In bocca al lupo ai Comuni per la Città della Cultura del Lazio

L’Europa ogni anno ha la sua capitale della cultura. Lo stesso fa l’Italia. E ora anche il Lazio. Sono iniziative di successo che contribuiscono a sviluppare turismo, imprese culturali, senso di identità nella cittadinanza. Cinque mesi fa ho depositato la proposta di legge per istituire la Città della Cultura nella nostra Regione. Ieri, con l’Assessore alla Cultura Lidia Ravera e Giovanna Pugliese del Progetto ABC, abbiamo presentato il bando ai comuni della Regione ed il riscontro è stato ottimo. Dietro a questo riconoscimento c’è uno spirito chiaro: è una competizione nata per spronare i territori a progettare, a coinvolgere e a studiare come valorizzare i propri beni culturali. Vuole promuovere l’imprenditoria locale, potenziare l’offerta culturale e i servizi turistici, favorire i meccanismi di riqualificazione urbana. C’è tempo sino al 10 luglio per partecipare al bando, sono sicuro che sarà un’esperienza importante per molte realtà.

Qui le info sul bando

Vertebrare la Roma del futuro

Articolo pubblicato nel mio blog su Huffington Post

Molto si parla, in questi giorni, delle cose da fare per Roma. La Capitale è stanca, si lavora – con enorme affanno, come dimostra la querelle rifiuti – sull’emergenza quotidiana. In città si respira un’aria di insoddisfazione per la cosa pubblica, la distanza tra amministrazione e cittadinanza è sempre più incolmabile, alcune grandi imprese decidono di spostare le loro sedi, portandole a Milano. Il tutto avviene in uno sconcertante vuoto politico rispetto allo sviluppo strategico della città, alla sua futura direzione di marcia.

È una sospensione della politica tanto più grave perché avviene in un’era che vede invece dovunque il “trionfo della città”. Sono le città a guidare i processi di crescita, ospitare i centri dell’innovazione, essere i luoghi della sperimentazione delle tecnologie per affrontare le “grandi sfide” di questo tempo.

Benjamin Barber, appena scomparso, proponeva un “Parlamento dei sindaci” per affrontare le sfide della globalizzazione. L’influente Brooking Institution si concentra oramai anche sulla dimensione urbana, considerandola il cuore della questione economica e sociale degli Usa.

Le città di tutto il mondo si ridefiniscono in risposta al cambiamento del tempo. Si danno strategie di sviluppo, promuovono il loro brand, affrontano la questione della loro collocazione internazionale. Lo fanno anche grazie a istituzioni specializzate, incaricate di innovare lo sguardo della città: penso al Barcelona Urban Lab, alla New York Innovation Zone, al Seoul Innovation Bureau e agli altri I-Teams sparsi nel mondo.

Nella competizione tra aree metropolitane lo spazio di battaglia si svolge, insomma, anche sul piano delle idee. Vince chi studia, chi ascolta e coinvolge gli stakeholder attorno alle proprie tesi e proposte, chi traduce le analisi in passi amministrativi concreti.

C’è, in questo elemento essenziale per la competitività urbana, una lacuna molto rilevante nella circostanza romana. Chi sta esaminando, oggi a Roma, la situazione della città dal punto di vista economico e sociale? Chi è incaricato di mettere in rete le capacità che ci sono nelle università cittadine? Chi si sta dedicando all’analisi delle potenzialità produttive, alla definizione di un loro profilo strategico, con l’idea di tradurre il tutto in progetti di intervento? E ancora quali sono i canali attraverso cui queste idee possono entrare concretamente nel tessuto politico e in quello amministrativo?

A oggi non mi sembra ci sia nessuno in città che faccia questo lavoro. E il risultato è una politica municipale che, nel migliore dei casi, va avanti sulla risoluzione dell’emergenza e che nella maggior parte del tempo scivola nel desgobierno (malgoverno ndr), come avrebbe scritto Alejandro Nieto.

Ecco – oltre a un’attenzione estrema alla macchina amministrativa, alla sua organizzazione, al suo funzionamento, alla valutazione delle politiche pubbliche – serve a Roma la creazione di un istituto slegato dalle logiche di consenso elettorale, che si assuma la responsabilità di indicare una traccia per lo sviluppo della città.

La proposta che avanzo sul punto è semplice. Istituire un organismo – necessariamente a partecipazione mista pubblico e privata – specializzato nell’analisi dei problemi della città e nella definizione di scelte di policy per il livello urbano e metropolitano. Un luogo autorevole e con una governance che assicuri l’indipendenza delle proposte.

