Apriamo un FabLab a Civitavecchia

Ho scritto questa mattina all’Assessore allo Sviluppo Economico e Attività Produttive della Regione Lazio, Guido Fabiani, per chiedere di verificare la possibilità di avviare un FabLab della rete regionale all’interno dello Spazio Attivo di Civitavecchia. Raccogliendo le istanze e le richieste emerse ieri, nel corso del bel convegno organizzato dalla CNA di Civitavecchia sul tema delle nuove sfide occupazionali, mi sono impegnato ad esplorare tutte le strade che possano consentire anche a Civitavecchia di vivere l’esperienza positiva già sperimentata con i FabLab aperti in varie zone del nostro territorio. Un FabLab è innanzitutto un luogo di aggregazione, dove si incrociano le competenze. Ma è anche luogo di formazione e, naturalmente, di produzione tecnologica. Una buona Amministrazione deve saper intercettare le vocazioni industriali del territorio e lavorare per potenziarne lo sviluppo. Nella rete regionale degli Spazi Attivi sono stati attivati FabLab a Roma, Bracciano, Viterbo, Latina e Rieti: ognuno con un suo indirizzo specifico. A Civitavecchia immagino un luogo che permetta ai migliori artigiani locali di sperimentare crescita e formazione tecnologica per adattarsi alle nuove sfide del mercato. Considerato che il Piano Industriale 2017-2019 di Lazio Innova, in corso di approvazione, prevede la diffusione dei FabLab sul territorio, considero quella di Civitavecchia un’opportunità da realizzare, per continuare nel lavoro già avviato dalla Regione di promozione e valorizzazione del territorio attraverso innovazione e tecnologia.

Let’s Play Festival a Roma, i segnali sono positivi

manzella panel let's playHo partecipato ieri ad un panel di Let’s Play, il Festival dei videogiochi in corso a Roma, che ho sostenuto fin dall’inizio. Il tema era lo sviluppo del settore in Italia. Accanto a me c’era anche il Viceministro all’Economia Enrico Morando che, su sollecitazione degli operatori presenti, ha aperto ad un tavolo per confrontarsi sulle misure che possono aiutare il settore. Lo considero un fatto molto positivo. Questa è l’agenzia che ne dà notizia, la riporto integralmente.

IMPRESE. MANZELLA: POLITICA FACCIA SUA PARTE PER INDUSTRIA VIDEOLUDICA

(DIRE) Roma, 17 mar. – “Bene l’apertura del viceministro Enrico

Morando ad aprire un confronto con gli operatori del mercato dei

videogiochi per studiare misure in favore del settore. Il settore

e’ in forte crescita, quest’anno superera’ il miliardo di euro di

fatturato nel nostro Paese, e la politica ha un ruolo importante

da giocare. Deve creare le condizioni perche’ imprese nascano e

crescano. Deve sostenere l’ingresso dei videogiochi italiani sui

mercati mondiale. Deve promuovere una collaborazione tra pubblica

amministrazione e produttori di videogiochi che migliori i

servizi pubblici: a partire da istruzione e sanita’. Sono queste

le linee su cui ci stiamo avviando in Regione Lazio. Le imprese

su cui abbiamo investito risorse stanno crescendo ed iniziative

come ‘Let’s play’ dicono che c’e’ un ecosistema che ha solo

bisogno di essere aiutato a dare tutti i suoi frutti. Qui nel

Lazio ci sono scuole specializzate, imprese, sviluppatori,

esperienze di eccellenza, Universita’ che sfornano talenti.

Compito del settore pubblico e’ aiutare tutto questo a diventare

un vero distretto, capace di esprimere l’enorme potenziale che ha

questo comparto delle industrie creative”.

Cosi’ Gian Paolo Manzella, consigliere Pd della Regione Lazio,

intervenuto a ‘Let’s play, il Festival del videogioco’ in corso a

Roma fino al 19 marzo, per parlare delle prospettive italiane

dell’industria videoludica.

