Oggi il giro delle imprese ha molto sapore. Sì perché ho deciso di dedicare la prima tappa del 2019 alla Tuscia, tra Viterbo e il Lago di Bolsena, tra terme ed enogastronomia.

TERME DEI PAPI

E così la prima fermata è alle Terme dei Papi, una realtà dinamica, che affonda le sue radici nella storia. Già gli etruschi avevano scovato benefici e utilità di queste acque, poi valorizzate dai romani al loro arrivo nel III secolo a.C. Ma è solo l’inizio. Il nome rivela che qui si sono curati diversi papi. A partire da Gregorio IX e Bonifacio IX, i primi a soggiornare a Viterbo, sino a Niccolò V, che nel 1450 decise di costruire un edificio termale per i suoi soggiorni curativi, e a Pio II, che ristrutturò l’edificio, ammodernandolo. 

Da allora, è il caso di dirlo, di acqua ne è passata, così come sono passati qui personaggi famosi. La zona di Viterbo ha colpito l’attenzione di grandi artisti e letterati nel corso del tempo. L’edificio delle terme ad esempio è stato oggetto di due disegni di Michelangelo Buonarroti a cavallo del 16° secolo; la fonte Bullicame, a pochi passi dalle Terme dei Papi, è raccontata da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia; e, in tempi più recenti, le terme sono state visitate da Gabriele D’Annunzio. Una lunghissima storia, dunque, che è oggi raccontata da un museo all’interno delle stesse terme, in cui si possono vedere fotografie e documenti storici.

Una vicenda che continua ancora oggi. Passano di qui ogni anno oltre 180.000 visitatori, accolti dalle 200 persone che lavorano alle Terme dei Papi. Una realtà importante e in crescita, che sta finalmente sta esprimendo tutto il suo potenziale. Bastava vedere la quantità delle persone presenti nello stabilimento ed ascoltare lingue straniere ed accenti di molte parti d’Italia: del sud e del nord. Un vero volano di turismo, che può essere un motore per attrarre visitatori verso questa parte della nostra regione. Una possibilità molto concreta. La Tuscia ha tutte le carte per diventare una meta di un turismo – nazionale e internazionale – a più facce – termale, culturale, naturale, enogastronomico. Sta ai diversi attori del territorio giocarsele nel migliore dei modi. E con ambizione.

AGRITURISMO IL CASALETTO

Dopo le terme, la direzione è verso l’Agriturismo “Il Casaletto” segnalato come un presidio Slow Food per la susianella, un salame di frattaglie la cui origine risalirebbe addirittura alla civiltà etrusca. Un bell’ambiente, vicino a Grotte Santo Stefano, dove il cibo richiama continuamente la tradizione del territorio. 

A guidare il tutto la famiglia Ceccobelli-Baccelliere. Marco e Stefano Ceccobelli e Donatella Baccelliere si dividono i compiti. Marco è l’anima creativa, quello che per primo ha avuto l’idea di trasformare l’azienda di famiglia e di puntare con decisione sulla cucina del territorio. Donatella Baccelliere, sua moglie, viene dalla Lucania e gestisce con quell’attenzione gentile propria del Sud la sala. Stefano, invece, è l’anima contadina, quella che si occupa dei prodotti e della loro qualità. Un trio cui si aggiungono due ragazzi di Grotte – i due Andrea – che hanno sposato in pieno la filosofia del Casaletto.

“Sai Gian Paolo, andavamo in giro per tutta l’Italia ed ogni volta trovavamo ristoranti che andavano a riscoprire le loro radici territoriali ed i prodotti di una volta. Ed allora mi sono detto, ‘perché non farlo anche da noi?’ E da lì, vinta la titubanza di mio padre, è partito tutto”. A parlare così è Marco che ci racconta della bella rete di ristoratori (“Il sentiero degli Osti”) che sono riusciti a costruire in quest’angolo di Lazio, tutti accomunati dalle parole d’ordine di una stessa filosofia: territorio, qualità, tradizione. E racconto. “Sì perché secondo me il valore aggiunto di questa rete è proprio dare l’occasione a chi ci viene a trovare di ascoltare il racconto di un terra, ed è secondo me all’insegna di questo racconto che nascono le collaborazioni più belle”.

E questo entusiasmo di Marco si vede che è contagioso, si legge negli occhi di questi ragazzi la voglia di essere parte di un progetto che è sì lavoro ma, al tempo stesso, anche un grande atto di amore nei confronti della Tuscia. “Sai l’altro giorno uno dei due Andrea mi ha detto ‘Marco, io mi sveglio la mattina e sono felice di venire a lavorare’. Solo così nascono le cose: solo se c’è entusiasmo e l’entusiasmo nasce solo se c’è un ‘noi’ nell’impresa”.

