Giro delle imprese tappa #25: Saxa Gres

La Saxa Gres in pochi anni è diventata un simbolo italiano. È una storia di recupero di industrie che stavano fallendo, di economia circolare, di made in Italy. Ingredienti che fanno di Francesco Borgomeo un personaggio pubblico, oramai chiamato in tutto il Paese a raccontare questa vicenda. Ed è proprio per questa “pubblicità” che ho tardato a venire sino in Ciociaria a visitare i due stabilimenti di Anagni e Roccasecca – il terzo è in Umbria, a Gualdo Tadino – di questo gruppo specializzato nella produzione di gres porcellanato nelle sue forme più diverse, dalle piastrelle sino al sampietrino, in cui la Saxa Gres è leader mondiale.

Quello in cui ci incontriamo di Anagni era lo stabilimento della Marazzi Sud, la partecipata del gruppo aperta nel 1961 grazie alla Cassa per il Mezzogiorno e che, nel 1971, sarebbe divenuta Aree Industrie Ceramiche. Ed ancora se ne vedono le tracce. Sia in alcuni macchinari che resistono al tempo, sia nelle fotografie negli uffici di Borgomeo e nello stemma pieno di riferimenti religiosi (“Marazzi era un devoto ed arrivò qui, insieme alla Bonollo, proprio per suggerimento di un sacerdote loro conterraneo che aveva scoperto questo territorio”), sia nelle leggende attorno alla foresteria in cui pare abbiano vissuto per mesi Mogol e Battisti, amici di Piergiorgio Marazzi, pronipote del fondatore. “La Marazzi era chiusa da anni, vandalizzata e svuotata, e noi siamo rientrati, abbiamo ripreso le linee, fatto investimenti importanti, ricominciato a lavorare. Ed è qui che produciamo il gres più sottile, sino a 4 centimetri di spessore, con cui facciamo piastrelle ma anche tegole su cui montiamo impianti fotovoltaici, un prodotto sul quale crediamo. Oggi lavorano qui circa 110 persone, molte delle quali sono quelle che erano in cassa integrazione e che abbiamo fatto rientrare. E se si guarda, utilizziamo ancora le intuizioni di Marazzi: ad esempio le modalità di impasto, la vetrificazione e la cottura. Era un genio, non si discute”.

Dice così Borgomeo, mentre attraversiamo questo stabilimento tra depositi di lastre di gres pronte ad essere ritirate e macchine che 24 ore al giorno creano la mescola, impastano, pressano, colorano, essiccano e poi mettono in forma migliaia e migliaia di lastre ogni giorno. “Siamo in utile quest’anno, ma il vero punto di svolta sarà la possibilità di utilizzare per l’impasto le ceneri smaltite dall’impianto Acea di San Vittore. Un passaggio che ci darà due vantaggi: il primo una materia prima a questo punto a bassissimo costo e, in secondo luogo, il marchio Green, che vale moltissimo specialmente nei mercati esteri, in cui vendiamo il 95% della produzione”. E mentre camminiamo tra dipendenti ad ognuno dei quali Borgomeo dice qualcosa, incontriamo due ragazzi africani, con due larghi sorrisi. Sono Billo e Nicolas e vengono dalla Guinea. “Me li hanno segnalati dal Cara di Castelnuovo di Porto, sono due ragazzi eccezionali, uno è un ingegnere ambientale e l’altro un bravissimo meccanico. Storie difficili e una gran voglia di farsi avanti”.
Mentre ci avviciniamo alle automobili nel parcheggio per andare a Roccasecca vedo una serie di lastre di gres con volti e citazioni di persone famose, da Vasco Rossi a Senna, passando per Lucio Dalla. “Sono esempi di quello che si può fare con il gres porcellanato – che alla fine è un foglio di carta su cui si può stampare qualunque cosa – e poi sono frasi che voglio che ispirino i lavoratori. E devo dire che ci stiamo riuscendo”.I 40 minuti di macchina sino allo stabilimento di Roccasecca servono a conoscere meglio questo imprenditore “anomalo”. Ed effettivamente il curriculum racconta molto di Francesco Borgomeo. Laurea in filosofia alla Università Gregoriana, avi gesuiti, una lunga storia nella consulenza aziendale con la specializzazione nel recupero dalle crisi fino alla decisione di diventare imprenditore e l’arrivo in Saxa nel 2010. “Ho visto subito un grande potenziale e mi ci sono buttato, finanziando il tutto con “i miei risparmi”, emissioni obbligazionarie e fondi di investimento stranieri specializzati nell’economia circolare. È un bel mix di tradizione e territorio e finanzia cosmopolita, insomma”. A Roccasecca il grande stabilimento in cui sino a due anni fa la Idealstandard produceva sanitari ospiterà a regime più di 200 lavoratori che saranno specializzati nel sampietrino dai 5 ai 6.5 cm, quello che sul mercato ‘tira’ di più. “Qui siamo entrati quando la vecchia proprietà aveva deciso di chiudere – mi racconta – Abbiamo eliminato le vecchie linee di produzione per sanitari, stiamo allestendo le nuove linee per il sampietrino e abbiamo riconvertito il personale che era specializzato nella produzione di sanitari. Siamo già soddisfatti: una linea già funziona, l’altra è in fase di finalizzazione e i sampietrini che escono da qui sono testati uno per uno: a martellate”. Ed infatti alla fine della produzione ci sono dei testatori che con il martello provano la ‘resistenza’ dei sampietrini. E sono veramente mazzate. Ci lasciamo con la raccomandazione che l’amministrazione risponda alla stessa velocità delle imprese: “vede Manzella, noi oggi siamo leader al mondo nel sampietrino in gres porcellanato, però i turchi hanno cominciato a produrlo e c’è un secondo produttore cinese. Siamo in vantaggio ma per mantenerlo dobbiamo accelerare. Ed in questo avere un’amministrazione che cammini al nostro passo è essenziale, la competitività delle imprese dipende oramai da questo: velocità delle autorizzazioni, capacità di aiutare le imprese ad andare all’estero, promozione di incontri con altre imprese. E poi le infrastrutture”. Ci salutiamo ed esco da questa visita con una responsabilità, quella di aiutare imprenditori come Borgomeo a realizzare i loro obiettivi, perché aiutare loro significa dire ai mercati che il Lazio è una terra di impresa in cui possono accadere le cose più folli e più semplici: avere un’idea, chiamare a raccolta fondi esteri e cogliere le possibilità europee, investire in macchinari, riprendere il filo delle storie di impresa e quelle dei lavoratori, creare un clima favorevole e inclusivo e fare profitti. Il tutto nel segno dell’economia circolare, dando una nuova vita a rifiuti che, sicuramente, sarebbero finiti in luoghi peggiori dei bellissimi oggetti prodotti ad Anagni e Roccasecca. Molto peggiori.

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