(Comunicati/Dire)

Nudging, strumento di innovazione amministrativa da promuovere

A Bruxelles nel workshop “Behavioural Insights Applied to Policy” organizzato dal Centro Comune di Ricerca della Commissione europea si è discusso del Nudging, una tecnica amministrativa basata sull’economia comportamentale che sta avendo largo utilizzo in Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda e Danimarca, oltre che negli Stati Uniti. Ha un nome complicato ma il suo obiettivo è semplice: serve a fare regole amministrative migliori e meno costose. Serve, insomma, a costruire uno Stato che parli meglio ai suoi cittadini. Ed è per questo di grande soddisfazione che, dopo la mozione che ho presentato nel gennaio 2015, il Lazio sia l’unica regione europea citata nel rapporto presentato ieri dalla Commissione, per il fatto di stare avviando una esperienza su questo punto. Il seminario promosso dall’amministrazione di Bruxelles ha permesso di confrontarsi con le migliori esperienze estere e prendere idee dalle soluzioni che sono state adottate per risolvere diverse questioni: migliorare il tasso di adempimento fiscale, aumentare l’effettivo riciclo dei rifiuti, orientare comportamenti verso obiettivi socialmente utili. E’ una grande partita di trasformazione amministrativa che si apre e come Regione dobbiamo stare con le amministrazioni europee più capaci di innovare.

Il Documento di Economia e Finanza 2016 guarda al futuro

RegioneLazioValutando i conti della Regione Lazio, le Agenzie di Rating ponevano in rilievo, tra il maggio e giugno di quest’anno, una evidente ‘rottura’ rispetto al passato. Si parlava, infatti, di un’amministrazione impegnata con tenacia sul risanamento dei conti e ad assicurare il pareggio del bilancio in Sanità; che stava razionalizzando la sua organizzazione e affrontando, in collaborazione con lo Stato, i ritardi nei pagamenti ai fornitori. Questi aspetti – che condussero ad un giudizio positivo degli osservatori internazionali – trovano la loro conferma nel DEFR approvato oggi dall’aula consiliare. Un atto che arriva in un momento positivo per la nostra Regione. Il 27 Novembre la Corte dei Conti ne ha parificato il Bilancio due giorni dopo l’ISTAT ha registrato una crescita dell’economia dell’1,4% nel 2014. La più alta in Italia,

Organismi indipendenti internazionali, magistratura contabile e Istituto nazionale di Statistica concordano, dunque, sull’avvenuto cambio di passo.

Ed è anche per questo che il DEFR 2016 approvato va letto con una certa attenzione. Semplicemente perché precisa la fisionomia di questo cambiamento: che poggia su tre perni.

Il primo è assicurare la tenuta finanziaria. Non è una novità per nessuno il fatto che il Lazio fosse sull’orlo della crisi finanziaria. Quasi in stato di insolvenza, scriveva la Corte dei Conti solo pochi anni fa. Sono state tagliate spese, disciplinati gli acquisti, definiti accordi con le amministrazioni centrali, portato avanti dismissioni del patrimonio, accelerato la spesa di risorse che rischiavano di andare perse. E, in tutto questo, grazie ai mutui accesi con il Ministero dell’Economia, la Regione ha cominciato a pagare i creditori: pubblici e privati. Per 8.7 miliardi. Si è risposto così a una richiesta propria di questi anni: quella di uno “Stato austero”, che risparmia, che non spreca, che rispetta gli impegni.

Il secondo è riformare l’amministrazione. Come? Razionalizzando le società partecipate e gli enti per ridurre i costi e migliorare i risultati; programmando in maniera finalmente integrata i propri interventi, per usare al meglio tutte le risorse disponibili; arrivando all’appuntamento con le risorse europee 2014-2020 nei tempi giusti, quelli europei, appunto. Si è, risposto, anche in questo caso ad una richiesta: quella di uno “Stato Semplice”. Organigrammi comprensibili, procedimenti snelli, un quadro di responsabilità definito.

