ItaliaImpresa 4.0 Bolzano

VOG Products

Arrivo a Bolzano con il treno e ad attendermi alla stazione c’è Stephen Pan, un uomo alto e con un volto aperto. Per molti anni è stato il Presidente di Confindustria Bolzano ed oggi è vicepresidente nazionale, ma ha voluto accompagnarmi a conoscere due realtà di questo territorio che hanno investito grazie al programma Industria 4.0.

La prima è lo stabilimento di VOG Products dove mi accolgono Ennio Magnani e Christoph Tappeiner, rispettivamente vicepresidente e Direttore della Cooperativa e, davanti a succhi di mela, mi spiegano la loro attività. La VOG Products è, prima di tutto, una cooperativa che riunisce quasi tutti produttori di mele del Trentino-Alto Adige. Ma è una cooperativa di secondo grado perché alla VOG Products conferiscono le loro mele tutte le cooperative del territorio. E sono mele speciali, perché sono quelle che hanno qualche piccolo difetto: una macchia, il segno di un chicco di grandine, cose così, spesso impercettibili, ma sufficienti ad un destino diverso. I produttori non vogliono, infatti che queste mele – che valgono il 20% della produzione – finiscano sugli scaffali accanto a quelle perfette, ed allora si sono organizzati. Hanno dato vita ad un organismo che raccoglie queste mele e semplicemente dà loro una ‘seconda vita’. Fatta di succo, di purea, di concentrato, di prodotti di base con i quali si fanno altri prodotti, di un marchio ad hoc, Leni’s, che riporta alla tradizione altoatesina. Tutto questo grazie a macchinari 4.0 sofisticatissimi e a 250 persone che accolgono le mele che arrivano da tutto il Trentino-Alto Adige con i camion, le separano a seconda delle loro caratteristiche, programmano le produzioni, seguono i prodotti nelle loro trasformazioni, controllano le spedizioni con i clienti.

Il tutto avviene in stanze enormi in cui migliaia di mele trovano la loro destinazione e grandi silos in cui è conservato per mesi il succo.  La destinazione è spesso quella dei mercati esteri, dove finisce il 90% dei prodotti di VOG Products. E dato che siamo in uno dei luoghi più famosi al mondo per le mele, anche la ‘seconda vita’ di quelle più sfortunate è a questo livello. Ci sono, infatti, tutti i grandi nomi dell’alimentare tra i clienti della VOG Products. Ed è anche per questo che nel management di questa realtà si respira la soddisfazione di aver ottenuto un grande risultato e aver dato un’altra fonte di reddito agli agricoltori. Ecco qui, dunque, il primo caso in cui, grazie alla tecnologia, si riesce a migliorare la produttività di un settore tradizionale come quello della raccolta delle mele, ed un segno dell’importanza di promuovere Industria 4.0 anche nel settore agricolo o quello della trasformazione. Ci salutiamo con dei succhi Leni’s che sono veramente ottimi ed hanno una bellissima grafica che riporta ai valori ed alle tradizioni altoatesine: dovrò cercare di trovarli anche a Roma, mi dico.

le mele di VOG vengono suddivise

PAN

Appena fuori la Vog Products, a Laives, nella zona industriale di Bolzano, c’è la Pan, ma Stefan non vuole che la andiamo a visitare. Mi viene il sospetto che lo faccia per non essere ‘accusato’ di aver favorito la sua azienda ed allora mi permetto di insistere. Dopo qualche resistenza Stefan accetta, anche se premette “sarà la visita più breve mai fatta”. E breve effettivamente lo è stata, ma lo stesso di grande interesse. Ed anche qui la chiave è nel rapporto tra tecnologia e prodotti tradizionali. Alla Pan si produce strudel, infatti, ma lo si fa cercando di combinare al meglio le nuove tecnologie con la tradizione: “quando abbiamo cominciato, il nostro obiettivo era quello di produrre in larga scala strudel buoni come quelli della mia bisnonna. Era l’impresa di papà ed io ci sono cresciuto. Oggi con i nostri 120 dipendenti siamo i leader nel mondo. Per farle capire ogni giorno produciamo circa 35 km di strudel”. Ed effettivamente è abbastanza impressionante vedere queste macchine ‘intelligenti’ su cui scivola senza interruzione la pasta sfoglia e progressivamente accoglie – uno dopo l’altro e in sequenza perfetta – i pezzi di mela, la cannella, lo zucchero e tutti gli altri ingredienti della bisnonna Pan. Il tutto prima di chiudersi, essere tagliata in fette ognuna uguale all’altra, entrare in cottura e subito dopo essere surgelata: “questo processo così efficace è possibile grazie agli investimenti 4.0 che abbiamo fatto, sono tutte macchine tra loro connesse. Ed è così che si producono gli strudel della tradizione, che arrivano letteralmente in tutto il mondo: a cominciare dal mercato statunitense ed in Australia in cui siamo molto presenti”. Una visita breve che permette di capire che si tratta di un’azienda che marcia veloce. Come Pan, che sale le scale del suo stabilimento a due a due e che crede molto in Industria 4.0: “questo programma ha cambiato il modo di fare impresa qui a Bolzano ed io penso che abbia contato molto il modo in cui abbiamo fatto conoscere, come associazioni di categoria, le possibilità che aprivano questi investimenti. Abbiamo convinto molti imprenditori ed imprenditrici, anche se l’elemento decisivo è stato far conoscere i successi di chi ci aveva creduto. Penso, infatti, sia stato il passaparola la cosa più importante per motivare gli investimenti. E guardi, secondo me l’Università ha avuto un grande ruolo: quella di Bolzano nasce con questa vocazione, aiutare le imprese a fare un salto tecnologico ed in questi anni si è dimostrata un interlocutore molto importante per il nostro tessuto imprenditoriale”.

