Arrivo alla Clax Italia di Pomezia in una tarda mattinata di novembre, guidato da Franco e dalla sua ironia vigile. 

All’ingresso mi accoglie Irina, una puntuale Lituana, che tra acquari e colonne di plexiglass mi guida verso l’elegante stanza del piano di sopra, dove mi accoglie l’Architetto Munzi, patron di questa impresa che dalle porte di Roma esporta i suoi prodotti in tutto il mondo. Sì, perché se siete andati all’acquario di Dubai o a quello di Cattolica, il materiale che separa i pesci da voi viene da qui. Se per caso vi siete affacciati dall’enorme grandangolo del Museo della Scienza di Miami, in Florida, lo avete fatto guardando attraverso un vetro made in Pomezia. 

 

 

Un risultato di cui è molto soddisfatto l’Architetto Munzi, che si è inventato questa realtà alla metà degli anni ‘70. “Certo, Manzella, era molto diverso da adesso, ancora mi dovevo laureare e cominciai a commercializzare il metacrilato (PMMA): un materiale che ancora trovo bellissimo. Era un momento in cui se si ricorda lo si usava molto nell’arredamento e cominciai da lì questa avventura: con clienti subito significativi. Penso a Pierre Cardin di cui in quegli anni curavamo la collezione in PMMA. Ma il vero passo decisivo fu nel 1983, quando cominciammo la produzione, proprio qui accanto”, mi dice, indicandomi lo stabilimento a fianco della sala riunioni in cui siamo. Oggi questa realtà ha 5 stabilimenti uno di seguito all’altro in questa strada Pometina, “ed infatti stiamo pensando di spostarci per lavorare in uno spazio unico”.

 

Il terzo salto, se così si può dire, è stato quello degli anni 2000. È allora che la Clax Italia sceglie un’ulteriore specializzazione. Alla produzione di lastre in PMMA che poi saranno lavorate da chi produce al dettaglio, si affianca l’invenzione di manufatti rari in questo settore, come le lastre 8×3, sino ad allora impensabili in questo materiale inventato dai chimici tedeschi Otto Rohm e Otto Haas negli anni ‘20 e divenuto di uso comune dopo la seconda guerra mondiale.

Ed è anche questo passaggio a collocare Clax Italia tra i primi 3 produttori mondiali: accanto a due multinazionali del settore, una statunitense e l’altra giapponese.

“Siamo in tre che ci ‘combattiamo’ in quello che è un mercato effettivamente globale, fatto di commesse che possono arrivare da tutto il mondo. Ed è mio figlio Leonardo che si occupa, appunto, del commerciale. Ha lasciato una carriera in Marina ed ha deciso di venire a darci una mano curando questo aspetto sempre più strategico del nostro business. Anche per questo passa ormai almeno 40 settimane l’anno lontano dall’Italia: dove c’è un lavoro da fare o un cliente da ascoltare, lui prende l’aereo e va”.

Ed effettivamente le immagini che scorrono dietro di noi mentre parliamo restituiscono il processo di realizzazione e trasporto di piscine di 40 metri per clienti privati spagnoli desiderosi di lunghe nuotate, di stanze in alberghi di lusso completamente trasparenti in cui il lusso è anche poter vedere dalla propria stanza pesci esotici che nuotano ‘ad altezza d’uomo’, di gigantesche vetrate di acquari, di scivoli attraverso i quali grandi e piccoli scendono nelle piscine della coperta delle navi.

Un lavoro che l’organizzazione Clax Italia porta avanti con tre fondamentali tappe. La prima a Pomezia, dove alcune squadre di tecnici in magliette blu con il logo della Clax producono lastre a partire dal plexiglass liquido in autobotti ‘cuocendolo’ in forni per periodi lunghi sino a 120 giorni; altri danno loro le forme più inaspettate correggendo i minimi dettagli in modo che non si vedano le giunture ed i prodotti rimandino una trasparenza massima. La seconda è dedicata alla logistica ed è a Civitavecchia. Qui si assemblano i prodotti, li si imbarcano per tutte le destinazioni.

La terza, infine, nel luogo di installazione. Perché è chiaro che questa parte del business va condotta con atteggiamento e modalità ‘sartoriali’. Ed è per questo che c’è una squadra che si occupa di tutta la fase successiva alla produzione: dai trasporti eccezionali di questi enormi oggetti, sino al montaggio finale. “Effettivamente siamo più imprese in una” mi dice Munzi “siamo un’azienda chimica, un’azienda di design, un’azienda di logistica”. In tutto 100 le persone che lavorano qui, tra i quali chimici incaricati di studiare il prodotto, suggerire continui miglioramenti alla produzione, tenere le collaborazioni con Tor Vergata e Roma Tre, i due poli universitari con i quali la Clax Italia ha avviato collaborazioni. 

Una realtà che cresce – è arrivata a 18 milioni di fatturato annuo – e che vede l’opportunità di sviluppi ulteriori per questo materiale che sono riusciti a ‘domare’ realizzando prodotti che ancora nessuno riesce ad eguagliare in termini di dimensione delle lastre, loro profondità e grado di trasparenza. “Lavoriamo tanto”, dice Munzi, “ma lo facciamo con un bello spirito di impresa e con un materiale bellissimo e con grande futuro. E se solo ci si impegnasse qui potrebbe nascere un polo dell’acrilico di grande importanza”.

Un prodotto di nicchia seguito con grande attenzione, un bel clima di squadra, una proiezione costante verso l’estero dove il business si espande continuamente, una voglia di continuare ad investire. Ritornando verso Roma – insieme a Franco, anche lui stupito di quello che ha visto in questa mattinata – penso che è questo che restituisce questa visita condotta con il Sindaco ed il Vice Sindaco di Pomezia, anche loro impegnati in visite alle imprese del territorio.

E mi fa piacere che questa idea del ‘Giro delle Imprese’ faccia proseliti. Penso sia un gran bene per questa regione un dialogo sempre più stretto tra impresa e amministrazione.