità, nelle realizzazioni infrastrutturali, a quelle serventi ai grandi agglomerati industriali di questo territorio. Con una specifica attenzione, mi viene da dire, proprio a quelle del sud del nostro territorio, che sono in prima linea nella creazione di condizioni ambientali che portino ad un aumento di competitività del nostro tessuto industriale.

Ci salutiamo con una lunga lista di cose da fare e con la promessa di ritornare: e quindi al lavoro per entrambi questi obiettivi.

 

SPECIAL PRODUCT’S LINE

Dalla Bonollo alla Special Product’s Line ci sono solo pochi metri. Ed anche l’origine dei due edifici è la stessa. Anche lo stabilimento della Special Product’s Line nasce all’epoca della Cassa per il Mezzogiorno, quando Anagni era una delle collocazioni strategiche per chi voleva investire: vicino alla capitale, vicino ad un’arteria come l’Autosole, aiutata da generose sovvenzioni. Lo stabilimento di 18.000 mq in cui oggi opera la Special Product’s Line era, infatti, la sede della Bioprogress. Un sito   chiuso e rilevato nel 2011 dall’imprenditore Massimiliano Florio, Presidente ed Amministratore Delegato della Special Product’s Line, che insieme alla sorella Sabrina Florio, Presidente della So.Se.PHARM di Pomezia, costituiscono un gruppo farmaceutico tra i più importanti del Lazio.

Una nuova avventura imprenditoriale che ha un obiettivo ben definito. Quello di entrare in un segmento in grande crescita in tutto il mondo: i farmaci generici. Questa, infatti, la scelta che Special Product’s Line porta avanti con un taglio di business molto aggressivo. La presentazione dell’attività dell’azienda ci dice che si monitorano i brevetti dei farmaci in scadenza, si decide quali sono quelli con le maggiori prospettive di mercato, si fanno gli investimenti per poter produrre la loro versione generica e poi si lavora su un parco clienti di portata veramente mondiale: sia i grandi produttori di generici, sia i grandi della farmaceutica che preferiscono affidare le loro produzioni conto terzi a chi è specializzato in questo specifico ambito.

Ed è una scommessa che sta dando i frutti. Ad accogliermi all’ingresso Sabrina Florio che mi parla di una crescita molto decisa in questi anni. SPL è una realtà passata da 11 a 300 dipendenti – con una percentuale molto elevata di donne e ricercatori – che ha visto crescere il suo fatturato continuamente, e che insieme alla sua azienda gemella produce circa 200 milioni di confezioni di farmaci l’anno. “Oggi siamo uno dei grandi player nazionali di questo settore, ed è frutto di investimenti condotti in continuità nel tempo, anticipando le evoluzioni del mercato: una strategia ben precisa” mi dice il Direttore delle Risorse Umane Francesco Samori mentre scorrono le slides con risultati che testimoniano questa scelta.

Ma insieme alla scommessa del ‘generico’, SPL sta anche lavorando sul bio-tech. Con il sostegno di Regione Lazio sta sviluppando, infatti, un farmaco biologico che dovrà contrastare alcune forme di leucemia. È una pista nuova su cui l’azienda sta scommettendo con una collaborazione con ricercatori universitari che hanno individuato nelle piantine di riso le molecole efficaci.

Ed è proprio in una piantagione di riso che finisce questa visita: proprio accanto allo stabilimento, in una immensa serra idroponica si sviluppano, in condizioni di perfetta asetticità, piante di riso geneticamente modificate al fine di produrre la molecola nella sua forma più pura.

Dopo le fotografie di rito, in una hall che conserva i marmi dello stabilimento degli anni sessanta, riprendo la strada verso Cassino. Dall’autostrada, quasi all’improvviso, mi appare lo stabilimento che ho appena lasciato, e subito mi appaiono lavoro, ricerca, innovazione, entusiasmo. È una scritta enorme proprio poco dopo l’uscita di Anagni: e non si può mancare. La prossima volta fateci caso.