Si parte per Rieti con Franco, la mattina presto. E, come al solito, i primi chilometri sono nella nebbia. Sino a che, a Fiano, non si dirada per lasciare spazio ad un bellissimo sole che ci fa vedere le montagne verso dove siamo diretti.

Oggi è una giornata dedicata alle imprese del reatino. Ma prima di iniziare il giro ci fermiamo a Greccio per vedere come stanno avanzando i lavori della banda Ultra Larga che riguarderanno tutti i Comuni del Lazio e su cui la Regione ha investito più di 150 milioni, per grande fondi europei. Ad oggi sono già partiti 108 cantieri su tutto il territorio. In compagnia del Sindaco Antonio Rosati ci facciamo spiegare come si lavora, quando si sfrutta la linea aerea dell’Enel, come si tengono i rapporti con le amministrazioni.

Devo dire che ne esco con l’idea che sia Open Fiber, sia Infratel stiano facendo un lavoro professionale, prestando grande attenzione al rapporto con i luoghi. Presto visiterò un’altra di queste realtà, magari in una di quelle aree industriali che hanno un bisogno immediato di essere connesse. Lasciata Greccio arriviamo a Cittàducale – nel Consorzio Industriale – dove incontriamo due delle tre imprese di oggi: la Cremerie e la Lombardini Kohler. Due realtà che più diverse non si potrebbe: la prima una piccola realtà della cosmetica naturale, la seconda lo stabilimento italiano di una grande impresa internazionale: il gruppo Kohler.

 

LA CREMERIE

Il nome “La Cremerie” nasce così, un po’ per caso, ma dietro questo nome un po’ francese c’è una realtà molto radicata nel territorio perché, come mi spiega uno dei soci, i prodotti naturali della Cremerie sono basati molto spesso sui ingredienti di questo territorio. Dietro l’impianto industriale c’è, insomma, un piccolo esercito di agricoltori e raccoglitori che portano qui gran parte della materia prima utilizzata. E quindi shampoo, scrub, saponi, creme da barba hanno spesso le proprie origini tra questi boschi. “Nasciamo come un’impresa del settore delle biotecnologie romana, ma ci siamo trasformati e siamo venuti a Rieti quando abbiamo individuato una nicchia di mercato sulla quale scommettere. Ed abbiamo avuto ragione”.

Sì perché i prodotti “La Cremerie” stanno trovando la loro strada in molti mercati: quello dell’ingrosso, quello delle forniture per centri benessere e c’è anche, oramai, una piccola rete di negozi monomarca. Molta attenzione al marketing – come testimoniano le campagne di comunicazione alle pareti – e d’altra parte questo stabilimento, in cui l’impresa si è trasferita due anni fa, oltre a sei locali di lavorazione per filiere ha un centro specificamente dedicato al contatto con i clienti. “Sì, perché molto spesso i prodotti naturali hanno delle specificità che vanno conosciute se si vogliono utilizzare al massimo questi prodotti e quindi organizziamo qui la formazione”.  Insieme a questo c’è la massima attenzione alla qualità, con ogni lotto che viene controllato da una inflessibile biologa prima di uscire dallo stabilimento. “Capisce – mi spiegano – abbiamo un posizionamento di mercato che ci impone di evitare errori”. Ci salutiamo di fronte ad una enorme parete piena di tutti i prodotti. Una gamma ampia che dimostra la forza della Cremerie e la sua capacità di affrontare anche mercati lontani.

 

LOMBARDINI-KOHLER

Un paio di chilometri – il tempo di lasciare Cittàducale ed entrare nel comune di Rieti – ed incontriamo la Lombardini-Kohler uno dei pionieri dell’industria reatina. È infatti nell’epopea della Cassa per il Mezzogiorno a Rieti che va collocato il punto di avvio di questa vicenda industriale. È il 1973 quando i Lombardini – famiglia di imprenditori di Reggio Emilia, leader storici nel settore dei motori – decidono di istallare qui una loro sede nel Centro del Paese. Comincia così – agli albori della vita del Consorzio – l’avventura di questo stabilimento che al massimo del suo successo impiegava oltre 500 persone. Una storia con fasi ben diverse. La prima quella in cui si chiamava Intermotor, la seconda quando prese il nome di Lombardini e quella attuale, in cui dopo l’acquisto di Lombardini da parte del grande gruppo industriale americano, si chiama appunto Lombardini-Kohler.

