SLAMP

Il Viaggio nelle imprese del Lazio non ha ancora mai toccato Slamp a Pomezia, forse perché è una realtà che conosco e apprezzo da anni e che quindi non ho mai visitato in via ufficiale. Ma l’occasione di oggi merita il viaggio: da poche settimane è aperto il nuovo stabilimento, un passaggio importante per quest’azienda che produce lampade di design che dalle porte di Roma arrivano letteralmente in tutto il mondo.

Finalmente sono state portate in uno stesso luogo – un vecchio stabilimento meccanico completamente rinnovato – le tre anime di quest’azienda per molti versi unica nel panorama laziale: ideazione di prodotti ad altissimo tasso di creatività; la loro realizzazione con tecniche molto spesso artigianali; e un’attività logistica che è sempre più intensa e che segue l’espansione di Slamp.

Sì perché di strada quest’impresa creativa al 100% ne ha fatta da quando, proprio qui a Pomezia nel 1994, Roberto Ziliani fece la scelta di cambiare vita e ‘mettersi in proprio’. Ed effettivamente il fondatore e amministratore di Slamp ha un curriculum che è tutto un programma. Classe ’57, nato in Venezuela, dopo gli studi di veterinaria è stato scenografo di sfilate con Gucci, Fendi, Mila Schön, producer di spettacoli di musica brasiliana ed anche ex interior designer di negozi. Ma è nel 1992 che passa il suo Rubicone.

Progetta in quell’anno il primo Slamp Tube, una lampada cilindrica costituita da due lastre di Opalflex®, un materiale plastico di cui intuisce le grandi potenzialità. Da qui a fondare la Slamp il passo è breve: un’impresa che produce oggi un fatturato attorno ai 10 milioni, e che è presente in tutti i più importanti mercati del mondo e in tutte le più grandi manifestazione di settore.

Ad accogliermi all’ingresso del nuovo edificio c’è la statua di un gorilla rosa. In qualche modo questo oggetto così fuori dagli schemi è forse il miglior benvenuto alla stanza dei creativi. Un open space in cui lavorano donne e uomini – sarebbe meglio dire ragazze e ragazzi – ed in cui si disegnano, si assemblano, si perfezionano tutti i prototipi degli oggetti di Slamp. Un perfetto incrocio tra uno studio di design e un laboratorio artigianale. È qui che si pensa ed è qui che si fanno gli incontri tra i grandi designer internazionali che Slamp ha portato a disegnare i suoi prodotti e il ‘vivaio locale’ che Roberto Ziliani ha creato negli scorsi 25 anni.

 

È proprio questo infatti uno dei quid di Slamp, che ha oggi un catalogo con nomi come Daniel Libeskind, Zaha Hadid, Alessandro Mendini, Doriana e Massimiliano Fuksas, solo per dirne alcuni. Ma che, accanto a tutti loro, crede nella creatività che sgorga dal territorio, a partire da quella di Luca ed Erika, romani, che da anni lavorano al fianco di Roberto curando la parte ideativa, i rapporti con le archistar, la definizione dei prodotti.

Ma, insieme a questo sguardo aperto alle contaminazioni e all’incontro tra le diverse culture che è proprio di Roberto e della sua storia di ‘giramondo creativo’, c’è l’Opalflex®. Un materiale duttile che permette di creare, con un combinarsi di tecnologia e artigianalità, luci e lampadari con forme inaspettate che riempiono lo spazio, che non si dimenticano.

Ed effettivamente nel nuovo stabilimento, separati da poche decine di metri, ci sono tagliatori digitali ad alta precisione e spazi in cui si lavora con tecniche artigianali, pezzo a pezzo. E di fronte alla mia sorpresa Roberto – mentre vediamo il ‘farsi’ di una Mida, la nuova lampada disegnata da Adriano Rachele – mi dice “Sono tutti prodotti a mano, uno per uno. Siamo unici in questo senso”.

Questo mix ha portato grande fortuna. I prodotti Slamp sono in tutto il mondo, e ogni anno ci sono collaborazioni più importanti che portano la creatività di questo pezzo di Lazio sempre più lontano.

Ma c’è ancora molta strada davanti: “Gian Paolo, questo è un ampliamento che ci permette di portare insieme tutte le produzioni e che ci darà un aiuto importante. Ma non mi fermo, il mio progetto continua. Dobbiamo costruire ancora qualcosa che unisca l’ideazione e la produzione con il commercio.

Voglio costruire così il nostro futuro. E continuare a guardare al mondo, anticipando le tendenze di domani”.