Arrivo allo stabilimento della Janssen Italia di Borgo San Michele, alle porte di Latina, e capisco di essere entrato in un mondo speciale da un dettaglio: la strada ha lo stesso nome della fabbrica, Janssen. Eh sì, perché qui tutto è legato a questo scienziato belga, Paul Janssen, un inventore che ha contribuito allo sviluppo di più di 80 medicinali di cui 11 sono ancora sulla lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Un uomo che si racconta entrasse ogni giorno in fabbrica dicendo “i pazienti stanno aspettando”. Una frase che è ancora lì, stampata sui documenti della Janssen, non a caso una delle poche controllate del Gruppo Johnson & Johnson che ha mantenuto il suo nome originario. “Sono qui da 19 anni” dice Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore delegato di Janssen Italia – “ed ho incontrato Paul Janssen solo due volte. Ma le ricordo perfettamente: una persona straordinaria”. Come straordinario è il suo lascito.

Se nell’area EMEA i dipendenti della Janssen sono 14.000 mila, in Italia sono oltre 1.200; con una componente femminile fortissima, più del 40% della forza lavoro. Un dato che si vede anche attorno al tavolo in cui assieme a Scaccabarozzi e Pietro Santoro, siedono Paula Shepherd, la responsabile di stabilimento, insieme a Patrizia La Monica e Iolanda Santopadre.

La conversazione in sala riunione diventa molto più lunga del previsto. Semplicemente perché tocca molti aspetti di interesse. Prima di tutto quello della storia dello stabilimento – nato, come molti, grazie alla Cassa del Mezzogiorno, alla fine degli anni Settanta – alla sua specializzazione che ne fa un unicum a livello internazionale nell’organizzazione del Gruppo Johnson & Johnson. Si producono qui i prodotti solidi, le pastiglie, insomma, tra cui alcuni prodotti che sono leader mondiali del settore.

Subito dopo viriamo sulle imprese internazionali. Scaccabarozzi è uno dei componenti del Consiglio delle imprese internazionali della Regione Lazio ed è interessante sentirgli confermare – nelle grandi difficoltà di sistema – la capacità degli stabilimenti italiani di essere unici nelle multinazionali essenzialmente per la qualità del loro capitale umano.

E, finalmente, Scaccabarozzi si sofferma sul ruolo della farmaceutica per l’economia regionale: è qui uno dei grandi volani di sviluppo del Lazio, con una produzione destinata per il 90% all’esportazione. La dinamica di Janssen spiega infatti perché il ruolo del Belgio nelle statistiche dell’export farmaceutico regionale sia così forte: da Latina i prodotti della Janssen vengono esportati in Belgio da dove poi raggiungono tutti i mercati del mondo.

Dopo i numeri la seconda fase: quella della visita allo stabilimento. E cambia il look. Indosso scarpe speciali, una tuta bianca, copri barba e capelli. Ed è così, completamente irriconoscibile, che attraverso prima le ordinatissime linee di produzione in cui vengono miscelati i prodotti e poi, finalmente, il magazzino. Finalmente perché è forse questo l’elemento più impressionante.

Un po’ per l’altezza dello spazio, che dà una sorta di vertigine da cattedrale. E poi per il grado di automazione. Per la prima volta mi sono trovato a camminare in mezzo a robot che prendevano e portavano bancali da una parte all’altra e che, spesso con movenze quasi umane, salivano e scendevano come agilissimi maggiordomi lungo le altezze del deposito.

Finisce qui la visita e, dopo la svestizione, arriva il saluto. Non prima di aver ricevuto un graditissimo ricordo. Con un sorriso mi dicono di aver scoperto una mia passione e mi consegnano un paio di CD della JCband, cover band di Vasco Rossi, composta da dipendenti della Janssen. Una band – ed è già un bel segno –  guidata da Massimo Scaccabarozzi, che, lo si vede, fa convivere due anime: quella del manager e quella di rocker.

All’economia della nostra regione, credo che questo mix possa essere molto utile. Va bene, va bene così!