Giro delle imprese tappa #26: Aguzzi, Inalca, Tautel

Fratelli Aguzzi 

La prima fermata di questa tappa è la Fratelli Aguzzi, un’impresa che è una bellissima storia iniziata più di 40 anni fa, quando Gino, mette a disposizione dei suoi tre
figli, Camillo, Settimio e Maurizio, alcuni pezzi della sua azienda agricola Tre fratelli che nascono come fabbri e che si specializzano in pezzi speciali per acquedotti e piccole commesse per società di costruzione come la Provera & Carrassi e la Trevi L’attività cresce e, grazie alla Cassa per il Mezzogiorno, nel 1983 le attività dei tre fratelli si trasferiscono in un capannone, ed è lì che si comincia la produzione di tubazioni in acciaio di grande diametro Una scelta che fa crescere la Aguzzi che oggi è una realtà con 30 dipendenti, un fatturato di quasi 7 milioni di euro e impianti di produzione che coprono un’area di circa 60000 metri quadrati. E la visita in questo stabilimento dell’area industriale di Rieti si svolge, effettivamente, in mezzo a tubi di ogni forma,
che danno l’impressione di una serie di istallazioni di arte contemporanea Sono tubi destinati ad oleodotti, a grandi infrastrutture acquedottistiche, strutture lunghe a volte migliaia di chilometri: in Italia e all’estero Con commesse che sono oramai per le più importanti aziende del settore – da Condotte SpA ad Astaldi, e, ogni tanto, per clienti speciali: basti pensare che parte dell’acceleratore del Cern di Ginevra è realizzato con i tubi prodotti nel Reatino Gli Aguzzi hanno, infatti, una specializzazione che ne fa uno degli attori più importanti al mondo in questo settore: quella dei tubi rivestiti, capaci di resistere a pressioni e temperature estreme Ed è così che – oltreché in tutta Europa – potete trovare i loro tubi in paesi lontani: dalla Guinea Bissau all’Egitto, dal Venezuela a Santo Domingo  “Siamo cresciuti negli anni, in maniera costante, ed oggi siamo tra gli attori più importanti a livello internazionale Penso che abbiamo ancora margini importanti di crescita, ma bisogna sempre stare all’erta, la competizione è forte”: a parlarmi così è il patron dell’impresa, Camillo Aguzzi, che oggi la guida insieme alla nuova generazione, i suoi due figli, Andrea e Arianna, ed i figli di suo fratello Settimio, Francesco e Chiara, determinati a continuare questa azienda nei prossimi anni Il tutto tenendo ben salde le origini contadine Quando ci salutiamo, Camillo e suo figlio Andrea mi indicano il vecchio carrettino che è all’ingresso, proprio accanto ad un pezzo del tubo ad altissima tecnologia realizzato per il CERN: “vede Manzella, le abbiamo parlato dei nostri tubi, di come lavoriamo l’acciaio, dei Paesi lontani in cui siamo, ma questo carretto di mio padre Gino significa che in tutto questo non dimentichiamo i nostri valori e la nostra storia” Ed effettivamente mentre guardo questi pezzi della storia degli Aguzzi messi uno accanto all’altro, mi dico che non stona affatto questo accostamento e che è anzi un bel modo di affrontare i tempi nuovi in cui siamo immersi. 

una delle condutture prodotte da Aguzzi

Inalca (Gruppo Cremonini) 

È da tempo che mi parlano della Inalca di Rieti, parte del Gruppo Cremonini, leader italiano (e non solo) della carne, azienda che rifornisce il circuito della Grande distribuzione organizzata italiana oltre a numerosi clienti internazionali Uno stabilimento in cui si produce carne in scatola che arriva sulle tavole italiane Nascono qui la famosa “Montana”, la “Manzotin” di cui tutti ricordiamo il ‘motto’ “Manzotin, apri e gusta”, e prodotti che ‘viaggiano’ sotto altri marchi della grande distribuzione.