Ecco, questo è il timbro con cui lascio Il Casaletto: questo ‘noi’, che qui non è uno slogan, ma qualcosa che si respira nella cucina, nel modo in cui si parla dei colleghi di altri ristoranti, nelle indicazioni che si danno sui produttori di questa zona con cui Marco, Donatella e Stefano lavorano. Gente, lo si sente, accomunata da entusiasmo per il loro lavoro e una gentilezza che supera, subito, la ‘scorza contadina’.

 

TENUTA LA PAZZAGLIA

Ed è proprio da una delle indicazioni di Marco che nasce la tappa successiva, che da Grotte di Santo Stefano mi porta a Castiglione in Teverina, con una strada che si snoda lungo la Valle del Tevere tra i Calanchi e che si apre continuamente a panorami bellissimi, dove spesso si nascondono filari di viti. E proprio in cima ad una di queste colline, sulla linea di confine tra Lazio, Umbria e Toscana, troviamo la Tenuta La Pazzaglia. Un luogo magico dove entriamo titubanti (“Sarà aperto?”) e dove ci viene incontro un signore con un berretto calato a ripararsi dal freddo a cui chiediamo “È qui la cantina La Pazzaglia?”. In tutta risposta da sotto il berretto una voce ci dice con un mezzo sorriso “Veramente è una farmacia”, per aggiungere subito dopo, “Scendete dai, che vi faccio vedere la cantina e poi andiamo a provare il vino”.

A parlare è Randolfo Verdecchia che è l’inventore di questa realtà: “Stavo a Mentana, facevo il vino, e poi i casi della vita mi hanno portato a Castiglione in Teverina nel 1990. Ed ora siamo qui, i miei tre figli lavorano con me, facciamo intorno a 60 mila bottiglie l’anno e siamo anche all’estero”. Ne parliamo in una cantina piena di botti in acciaio e terracotta: “Qui organizziamo visite e occasioni per presentare i nostri vini, ma andiamo su, conoscerete Laura, la figlia che segue il commerciale”.

E al piano di sopra ci accolgono Laura, sua figlia, e la moglie di Randolfo che stanno preparando una tavolata per celebrare la fine dei festeggiamenti per il nuovo anno. Mentre Randolfo cerca di aprire le bottiglie, non resisto alle mie domande ‘in incognito’: “Che rapporti avete con la Regione, vi sostiene nelle vostre strategie?” chiedo a Laura, mentre sta cucinando. La risposta è rassicurante “Noi come produttori del Lazio stiamo crescendo molto e devo dire che la Regione ci sta dando una mano importante. Al Vinitaly, ad esempio, lo stand è oramai tra i più belli e come realtà regionale siamo oramai una presenza conosciuta. Arsial fa un ottimo lavoro, però secondo me dobbiamo snellire ancora le procedure e gli adempimenti, bisognerebbe trovare forme per assisterci nel risolvere le questioni amministrative. Chi fa il vino ha poco tempo per la burocrazia. Bisogna fare qualcosa”.

Mentre mi appunto mentalmente le parole di Laura, ritorna Randolfo con il vino e ricominciamo a parlare, della produzione, del vino, della vita che lo ha portato sino a questo colle. Ed è allora che mi racconta del suo passato di Assessore a Mentana, anni prima: “Ero repubblicano, sono sempre stato repubblicano”. A questo punto svelo anche io ‘gli altarini’: sono Assessore allo sviluppo economico della Regione e provengo da una famiglia repubblicana. Ed ecco che il cerchio si chiude: Randolfo (“Io mi chiamo così perché mio padre era amico personale di Pacciardi, sai le volte che veniva a casa nostra”) ha conosciuto mio padre tanti anni fa, in occasione di una visita di Spadolini a Mentana. Ci lasciamo un po’ emozionati tutti e due e con un obiettivo comune: portare papà a trovare Randolfo a ‘La Pazzaglia’.

Tuscia stupenda e commovente, mi dico, mentre scendo da Castiglione a Bolsena e dove tra i tornanti mi aspetta un’altra sorpresa: trovare gli striscioni di un festival dedicato a Juan Rodolfo Wilcock, il grande scrittore argentino amico di Borges e Bioy Casares, che si tiene a Lubriano, il paese dove visse gli ultimi anni della sua vita. Un altro fatto imprevedibile in quest’angolo di Tuscia.

E mentre, sceso dalle colline, guardo il lago increspato dalla tramontana mi dico che questo inizio d’anno è stato veramente bello. Auguri a tutti voi!