Giro delle imprese tappa #23: IRBM Science Park SpA a Pomezia

A Pomezia, accanto alla Pontina, un grande edificio degli anni ottanta con la scritta IRBM nasconde una delle grandi eccellenze della ricerca della nostra Regione.

Sì, perché qui in questo vero e proprio campus nato nel 1990 dalla collaborazione tra la Sigma Tau di Claudio Cavazza e la Merck sharp & Dhome  si è fatta la storia della ricerca, non solo italiana. E’ qui, ad esempio, che è nata la cura per l’AIDS con il farmaco Isentress, il cui principio attivo, il raltegravir, blocca il progredire dell’HIV; è qui che sono nati vaccini essenziali come quello contro l’Ebola o trattamenti importanti contro l’epatite C; ed è ancora qui che si sta lavorando alla molecola che promette di eradicare l’epatite b e si sta conducendo la battaglia per ottenere una terapia contro il virus Zika. Ma qui il centro sta anche conservando ed implementando un’importantissima collezione di composti chimici che il Centro sta mantenendo ed implementando e l’eccellenza sta tutta nella capacità di screening computerizzato. Perché l’obiettivo è quello di mettere le molecole raccolte a disposizione delle attività di ricerca delle università italiane ed europee. Chi fa ricerca, insomma, trova in IRBM un base unica su cui lavorare.

“Tutto merito del capitale umano”, ci dice Piero Di Lorenzo, il manager che alla fine del primo decennio degli anni Duemila ha acquistato questo research centre che è un unicum a livello nazionale. E la chiave del tutto sta proprio nella qualità del capitale umano: “Vede Manzella, noi competiamo con il mondo per assicurarci i migliori cervelli, si gioca tutta qui la partita”. E’ questa l’ottica con cui il centro di ricerca conduce un’attività veramente globale: “La ricerca oggi non ha confini, ed il nostro business ci impone di cercare opportunità di investimento in tutto il mondo, spesso guidati dal passaparola e dall’intuizione dei nostri scienziati. Ma proprio perché guardiamo a tutto il mondo, posso dirle che la qualità dei nostri laureati e dei nostri scienziati è altissima”.
Un manager che parla di scienza con passione e vedendone il lato economico ed organizzativo, questa la specificità di IRBM, un centro che ha due anime chiaramente distinte. Da un lato la famiglia Di Lorenzo, padre, figlia e genero, tutti manager e legali, e, dall’altra, la comunità degli scienziati: biologi, chimici e farmacologi che lavorano in questo stabilimento enorme costuito nel 1990 ma mantenuto all’avanguardia con continui investimenti. Una comunità di oltre 200 ricercatori, con una componente femminile che supera il 65%, ed in cui sono molti i ‘cervelli di ritorno’: chi da New York, chi da Houston, chi da Cambridge. Ed è qui, forse, nella capacità di dialogo tra queste due anime, la vera alchimia di questo Centro. Lo si capisce quando al gruppo che ci accompagna nella visita si aggiungono Carlo Toniatti, direttore scientifico, e Vincenzo Summa, direttore del settore chimico. Lo si capisce perché camminare con loro attraverso i corridoi del centro significa sentire come la forza dell’IRBM stia proprio nello scambio tra le diverse anime e nel sommarsi dei punti di vista. “Manzella, spesso uno scienziato viene da me e mi dice, ‘Presidente, secondo me dobbiamo investire su questa linea’. A quel punto ci  consultiamo, valutiamo, capiamo se e come il nostro intervento possa essere redditizio. E da lì decidiamo. Sono scelte difficili, perché basta molto poco a trasformare un investimento con prospettive di grandi risultati in un nulla. Per questo è essenziale l’interazione con gli scienziati. Solo così puoi fare le scelte giuste”.

Allo stesso modo è essenziale l’interazione tra gli scienziati stessi. Per capirlo basta osservare il confronto tra biologi e chimici e sentire dalla loro viva voce la ricostruzione del modo in cui qui si è trovato il principio attivo del farmaco contro l’AIDS. Un continuo dialogo tra qui e gli Stati Uniti, tentativi e tentativi e poi, finalmente, la scoperta della molecola decisiva da parte della dott.ssa Alessia Petrocchi, una donna che ci saluta con aria mite e simpatica e che ha contribuito a cambiare la vita di milioni di persone. “La soddisfazione maggiore – mi dice il responsabile chimico – sono stati i pazienti affetti da HIV che sino a qualche settimana prima erano in attesa della fine, che hanno provato il farmaco e che oggi ti dicono che la tua scoperta ha salvato la loro vita. Sono sensazioni che ripagano di tutto”. Lo stesso che è accaduto con l’Ebola e il milione di vaccini ordinati dall’OMS all’IRBM nel 2015. “Stiamo lavorando nel futuro. Le nostre scelte hanno orizzonti di 5, 10 o anche 15 anni. Ma io sono fiducioso, il gruppo che abbiamo è veramente di livello mondiale. E spesso decide di rimanere qui, perché abbiamo costruito il contesto giusto”. Una visita che non dimenticherò, non capita tutti i giorni di incontrare persone che stanno “cambiando le cose” e che ti parlano con tanta semplicità.

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