Uno stabilimento storico – anche questo nato con le risorse della Cassa per il Mezzogiorno – che oggi impiega 200 addetti e in cui si svolge tutta la filiera della produzione di carne in scatola Partendo dalle carcasse, che entrano qui da allevamenti localizzati nel Centro e nel Sud Italia, sino alle confezioni di carne in scatola che si dirigono sugli scaffali dei supermarket italiani e non solo “La gente non lo sa, ma il 100% della carne in scatola prodotta in Italia è prodotta nel Lazio Da noi e dai nostri concorrenti ad Aprilia”: a dirmi così, mentre attraversiamo questo grandissimo stabilimento nato negli anni Settanta, è Antonio Caprioli, responsabile di produzione e memoria storica di questo sito industriale “Il vero cambio è stato all’inizio degli anni ottanta, con l’ingresso di Cremonini, lì tutto a quel punto è cambiato, con una organizzazione di grande efficacia E oggi siamo leader di questa produzione, anche grazie alla qualità di questo stabilimento” E sono effettivamente colpito dalle dimensioni della Inalca – 123000 metri quadri di superficie totale, di cui 35000 coperti – in cui si alternano grandissime celle frigorifere, ognuna con centinaia di carcasse; lavorazioni di tipo artigianale come quelle dei tagliatori e di chi va a catturare la carne in ogni carcassa per non sprecarla; sino ad isole tecnologiche in cui processi di automazione spinta permettono di raggiungere ogni anno la cifra abbastanza impressionante di circa 130 milioni di scatolette prodotte Ma non ci sono solo scatolette Oltre alla carne qui si produce anche l’estratto di manzo, poi utilizzato dalle più grandi aziende produttrici di insaporitori e altri prodotti Numeri, brand che sono di casa per milioni di italiani, ma anche moltissima attenzione alla qualità: “vede Manzella, la vulgata è che nelle scatolette ci vada carne di seconda qualità Ecco, proprio non è così, questi sono prodotti di livello, controllati e verificati uno per uno Ed in più qui stiamo attenti anche alla sostenibilità Già dal 2007 questo stabilimento ha iniziato un percorso di autoproduzione di energia elettrica per diminuire il consumo energetico non sostenibile ” Non solo, quello che mi sottolinea Caprioli è l’importanza che Inalca attribuisce ai percorsi di formazione dei dipendenti: “qui la regola sono 6 ore di lezione al giorno per 6 mesi, corsi in cui i lavoratori imparano tutto: dalla fase del disosso della carne alle lavorazioni successive fino a prodotto finito, solo nel 2009 sono state formate in questo modo e assunte altre venti persone” Una realtà produttiva dinamica, parte di un Gruppo che è ai primi posti a livello europeo e mondiale nella produzione alimentare e che in Italia è da decenni sinonimo di carne, in qualsiasi sua forma Ed uno stabilimento che mi ha fatto attraversare atmosfere che vanno dalla macelleria allo stabilimento 40 Da oggi guarderò alle scatolette con sguardo diverso: questo è sicuro. 

una passaggio della linea di produzione Inalca

Tautel 

Solo qualche minuto alla guida ed arriviamo alla Tautel, nello stabilimento di quella che si rivelerà una delle più belle
storie di questo viaggio nell’impresa laziale La Tautel è, infatti, una superstite della grande tradizione dell’elettronica reatina C’era, infatti, un tempo in cui qui a Rieti, attratte dalla Cassa per il Mezzogiorno, c’erano realtà di grandissimo valore La Texas Instruments e la Alcatel su tutte Poi la crisi, le delocalizzazioni, gli esodi dal lavoro Ma Dino Miluzzi – manager dell’Alcatel – non si perde d’animo E, così, individuata una nicchia di mercato – quella delle riparazioni delle schede – riprende alcuni dei suoi colleghi, organizza una società e insieme fondano la Tautel In pochi anni è una realtà che cresce, sino alla situazione di oggi: 22 lavoratori, una clientela di sempre maggiore qualità, con nomi che vanno da Fastweb a Tim, a Vodafone Il tutto grazie ad un’expertise che affonda la propria ragione nella tradizione industriale di questo territorio, semplicemente perché, come dice Meluzzi, “noi lavoriamo per tutti i principali gruppi di telecomunicazioni, per una ragione banale: per riparare le schede ci vuole una capacità tecnica che non sono in molti ad avere” Ed effettivamente muoversi in questi locali dà il senso di un’azienda in cui tutti sono all’opera: chi riguardando dei complicatissimi circuiti, chi verificando al microscopio i problemi di una scheda, chi contattando un cliente Su tutti controlla Miluzzi, che ha una naturale autorevolezza, che emerge nel modo calmo in cui parla con i suoi colleghi e collaboratori mentre me li presenta Ed è una storia che continua, con una appendice inaspettata La Tautel si sta ampliando ed ha scelto, per farlo, il vecchio stabilimento Alcatel, uno spazio che sembra fermo nel tempo: al momento della chiusura dell’azienda. E così, in una situazione un po’ surreale, ci ritroviamo nelle stanze abbandonate del vecchio stabilimento a camminare in un’altra era, con lettere, libri, giornali e calendari che riportano all’inizio degli anni 2000 Ma subito accanto a queste stanze ci sono quelle in piena operatività, e in particolare il grandissimo open space che stanno rimettendo in sesto i lavoratori Tautel, molti dei quali ex Alcatel Si stanno improvvisando carpentieri ed elettricisti, ma si vede che sanno dove mettere le mani, anche fuori dalle schede E, devo dire, in questo rimettere a posto le cose c’ è un grande entusiasmo; si sente che per molti è un ‘ritorno a casa’ “Siamo contenti e contiamo di inaugurare tra pochi mesi Conto di averla con noi”, mi dice, salutandomi, Meluzzi Ed effettivamente voglio esserci Perché questa storia parla di capacità, di tenacia, di vocazione territoriale e, un po’ anche di rivincita E a me le rivincite piacciono molto. 

tecnici Tautel al lavoro

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