Un organismo che lavori in collaborazione con le eccellenze che a Roma ci sono, dalle Università e i centri di ricerca, alla Banca d’Italia e l’Istat. Uno spazio in cui si ricostruisca un confronto vero tra i grandi attori del settore privato e le istituzioni: in cui si radichi, insomma, quella coscienza collettiva necessaria a far sì che stakeholder non sia più solo una vuota parola da convegno.

Un nuovo attore della scena politica cittadina, insomma, capace di alimentare il dibattito, di entrare in rete con organismi impegnati su questi temi in altre città, di curare la produzione di rapporti e la presentazione di proposte qualificate.

Certo, si dirà, ancora studio, ancora proposte, ancora un organismo? Ed è effettivamente difficile mantenere la barra della normalità quando siamo abituati alla confusione. Eppure so – come lo sa chiunque abbia un minimo di esperienza amministrativa e si ostini a guardare a quel che accade oltre il Gra – che ripartire dalle idee, immaginare una dorsale, un asse di rotazione del tutto, è il gesto più politico che si possa compiere in una fase di disincanto dalla politica. L’unica strada possibile per contrastare il piano inclinato su cui tutti quotidianamente ci sentiamo.

Il fumetto romano è ormai un’eccellenza

Sapevate che il disegnatore ufficiale di Wonder Woman è romano? Si chiama David Messina. L’ho incontrato alla tre giorni di Arf, la rassegna sul fumetto che si è appena conclusa negli spazi de La Pelanda al Macro Testaccio. David, per Arf, ha curato la sezione artisti. Questa è stata la terza edizione di un festival interamente dedicato al fumetto che continua a crescere: cinque ragazzi di talento sono riusciti, partendo da un’idea, a costruire un appuntamento capace di attirare migliaia di appassionati ed essere già una realtà del panorama nazionale delle manifestazioni di settore. Un appuntamento che rispecchia d’altra parte l’eccellenza di questo momento della scena del fumetto a Roma e nel Lazio. Non solo Wonder Woman: pensiamo anche alla ricchezza del panorama delle case editrici che hanno sede qui; o al ‘fenomeno Zerocalcare’. Sono convinto che proprio per queste eccellenze e questa vivacità il fumetto sia uno dei comparti dell’economia creativa della Regione su cui investire. Anche con l’obiettivo di usare questo linguaggio per fare dialogare meglio la Pubblica amministrazione con i cittadini . Ben fatto Arf!

Il contest per Lazio Creativo 2018

C’è tempo fino al 31 Maggio per partecipare al contest “100 STORIE DI CREATIVITÀ” e diventare così uno dei protagonisti del prossimo volume di Lazio Creativo. La Regione sta cercando 100 talenti creativi, under 35 e nati nel Lazio. Per partecipare basta presentare il progetto per una di queste categorie: moda, architettura, artigianato e design, arte e fotografia, pubblicità e comunicazione visiva, editoria, illustrazione e fumetto, teatro e danza, musica, cinema e audiovisivo, nuove tecnologie. I 100 migliori saranno inseriti in Lazio Creativo 2018. Affrettatevi!

Qui tutte le info

“Startup, Lazio!” programma che sta cambiando cultura d’impresa del Lazio

La presentazione del libro ‘Startup Lazio. Storie e prospettive di un ecosistema“, tenutasi ieri a Roma presso Lazio Innova, è stata l’occasione per fare il punto su quello che sta succedendo nella nostra regione nel campo delle startup. Ci sono programmi per portare nelle scuole e nelle università la cultura d’impresa e diffondere l’utilizzo delle nuove tecnologie, come quelli della Fondazione Mondo Digitale e di Bic Lazio. Iniziative per aiutare nuove imprese a nascere e crescere.

Incubatori, acceleratori e fablab pubblici e privati – dagli Spazi Attivi a Luiss Enlabs, da Picampus a Talent Garden – che sono luoghi vivi in cui si costruisce il Lazio del futuro. Grandi imprese come Enel che stanno investendo in questo settore.

Investitori e fondi di venture capital, pubblici e privati, attivi nella nostra regione. Il tutto avviene in una collaborazione pubblico-privato sempre più stretta. Che si traduce in numeri: negli ultimi tre anni la Regione Lazio, con il programma “Startup, Lazio!”, ha riservato alle imprese innovative e ai giovani innovatori 31 milioni di euro, che hanno finanziato 207 progetti innovativi e fatto nascere 120 startup. Con il fondo di Venture Capital gestito da Lazio Innova, misura di eccellenza a livello europeo, sono stati investiti 20,4 milioni di euro in 33 imprese, con 10,4 milioni di co-investimenti privati generati e 5 exit di successo effettuate. È la strada giusta per ricominciare a crescere. Gia’ oggi il Lazio è la terza regione in Italia per numero di startup innovative- con 679 società pari al 9,5% delle startup innovative italiane- e ci sono tutte le condizioni per crescere ancora.