ItaliaImpresa 4.0 Firenze

Baker Hughes 

Nuovo Pignone è un simbolo dell’industria italiana. Nel senso più pieno. A Firenze la fondò nel 1842 Pasquale Benini, che dalla produzione di cappelli di paglia puntò sulla metallurgia a seguito delle forti difficoltà del settore in quegli anni. Da allora ha avuto un ruolo centrale nell’industria italiana. Al punto che Giorgio La Pira, storico Sindaco di Firenze, nel mezzo della più grave crisi della storia dell’impresa, fece un sogno che lo portò ad intervenire presso Enrico Mattei per risolvere la vertenza, cosa che avvenne grazie all’acquisto dell’azienda da parte di Eni. Da allora di strada ne è stata fatta e da qualche anno la proprietà di Nuovo Pignone non è più italiana. Nel 1994, durante la grande stagione delle privatizzazioni, infatti, fu acquistata da General Electric ed è stata per anni la produttrice di compressori e turbine dell’intero gruppo statunitense per l’industria del petrolio e del gas. Dal luglio 2017 fa parte di un’azienda indipendente, Baker Hughes di cui, ad oggi, General Electric detiene una quota di minoranza. Se il capitale è straniero, la testa della società, però, è tutta italiana: “Vede Manzella, all’inizio abbiamo avuto una forte iniezione di manager provenienti da General Electric. E’ stato un processo virtuoso di collaborazione ed apprendimento reciproco, ognuno con le proprie caratteristiche! Noi, già molto forti sulle competenze tecniche e di prodotto, abbiamo avuto l’opportunità di crescere ancora di più sulla parte di governance dei processi aziendali e di visione globale del mercato. Poi negli anni il management è tornato ad essere sempre più italiano”, mi dice così Paolo Ruggeri, responsabile delle relazioni istituzionali di questa impresa che ha il suo quartier generale e lo stabilimento principale (sono cinque in tutta Italia) ancora nella città in cui fu fondata: uno stabilimento di 355.000 mq, per lo più adibiti a sito produttivo, che anche qui è un mix di 4.0 e macchinari tradizionali. Il lavoro delle oltre 4.000 persone impiegate a Firenze produce turbine, compressori e altri macchinari per il settore dell’energia (principalmente per i sistemi di liquefazione del gas naturale), che vengono spediti in tutto il mondo, con clienti che vanno dalle maggiori compagnie petrolifere alle grandi società dell’energia. Una leadership che è frutto di uno sforzo costante, che da Firenze coinvolge direttamente tutti gli altri grandi centri del gruppo Baker Hughes nel mondo. “E’ un processo continuo di ricerca, adattamento e sviluppo di nuovi prodotti, di tecnologie e di processi produttivi: ne è un esempio l’introduzione, in linea con i principi di Industria 4.0, delle stampanti 3D, che sono la nuova frontiera per la realizzazione e il miglioramento di alcune delle parti più complesse delle nostre turbo-macchine”. A parlare è Paolo Noccioni, che segue tutta l’area di innovazione, a capo di un team di ingegneri e tecnici specializzati che guidano e “customizzano” macchine capaci di realizzare componenti di altissima tecnologia per i nuovi prodotti. 

Questa è una delle nuove sfide che parte da questi stabilimenti carichi di storia. Un passaggio che è anche frutto di una collaborazione con le istituzioni: dai bandi regionali con fondi europei, ai progetti di formazione, ai grandi programmi di ricerca e sviluppo cofinanziati dal Mise e Regione Toscana (ad esempio, Galileo con €200 milioni di investimenti). 

Ci lasciamo con l’obiettivo di una nuova visita, anche in vista di possibili ulteriori investimenti e collaborazioni, e con il senso di un’impresa che, nonostante i passaggi societari, rimane fortemente italiana e porta nel mondo la storia e i valori di qualità della nostra tradizione. Conclude Paolo Ruggeri: “Noi pensiamo che in questi anni sia stato il capitale umano la nostra grande forza. E stare in una grande multinazionale è stata una nuova sfida, che ci ha aiutato a farlo crescere ancora di più”. 

una parte del ciclo produttivo

Electronic Engineering

Dopo la grande multinazionale è il turno di una realtà più piccola che anche lei ha investito in Industria 4.0. La El.En. (Electronic Engineering) è a Calenzano, ed è una produttrice di laser. Detta così, sembra qualche cosa di poco interessante, ma, come spesso accade, se ci si avvicina alle cose si scoprono cose di grande interesse. E questo è proprio il caso di quest’azienda, che nasce nel 1981 ed in pochi anni cresce sino a divenire una media impresa quotata alla Borsa Italiana, nel segmento Star, sezione Mid Caps) in cui lavorano più di 400 persone, e che è al centro di un gruppo che conta più di 1500 persone e fattura oramai circa 400 milioni di euro, esportando il 75% della sua produzione. Ed è già l’origine a dirci che siamo di fronte a qualcosa di speciale. El.En. nasce, infatti, dall’intuizione di Leonardo Masotti, un professore universitario di Firenze all’avanguardia nello studio del laser e di un suo brillante allievo, Gabriele Clementi (che è ancora il Presidente della società). I due decidono di mettere su una fabbrica di macchine laser, intuendo le potenzialità di questa tecnica per gli utilizzi più diversi. Da allora è la storia di una crescita continua: ci sono le macchine laser per uso medico, che sono commercializzate con marchi come Deka presente in più di 100 paesi al mondo o Elesta, specializzata in uso laser per interventistica; quelle per uso industriale, che portano nelle imprese dei più diversi settori la potenza di questa tecnologia; quelle per la conservazione artistica, perché El.En. è stata tra le prime realtà a capire le potenzialità del laser per il restauro dei beni culturali ed ha contribuito – con il marchio Light for Art – a lavori come la facciate bronzee delle porte del Battistero di Firenze, 

Queste macchine, spesso bellissime, fanno di El.En. il sesto produttore mondiale di laser, una eccellenza italiana un po’ nascosta, se vogliamo, in cui si costruiscono macchine che trovate nelle imprese, nelle cliniche e negli ospedali e nei centri estetici di tutto il mondo. Un business che è legato a doppio filo con la ricerca che è, come detto, all’origine e rimane al centro dell’attività di El.En. con un rapporto continuo tra progettisti, utilizzatori, tecnici e un impegno di circa 100 ricercatori nell’intero gruppo. A spiegarmelo è Paolo Salvadeo, un manager tutto di un pezzo che viene dalla Lomellina (Vigevano) e che sta rilanciando questo stabilimento, che l’anno prossimo crescerà ancora. “Noi siamo in una rincorsa continua per soddisfare i clienti e fare macchine sempre migliori. In questo Industria 4.0 ci ha aiutato ad investire, ma abbiamo di fronte altre sfide, queste più di carattere regolatorio e certificativo. E’ essenziale che la politica eviti di fare regole che ostacolino la crescita, oltre che contrarie al buonsenso”. Me ne vado con la sensazione di aver scovato una realtà di grande valore. La pista degli investimenti 4.0 è quella buona per arrivare a conoscere imprenditori che investono e che chiedono una politica che li aiuti ad essere sempre più competitivi: sostenendo in tempi rapidi investimenti qualificati e dando regole semplici ed in linea con i cambiamenti del mercato.

parte del ciclo produttivo di Electronic Engineering

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