gli studel della PAN

TechnoAlpin

 Dalla Pan raggiungiamo la Techno Alpin. Ed anche qui si ritrova il legame con la tradizione altoatesina. Questa volta, infatti, non si parla né di mele, né di strudel, ma di neve. Perché alla TechnoAlpin si producono i cannoni per ‘sparare’ la neve sulle piste. Una storia molto bella. Tre amici che si mettono insieme nel 1990: due – Walter Rieder e Georg Eisath – sono dei ‘genietti’ della tecnologia, che si inventano 30 anni fa, un rudimentale cannone; il terzo del gruppo – Erich Gummerer – ha quello che manca agli altri, una grande capacità di marketing.

E questo mix tra capacità tecniche e capacità relazionale ha, indubbiamente, funzionato. Il trio, nato per caso, da allora ha veramente conquistato il mondo. Oggi i bellissimi cannoni Alpine li potete trovare in 55 paesi, con un volume di circa 2.400 clienti sparsi per il mondo. Nei luoghi più impensabili oltreché in tutto il mondo sciistico: e quindi dall’Europa agli Stati Uniti sino alla Mongolia alla Malesia, passando per la Cina e l’India, un’azienda che ha 15 filiali in 13 paesi e che dialoga con 19 partner commerciali nel mondo, solo nel 2019 TechnoAlpin ha prodotto circa 4.900 generatori di neve, di cui 2.400 generatori a ventola. “Sa Manzella, lei non riesce neanche ad immaginarli, ma in questi luoghi ci sono questi stabilimenti enormi, dove ogni giorno possono passare anche sino a 20 mila persone. E’ la magia della neve” mi dice Erich Gummerer, che mi accoglie nel nuovo stabilimento, appena inaugurato, “sono posti veramente incredibili, che hanno aperto nuovi mercati. E nel 2022 saremo i fornitori ufficiale delle Olimpiadi invernali in Cina”. Ma TechnoAlpin è molto più che costruzione di questi oggetti bellissimi. “Oggi siamo leader mondiali con il 65% del mercato, ma per continuare a stare davanti alla concorrenza dobbiamo correre sempre. E noi lo facciamo con ricerca e sviluppo, in cui investiamo annualmente più di 6 milioni di euro. Risorse con cui miglioriamo le nostre tecnologie per un servizio di sempre maggiore qualità ai gestori delle piste. Ogni giorno – anche grazie alla connessione di Industria 4.0 – ci sono nostri operatori che analizzano la neve e forniscono indicazioni ai gestori in tutto il mondo: diamo noi le indicazioni su dove mettere i cannoni, che miscela utilizzare per innevare al meglio, come dare la migliore esperienza sciistica ai loro clienti”. E da qualche anno la Techno Alpin si è diversificata, ma con una linea molto chiara. Ed è così che si scopre che, ad esempio, i getti d’acqua che hanno impedito che la demolizione delle macerie del Ponte Morandi alzasse polvere, sono fatti a Bolzano; e, ancora, altri prodotti – degli estintori semoventi – sono venduti ai vigili del fuoco cinesi, perché permettono di spegnere incendi in luoghi chiusi, come i tunnel.  “Ad un certo abbiamo deciso di diversificare, ma abbiamo deciso di farlo trovando ambiti diversi in cui utilizzare la nostra tecnologia. E sino ad oggi questa scelta sta dando frutti”.

Sicuramente guarderò ai cannoni sparaneve con un altro occhio da oggi, c’è dietro tecnologia, organizzazione e uno sguardo veramente aperto ai luoghi più diversi del mondo. Anche quelli impensabili.

uno dei cannoni spara-neve della TechnoAlpin

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