ItaliaImpresa 4.0 Umbria

 Fucine umbre

Il viaggio comincia con Terni. E forse non è un caso. Terni è una città simbolo dell’impresa italiana, della manifattura. Una città che era la Manchester del nostro Paese sino agli Sessanta, sino a quando, come mi ha detto il barbiere Franco nel centro storico, “qui si facevano in un giorno metà degli ordini di tutto un anno, mi raccontavano i rappresentanti” Ora non è più così. Terni è entrata da anni in una situazione di crisi legata al destino delle acciaierie, ma la tradizione manifatturiera continua a vivere in realtà come la “Fucine Umbre”, una azienda che produce componentistica per il settore aeronautico. A guidarla è Antonio Alunni, un uomo con una grande energia che avevo già incontrato a Le Bourget in occasione della mostra aeronautica del 2019. E’ lui a portarmi in tutta l’azienda ed a raccontarmi una storia di impresa che nasce negli anni 30 del secolo scorso, quando il nonno era il principale fornitore di macchinari per l’industria di tutta l’Umbria. E se il passo per diventare industriale è stato del padre di Antonio, l’espansione è frutto del lavoro di questo umbro-caldeo, si perché la madre di Alunni è iraniana, di stirpe Caldea: “mio padre prima di fondare la Fucine Umbre lavorava nel settore petrolifero, ed in Iran una sera conobbe mia madre. La settimana dopo chiese la mano a mio nonno. Lei accettò e si trasferì a Terni. Una storia da film”. E forse questa indole un po’ avventuriera e aperta al mondo viene ad Alunni da questa origine, perché l’avventura di Fucine Umbre parla di espansione su mercati diversi, con produzioni che diventano i carrelli di alcuni degli aerei più importanti nel mondo. Un successo frutto di un’attenzione maniacale al prodotto, di uno spirito di squadra, di una relazione stretta con il mondo della ricerca. E delle capacità relazionali di Alunni: “il contratto più importante è frutto del caso, in una fiera sono passati i Capi di uno dei grandi player mondiali e hanno cominciato a guardare i miei prodotti. Mi sono fatto avanti e da lì è nato un rapporto che potrebbe cambiare i prossimi anni della mia azienda. Anzi, lo sta già cambiando”. Un’impresa antica e giovanissima, in cui si lavora sotto gli occhi di grandi personaggi – da Mandela a Churchill – perché ogni reparto ha una foto con un frase motivante: “sono aforismi che a me hanno insegnato molto e penso possano essere d’ispirazione anche per le persone che lavorano con me”. Ed è vero, sono frasi che motivano, mi dico andando dietro a quest’uomo alto che corre tra macchinari e stampi che vanno dal 4.0 al più tradizionale, dal laboratorio digitale a luoghi che sembrano fucine di Efeso in cui la produzione segue regole antiche di secoli. Sì, guardando questi operai che ci salutano e ci raccontano il mestiere, qui la tradizione del metallo è ancora forte, mi dico. Ed è una tradizione che dobbiamo preservare, perché è da qui, dalla qualità di queste produzioni, che nasce il nostro vantaggio competitivo: quello che ci fa entrare, come in questo caso, in filiere della produzione che hanno la loro testa anche molto lontano di qui, lontano da queste Fucine così piene di storia.

una delle fucine

Meccanotecnica Umbra

Da Terni a Campello sono una quarantina di chilometri di treno. Si passa la Somma, ci si immerge nell’appennino che diventa subito selvatico e poi si scivola nella dolcezza della valle spoletana. Campello sul Clitunno è un luogo un po’ magico, ci si sente ancora la voce di Carducci e l’aria dei Longobardi (è sito Unesco da molti anni per la bellezza del suo tempietto). Il tutto in mezzo alla fascia olivata che da Spoleto arriva ad Assisi, senza interruzione. Ed è qui che è localizzata la Meccanotecnica Umbra, un’impresa con una storia di passato e di futuro e che per molti versi ha anticipato i tempi. Sì perché la Meccanotecnica nasce nell’Italia degli anni Sessanta, in cui ci si pone il problema di portare l’industria in luoghi in cui non c’era. Questo il pensiero della Contessa Maria Sole Agnelli, sorella dell’Avvocato, che trasferitasi a Campello per motivi ‘matrimoniali’ e divenuta sindaco, decide di stimolare l’imprenditoria creando una zona industriale ed aiutando dei giovani di Campello a crederci. “Certo, avere l’aiuto della Fiat, ci ha da subito aiutato ed è stata, soprattutto una grande lezione di professionalità. Che ancora portiamo dentro”. Mi dice così, con uno sguardo curioso e deciso allo stesso tempo, il cavaliere del lavoro Alberto Pacifici che di questa impresa è stato il fondatore, insieme a Fulvio Ginobri, Concezio Strapelli e successivamente al Conte Rovero Campello, e ai  giovani di Campello su cui la famiglia Agnelli scommise nel 1966. Con successo. La Meccanotecnica in questi anni è diventata, infatti, un a cosa molto seria. Una vera e propria “multinazionale tascabile” che ha 700 dipendenti e 80 milioni di fatturato, ha stabilimenti in Svezia, Brasile, India, Canada, Germania, Stati Uniti, Cina, serve produttori di auto (35% del mercato mondiale), di macchinari industriali, di elettrodomestici (50% del mercato mondiale) di tutto il mondo. Il segreto sta in un piccolo pezzo essenziale per evitare perdite di acqua nel motore in cui è leader globale: la tenuta meccanica per pompa acqua. Una leadership frutto di una grande attività di ricerca e collaborazione con Università, di ossessione per il cliente, di un investimento costante nell’acquisto di macchinari.  E, lo si vede bene in questa stanza in cui sono affiancate le diverse generazioni di strumentazioni. A partire da quelli più tradizionali a quelli acquistati anche grazie ad Industria 4.0 e che hanno cambiato la produttività dell’azienda. Come mi dice Pacifici “Industria 4.0 ci ha permesso di investire, per noi è il programma di politica industriale più importante e, mi raccomando, va rafforzato”. Ma insieme alle macchine ci sono gli uomini: “per noi la formazione è la ricerca sono pezzi essenziali, passa per il capitale umano la nostra competitività e ci continuiamo ad investire, promuovendo collaborazione e cercando di far passare la nostra cultura d’impresa su questo territorio”. Oggi al timone ci sono i figli dei fondatori, ognuno con un suo ruolo preciso e con la volontà comune di far crescere il gruppo: “le grandi case vogliono produttori veloci e sempre più vicini, perciò dobbiamo stare sul mercato globale, infatti  in questi anni e nei prossimi valuteremo una nostra ulteriore espansione, ma la testa del gruppo è saldamente qui: nel cuore dell’Umbria”. Così dice Carlo Pacifici, oggi direttore generale e amministratore delegato, mentre ci salutiamo. Ed effettivamente a tutte le cose a cui mi ha fatto pensare questa visita c’è anche l’importanza del passaggio generazionale per continuare a dare solidità ed energia a realtà d’impresa come Meccanotecnica Umbra.

l’esterno dello stabilimento

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