 

E se, dunque questo stabilimento ne ha viste tante, c’è un punto che rimane fermo. Ed è la qualità, basta vedere l’orgoglio con cui ti mostrano i motori prodotti, come parlano del posizionamento dello stabilimento nel gruppo, come hanno in bella mostra certificati di qualità della Kohler. Come a dire “saremo pure la provincia dell’impero Kohler e lontanissimi dal Wisconsin, ma qui le cose le facciamo seriamente come in tutto il resto del gruppo. E forse anche con quel di più che ci vuole per farsi notare”.

Ed è proprio questa l’aria che si respira in questa fabbrica in cui centinaia di motori vengono confezionati con un’attenzione “sartoriale” alle richieste di ciascun cliente. Ognuno di questi motori, insomma, alla fine è diverso in qualche dettaglio dall’altro.  Ci salutiamo con un impegno. Scriverò a Herbert Kohler, il patriarca di questa famiglia del MidWest, per dirgli di venire a visitare questa provincia dell’impero. Sto già trovando gli argomenti, ma sono sicuro di farlo per raccontargli di questo stabilimento e del clima che si respira, per segnalare l’azione che stiamo facendo nel Lazio proprio sul piano dell’attrazione di investimenti. E poi per la ragione più importante: sono convinto sarebbe lui il primo ad esserne felice.

 

IBM- SISTEMI INFORMATIVI 

Dalla Lombardini-Kohler un ultimo passaggio prima di tornare a Roma. Ed è una tappa secondo me piena di significato. Ci fermiamo in un edificio rosso che fino all’aprile del 2017 ha ospitato la Di.Coma.C., ossia la struttura che nei primi mesi dopo il terremoto del 24 agosto 2016 ha coordinato le attività di assistenza alla popolazione colpita dal sisma. Alcuni operai stanno ultimando i lavori all’ingresso e alla nostra richiesta di informazioni ci dicono di salire al secondo piano per la Sistemi Informativi. Si tratta di un progetto che abbiano seguito molto da vicino in assessorato, aiutando l’IBM a scegliere e poi accompagnandola ad inserirsi nel contesto reatino.

E penso di poter dire che abbiamo fatto bene. Prima di tutto perché a regime sarà uno dei diciassette centri di eccellenza dell’IBM in Europa, luoghi in cui si radunano dei team che lavorano per filiere tematiche sui settori all’avanguardia: dalla cyberscurity, al turismo, dal fintech, alla pubblica amministrazione. E poi perché è un grande innesto di innovazione per Rieti che penso potrebbe attivare ricadute in termini di investimenti e sul piano occupazionale. Ed in questo senso basta guardare i volti delle ragazze (ancora un poche, coraggio candidatevi!) e dei loro compagni di lavoro, per capire lo sprint che queste intelligenze che stanno lavorando in Sabina potranno dare. Al lavoro sono già in 50, presto ne arriveranno altri 80 per quali sono già in piedi processi di valutazione che a breve permetteranno di completare la pianta organica di questo nuovo spazio. Ed effettivamente la palazzina è pronta ad accoglierli in sale di lavoro e di riunione.

Me ne vado con la piccola soddisfazione di aver contribuito a questa scelta. Solo pochi mesi fa l’incontro con un simpatico irlandese che in qualche modo aveva verificato il livello di patronage politico, la verifica amministrativa, la decisione. E dalla carta poi ecco qui. Bene, è una delle volte in cui questo passaggio è stato rapido e la realtà è arrivata presto: ed è una realtà giovane e innovativa. Va bene così!