Una giornata nel reatino

Una giornata nel reatino, tra impegni istituzionali e visite ad aziende che, anche grazie all’aiuto della Regione e dell’Europa, stanno investendo nel loro futuro.

E così la giornata inizia da “Checco al Calice d’Oro” a Rieti, un ristorante attivo dal 1956 che si trova all’interno dell’Hotel Miramonti. A gestirlo è la stessa famiglia che, dopo aver recuperato l’edificio, lo ha trasformato nell’hotel che vediamo oggi. L’erede di questa attività è Francesco Marinetti che porta avanti questa tradizione, tenendo alto l’onore di suo nonno Checco, ritratto in un bel quadro nel salone del ristorante. E infatti il piatto forte qui è la tradizione: in particolare è proprio il carrello dei bolliti, servito su un carrello che è lo stesso che si vede usare a suo nonno Checco nelle foto che decorano il locale. Il “Calice d’Oro” è stato un ritrovo tradizionale a Rieti, un luogo storico attraverso cui è passata la storia della città, ed anche se il ristorante ha vissuto negli anni un calo di affluenza, Francesco è ottimista. “C’è sicuramente una ripresa negli ultimi anni, è tornato a crescere il turismo, soprattutto quello legato ai cammini di fede. Sono questi turisti che compensano il calo legato alla crisi economica e permettono al ristorante di mantenere il proprio successo”. Ma Francesco non ha aspettato. E proprio perché i turisti apprezzano la cucina del ristorante ed in particolare la sua pasta artigianale ha avviato un pastificio. È nato così questo investimento realizzato con il fondo rotativo per il piccolo credito di Fare Lazio, il fondo che la Regione ha istituito con le risorse europee per concedere prestiti a tasso zero fino a 50.000 euro alle PMI. Francesco ha rinnovato le cucine comprando nuovi forni, e ha comprato un’impastatrice, una macchina per la pasta fresca e una gnoccatrice della Pama, una fabbrica di San Cesareo che è leader nazionale in queste macchine, con cui ha avviato un’attività di produzione di pasta artigianale che sta portando soprattutto sul mercato romano. Un’esperienza che gli sta dando grande soddisfazione e che “senza questi finanziamenti non avrei avviato”.

Dopo la prima tappa l’appuntamento è a Piazza della Repubblica per incontrare Enza Bufacchi, combattiva direttrice della CNA di Rieti che mi fa conoscere due reti di impresa promosse dalla CNA e finanziate dalla Regione: Ediconet e Porta Romana. Insieme a Paola Simeoni ed Elisa Santoprete, le due donne che hanno guidato la gestione delle Reti di impresa, mi porta a vedere le strade e il Lungo Velino riqualificato grazie agli interventi delle Reti di impresa ed a conoscere qualcuno degli operatori. La rete di Porta Romana riunisce oltre 60 esercizi commerciali del quartiere che circonda l’omonima Porta ed il finanziamento è servito, oltre che per il decoro e manifestazioni, anche per la realizzazione di un’app che riunisce i diversi operatori della rete ed offre sconti con tecniche dei videogiochi: chi più spende nella rete ha maggiori sconti. Ediconet, invece, è la rete di 32 edicole in tutta la provincia di Rieti ed ha un obiettivo molto preciso: aiutare la trasformazione delle edicole ed esaltarne il ruolo di punti di riferimento ‘per’ la cittadinanza. Servono a questo gli spettacoli organizzati per portare l’attenzione della cittadinanza sulle edicole ed i totem installati davanti a ogni edicola per dare informazioni di interesse pubblico.

Ne esco con l’impressione che si tratta di due reti – tutte ‘al femminile’ – che hanno ben interpretato il bando della Regione con progetti che portano insieme decoro, tecnologia, spettacoli e molta creatività. E che, soprattutto, sono veramente ‘reti’, frutto cioè della collaborazione tra diversi soggetti, pubblici e privati. Complimenti a tutti!

Da Rieti proseguo alla volta di Amatrice e come al solito il tratto di Salaria che si snoda tra Antrodoco e Posta è un bellissimo panorama. La prima fermata è a Torrita Collegentilesco, dove nel Piano di Insediamenti produttivi del Comune di Amatrice si inaugura la nuova struttura che la Regione ha realizzato: uno spazio per permettere a 9 artigiani danneggiati dal sisma di ripartire. Con il Sindaco, il Prefetto e il Questore di Rieti e l’assessore Di Berardino tagliamo il nastro dei nuovi locali di Stefano Privato, ‘il’ fabbro di Amatrice che da oggi ricomincia a lavorare in uno spazio adeguato alla sua attività. E Stefano è pronto a ripartire “grazie ai clienti che mi hanno aspettato” a costruire cancelli e molto altro: gli ordini sono pronti. E, dopo la parte istituzionale, è il momento di parlare di ‘futuro’. Lo facciamo nell’Area del Gusto dove abbiamo riunito commercianti e imprenditori per ascoltare i tecnici regionali illustrare le opportunità di bandi e finanziamenti della Regione Lazio per nuovi investimenti. Un passo importante. Dobbiamo spingere sempre di più per far conoscere le opportunità della Regione. E c’è un bello spirito, spero veramente che verranno domande da questo gruppo di imprenditori coraggiosi, tenaci e in qualche caso anche molto creativi.

Sulla via del ritorno a Roma, ci fermiamo a Fara Sabina, dove Matteo Lupi, un giovane appassionato di birra (e la sua passione è evidente appena parla di malto, luppolo e retrogusti), ha aperto un microbirrificio con vista sul Monte Soratte: il BraveHop. In questi primi due anni di attività, Matteo si è occupato di tutti gli aspetti dell’azienda, dalla fermentazione delle birre, agli aspetti amministrativi, agli aspetti commerciali. Ed oggi la sua birra si trova in molti pub e ristoranti della zona, in qualche sagra di paese della provincia e in un pub di Roma. Ma è solo l’inizio. Proprio in questi giorni, con le risorse ricevute dalla Regione grazie al Fondo per l’Artigianato, Matteo espande la sua produzione grazie all’acquisto di due nuovi fermentatori, un’etichettatrice semiautomatica e altri macchinari necessari a migliorare il processo produttivo, aumentare i volumi di produzione e accedere al mercato romano. Anche in questo caso ci dice Matteo, è una realtà che è nata perché “queste risorse della Regione mi hanno dato l’opportunità di scommettere su questa mia passione”.

Andando via provo a convincerlo a chiamare i suoi prodotti “Birra del Monte Soratte”: ma non c’è storia, Matteo insiste su BraveHop. Si vede che è un ragazzo tenace. Gli servirà.

Ed è così che si chiude la giornata, dal Monte Soratte a Roma la strada è libera, la luce bellissima. È arrivata la Primavera.

Add a Comment