La terza è la visione strategica. Questa Regione ha, oggi, una idea di ciò che vuole essere. Probabilmente non ancora pienamente esplicita come nelle realtà più avanzate, sicuramente non ancora pienamente metabolizzata da tutti gli attori dell’economia e della società. Sufficientemente chiara, però, a chi presti la dovuta attenzione. Per convincersene basta scorrere le poste finanziarie delle 45 azioni individuate come prioritarie. Emerge un’amministrazione che punta sulla banda larga, sulle startup innovative, sulle industrie creative, sulla reindustrializzazione e l’apertura di nuovi mercati: una “Regione Innovatrice”, insomma, che ha capito che l’aria del tempo vuole un’amministrazione che metta in condizione l’impresa laziale di essere competitiva. In un’ottica globale. E, sullo stesso piano, si profila una Regione che ambisce a competere con i sistemi di welfare più avanzati: ribaltando il paradigma delle politiche del lavoro e potenziando quelle attive a discapito di quelle passive; introducendo nuovi strumenti, da Garanzia Giovani al Contratto di ricollocazione; costruendo opportunità per i propri cittadini, a partire dai più giovani, con programmi come Torno Subito.

Risanamento finanziario. Riforma amministrativa. Una visione basata su innovazione, opportunità e inclusione. Sono questi i tre assi che il DEFR 2016 esplicita con chiarezza.

Non basta, ovviamente. Il problema della pubblica amministrazione italiana è tutto nell’attuazione, come ricordano i troppi ‘Libri dei Sogni’ rimasti nei cassetti. Il Lazio non fa eccezione. Tutt’altro. Il difficile, insomma, arriva adesso. E, non illudiamoci, ci vorrà tempo. La strada, però, è intrapresa. Lo dicono i cambiamenti impostati, i primi passi fatti, i punti di svolta attraversati. E sono valutazioni come quelle delle Agenzie di Rating, risultati come quelli comunicati dall’ISTAT, giudizi come quello della Corte dei Conti a dirci che è quella giusta.

A Metà. Trenta mesi in Consiglio Regionale del Lazio

30 mesi immagine coverNon so se sia la parola “rendiconto” quella che meglio rende il senso di queste pagine. Sicuramente, però, non è quella che avevo in testa mentre mettevo ordine tra gli atti che ho presentato nei primi 30 mesi di lavoro al Consiglio Regionale e cercavo un filo conduttore che li legasse. Non ho faticato molto, devo dire. A rivederli oggi, gli atti che sono andato proponendo si snodano attorno a poche parole.

Europa, innanzitutto. Subito dopo innovazione, startup, creatività, buona amministrazione. Con, sullo sfondo, la parola mondo. Perché poi, a ben guardare, quello che ho cercato di fare in questi anni, in aggiunta al lavoro di commissione ed a quello, più informale, di incontri sul territorio del Lazio, è stato cercare di captare quali tendenze e quali idee nelle diverse esperienze amministrative potessero essere utili alla nostra regione. È questo il filo che tiene insieme queste iniziative: un filo che nasce dalla mia esperienza professionale un po’ rapsodica, tra livello locale ed europeo, e dalla mia esperienza umana in tour per il mondo.

C’è poi qualcosa in più, che ha a che vedere con l’aver vissuto, sin dall’infanzia, a cavallo tra Lazio e Catalogna. Due regioni tra loro diversissime: la prima una sorta di sommatoria di parti diverse che hanno come bisogno di essere legate, l’altra uno degli esempi più emblematici, a livello mondiale si può dire, di identità culturale e di autonomia amministrativa e politica. Questi due regionalismi mi hanno sicuramente portato a scegliere questa esperienza così legata al territorio e condizionato il mio modo di viverla. Mancano ancora più di due anni alla fine del mandato e sono sicuro ci sia ancora molto lavoro da fare.

Le basi le abbiamo gettate e hanno una loro solidità, oltre che una fisionomia ben precisa. E sono proprio queste fondamenta, quelle che ho qui raccolto.

Buona lettura

Gian Paolo Manzella

Consigliere Regionale – Gruppo PD Regione Lazio

(Link al testo in versione pdf A Metà, trenta mesi in Consiglio Regionale del Lazio)